Loading. Please Wait...
Scroll down
bismillah-01

Bismillah di Alessandro Grande: il vincitore del David 2018 per il miglior cortometraggio

Intervista esclusiva al regista vincitore del più importante premio cinematografico italiano

Articles

Bismillah di Alessandro Grande è il vincitore del David di Donatello 2018 come miglior cortometraggio. Delicato ed incisivo, questo sguardo potente e toccante sulla crisi migratoria in Europa rappresenterà l’Italia nella corsa al miglior cortometraggio agli Oscar del prossimo anno ed è stato selezionato tra 265 titoli partecipanti. La storia è quella di Samira, una bambina tunisina che ha 10 anni e vive illegalmente in Italia con suo padre e suo fratello, che di anni ne ha 17. Quando quest’ultimo si ammala, Samira si troverà ad affrontare da sola un problema più grande di lei.

Alessandro Grande ha iniziato a realizzare cortometraggi nel 2006, per la tesi di laurea in Storia, Scienze e Tecniche dello Spettacolo conseguita all’Università di Tor Vergata. Il suo primo cortometraggio, In My Prison, è stato selezionato ai festival di Tokyo, Amman, Madrid e Salonicco e racconta la realtà dell’universo carcerario attraverso la storia soffocante di un giovane detenuto (e un coltello). Margerita, presentato al Giffoni Film Festival, vincitore di oltre 78 premi nel mondo e nominato ai Nastri d’argento, è invece l’intensa e toccante vicenda di Efrem, un giovane rom e abile borseggiatore, che vede la sua vita sconvolta quando affronta il suo primo furto in appartamento.

Fresco di selezione ai festival di Busan, TIFF Kids e BUFF Malmö, Bismillah è uno dei titoli di punta del catalogo Zen Movie, festival agency di Giulio Mastromauro e Virginia Gherardini che ne curerà distribuzione e vendite. A festeggiamenti per il David di Donatello ultimati, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Alessandro.

alessandro-grande-01

Dai tuoi lavori emergono come motivi ricorrenti la mancanza di libertà e la necessità di abbattere i pregiudizi. È così?
Si, è vero. Queste tematiche sono una componente che mi porto dietro da sempre, quasi involontariamente.

Il tuo corto racconta tematiche urgenti come quelle legate all’immigrazione e all’inclusione. Hai mai temuto di cadere nel luogo comune o nella retorica?
Sarei bugiardo se dicessi di no. All’inizio avevo molta paura che potessi cadere nello stereotipo, poi però ho riflettuto meglio e visto che il fuoco centrale del mio corto non è l’immigrazione, sono andato avanti nella produzione senza pormi più questa domanda.

Anche perché, quando si parla di immigrazione, la tentazione è sempre quella della denuncia sociale. Tu punti, invece, sull’umanità dei personaggi. Perché?
Esatto, il centro della storia di Bismillah sono i sentimenti che vivono i protagonisti all’interno del film, con i quali non possiamo che immedesimarci e abbattere quindi qualsiasi barriera discriminativa.

Qual è il tuo punto di vista sulla crisi europea della politica dell’asilo?
Finché saranno presenti i divari di ricchezza e di sviluppo fra i paesi del mondo, quella della emigrazione resterà una realtà importante e con la quale dovremo fare i conti. Mi auguro che si aprano ancora più possibilità ai fini di una convivenza più umana.

Ci racconti come e dove hai trovato Linda Mresy, la bambina protagonista?
Ho conosciuto Linda ad un provino organizzato in collaborazione con il centro socio culturale tunisino di Roma, si è dimostrata da subito determinata e questa è una qualità che non può essere ignorata. Una volta scelta, abbiamo trascorso tutta l’estate a provare, e quando non potevamo incontrarci dal vivo, facevamo le prove su Skype. Ho cercato insomma di farla entrare il più possibile nella parte. Mi auguro che per lei possa essere l’inizio, perché è dotata di grande talento.

Com’è nata invece la collaborazione con Francesco Colella, che nel corto interpreta il medico che aiuta Samira?
Francesco lo avevo visto a teatro e al cinema, mi sono innamorato della sua spontaneità al punto che ho scritto il personaggio del dottore pensando a lui. Nel momento in cui gli ho proposto il progetto si è dimostrato da subito disponibile e lo ha sposato con grande entusiasmo.

bismillah-02

Da cosa parti quando decidi di creare una storia?
Solitamente sono i fatti che succedono attorno a me ad ispirarmi e io mi lascio guidare completamente. La storia di Bismillah per esempio è nata durante un pomeriggio, dopo aver letto che l’Italia nel 2011, a causa della primavera araba, ha registrato il maggior numero di immigrati tunisini e di questi, circa 12 mila vennero considerati fantasmi nel nostro Paese. Allora mi sono chiesto: ma per coloro che ce l’hanno fatta superando la paura e il viaggio in mare, i problemi sono finiti? Sono partito da questa domanda.

Cosa rappresenta per te il realismo nel cinema e in generale nelle arti?
Per me è il linguaggio più immediato e incisivo per esprimere un sentimento senza filtri. Nel bene e nel male.

Ti sei mai chiesto perché hai deciso di diventare regista?
Sono tanti i motivi, di sicuro alla base c’è la grande potenza che ha la macchina da presa, ovvero ricreare mondi e far vivere emozioni anche ad uno spettatore culturalmente e socialmente differente da me. Esternare questi sentimenti a volte diventa un bisogno imprescindibile, come per un poeta comporre versi.

Ci sono cortometraggi che hanno cambiato la tua visione sul (e del) cinema?
Mi sono avvicinato al cinema e in particolare alla regia grazie ad un cortometraggio di Pasolini dal titolo La sequenza del fiore di carta. Un lavoro che ho amato e che ho deciso di omaggiare, affrontando proprio nel mio primo corto la tematica principale del film pasoliniano, la colpevolezza dell’innocenza. Ovvero, Dio condanna l’uomo perché non sa e perché non vuole sapere.

alessandro-grande-02

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Editor-in-Chief @ Good Short Films

comments powered by Disqus

On Replay

scroll up