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FOCUS ON: Farnoosh Samadi e Ali Asgari

Intervista alla coppia di registi di "Il silenzio", corto italiano in Concorso a Cannes 2016

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Il silenzio, ultimo cortometraggio di Farnoosh Samadi e Ali Asgari, è stato presentato in anteprima nel Concorso Ufficiale di Cannes 2016. Il film racconta la storia di una bimba, rifugiata curda, che rifiuta di tradurre a sua madre le parole del medico. Preferisce rimanere in silenzio.
I registi, originari dell’Iran, ci hanno parlato del loro approccio alla regia, di Cannes e del loro periodo di studio in Italia. Il silenzio è prodotto da Giovanni Pompilli (Kino Produzioni) e co-prodotto da Olivier Chantriaux (Filmo).

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CC: Vi siete mai chiesti perché avete deciso di diventare registi?
Farnoosh: Credo che i registi abbiano una posizione divina. Per me la creazione è molto interessante. Al cinema possiamo creare vite diverse, creare personaggi diversi e cambiare la loro posizione, proprio come la vita. E mi piace il cinema perché ha un effetto molto profondo sulla società e penso che il cinema possa gradualmente cambiare la società e implementare la cultura.
Ali: È una domanda difficile, perché in realtà non so esattamente quando ho deciso di diventare una filmmaker, credo che ognuno di noi abbia alcune storie non raccontate, nascoste. Storie che succedono a noi stessi o intorno a noi. Le storie che ti piacciono o che ti fanno soffrire. Raccontare queste storie fa sentire liberi. Ci sono alcune esperienze che voglio condividere con la gente, lasciare il pubblico con la sensazione che desidero addosso. Il cinema è il luogo in cui è possibile condividere tutto questo.

CC: Ci sono cortometraggi che hanno cambiato la vostra visione sul (e del) cinema?
Farnoosh: Ci sono molti cortometraggi che ho amato e non posso nominarli tutti, ma posso dirne alcuni. Two Solutions for One Problem di Abbas Kiarostami, Cracker Bag di Glendyn Ivin, Coffee and Cigarettes di Jim Jarmusch e tanti altri.
Ali: Stessa cosa per me. Ci sono un sacco di film che mi piacciono e li guardo in continuazione. Non è possibile nominarli tutti, ma  alcuni titoli sono sicuramente Wind di Marcell Iványi, World of Glory di Roy Andersson, The Lunch Date di Adam Davidson, Sniffer di Bobbie Peers, Hamsarayan di Abbas Kiarostami e Megatron di Marian Crisan.

CC: Come è nata l’idea di Il silenzio?
Farnoosh: Generalmente, quando voglio scrivere una storia, mi guardo intorno per vedere che cosa sta accadendo. Mi sono trasferita in Italia per studiare e ho vissuto esperienze simili a quelle del film, ma non così tragiche. La scintilla della idea, però, è nata da quel periodo.
Ali: A parte ciò che ha detto Farnoosh, per noi è stato molto importante pensare ai figli degli immigrati che si spostano con i loro genitori in un paese sconosciuto, non hanno scelta né volontà. Devono seguire, sono testimoni silenziosi di ciò che sta accadendo intorno a loro. Abbiamo cercato di mescolare esperienza e osservazione e il risultato è questo corto.

CC: Cosa stavate facendo quando avete ricevuto la notizia della selezione a Cannes?
Farnoosh: Ero a casa di Ali e non avevamo ricevuto notizie dal festival. Sapevamo che di solito, quando non accettano un film, inviano una mail di rifiuto. Non avevamo ancora ricevuto niente. Erano circa le 17 e un membro del festival mi ha chiamato, mi ha detto che il film era stato selezionato. Era piuttosto incredibile, così ho pensato che si trattasse di uno scherzo, ma era la realtà.

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CC: Come è nata la vostra collaborazione?
Ali: Entrambi abbiamo studiato in Italia. Ci siamo incontrati e abbiamo parlato molto di cinema e abbiamo scoperto di avere idee e preferenze in comune. Poi abbiamo collaborato insieme a More Than Two Hoursche è stato in concorso al Festival di Cannes 2013. Farnoosh era co-autrice e io regista. È stata una grande esperienza, così abbiamo lavorato nuovamente insieme in 4 cortometraggi che io ho diretto, tra cui The Baby, presentato alla Mostra di Venezia 2014 nella sezione Orizzonti.

CC: Vi siete mai sentiti come Fatma?
Farnoosh: Come ho detto prima, quando mi sono trasferita in Italia per lo studio, la lingua era un grosso problema per me. Non era la stessa situazione, ma era difficile comunque. Un giorno ho dovuto tradurre per un’amica ammalata quello che il medico stava dicendo, il suo problema non era grave, ma se lo fosse stato? Naturalmente ciò che prova Fatma come bambina e ciò che sente per sua madre è molto diverso dalla mia situazione, ma credo di poterlo intuire.

CC: Prossimi progetti?
Farnoosh: Sto collaborando come co-sceneggiatrice al primo lungometraggio di Ali, in residency alla Cinéfondation di Cannes a Parigi. Allo stesso tempo sto lavorando sul mio prossimo cortometraggio.
Ali: Sto scrivendo la sceneggiatura del mio primo lungometraggio come regista, che sarà girato in Iran intorno a gennaio e allo stesso tempo aiuto con lo script del prossimo corto di Farnoosh.

Carolina Cavalli

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WHOLA è un gruppo di ragazze nate negli anni ’90. Abbiamo storie un po’ diverse, ma a tutte noi piacciono le storie, soprattutto quelle raccontate bene. 

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