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FOCUS ON: Myrsini Aristidou

Esplorare le relazioni umane nel modo più onesto e genuino possibile: quattro chiacchiere con la regista cipriota

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Quando ho intervistato Myrsini Aristidou, mi è sembrato che le sue risposte fossero delicate e autentiche e mi hanno ricordato il suo modo di fare film. Myrsini è nata a Cipro, sta completando il suo MFA in produzione cinematografica alla Tisch School of the Arts. Il suo ultimo cortometraggio, Semele, è stato selezionato dai maggiori festival come Toronto, Berlino (Generation Kplus, dove ha vinto il Premio della Giuria), Tribeca e molti altri.

Semele racconta la storia di una bambina, Semele appunto, e della sua ricerca d’amore. Un nota scolastica non firmata diventa la scusa perfetta per visitare suo padre. Anche se il padre, Aris, di solito non vuole Semele intorno, in quella giornata insieme il tempo scorre finalmente in modo familiare e dolce.

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Carolina Cavalli: C’è una ragione in particolare che ti ha spinto a diventare una fimmaker?
Myrsini Aristidou: Fin da piccola, ho sempre praticato diverse forme d’arte: danza, pittura, fotografia, musica. E ho sempre guardato tantissimi film a casa, per molti anni senza avere l’intenzione di girarne io stessa. Un giorno, quando avevo circa diciassette anni, improvvisamente, mi sono accorta che il cinema è una combinazione di tutte le arti. L’assoluta settima arte. La complessità e l’idea di poter creare personaggi viventi in mondi viventi, mi ha incantato. In quel periodo ho intuito che nel fare un film ci si trova in un continuo rapporto tra la sfida e la creazione dell’autenticità, che, infine, ti può portare a comprendere te stessa.

CC: C’è una ragione per la quale hai scelto il nome Semele per la protagonista?
MA: Semele è il nome della figlia di una mia cara amica. La prima volta che ho sentito quel nome, me ne sono completamente innamorata. Ero sicura che un giorno avrei chiamato uno dei miei personaggi Semele. Talmente simmetrico, sia foneticamente che nella scrittura. Secondo me contiene la dualità della gioia e del disastro.

CC: Sai perché hai voluto raccontare questa storia?
MA: Per me, questo film è un’esplorazione, che si sposta dalla relazione padre-figlia per indagare qualsiasi relazione d’amore fra due persone. C’è una comprensione sottostante tra i due personaggi, e certi sentimenti e comportamenti, che sono universali. Il desiderio di Semele di sentirsi riconosciuta e amata dal padre e la sua determinazione nel comprenderne l’atteggiamento è dopotutto uno sforzo per sentirsi libera e capire se stessa. L’incapacità di Aris di occuparsi di lei e lasciarsi andare ai suoi sentimenti, lo porta certamente ad accorgersi dei bisogni della figlia. Da piccola mi sono ribellata in molti modi, ma non ho mai ammesso che l’origine della mia rabbia fosse l’assenza di una figura paterna nella mia vita. Semele racconta di quanto le relazioni umane siano fragili e vulnerabili e quanto sia importante accettare se stessi per avanzare.

CC: Com’eri all’età di Semele?
MA: Ero una bambina piena di energia e spesso incompresa. Avevo problemi con qualsiasi tipo di autorità. Credevo nella libertà, ma per qualche ragione, non mi sentivo mai libera quando dovevo relazionarmi al sistema. Sono tuttora in lotta con i “devo” e i “voglio”. In realtà, come qualsiasi altro adulto o bambino, stavo anche cercando l’amore dei miei genitori.

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CC: Qual è la tua storia preferita che parla di coraggio? E di fragilità?
MA: Non credo di avere una storia che preferisco riguardo a questi sentimenti o stati emotivi. Però, so per certo che mi sono sentita sia fragile che coraggiosa molto spesso nella mia vita. E sono modi di essere fra i quali mi muovo anche come filmmaker, penso ci si renda conto solo quando ci si concede di essere in uno stato di vulnerabilità.

CC: Pensi che questi elementi siano importanti nel tuo film? Se sì, come?
MA: La fragilità e il coraggio sono sicuramente presenti nel mio film, comunque non era una mia particolare intenzione quella di raccontare la loro storia. Avevo più che altro voglia di esplorare le relazioni umane nel modo più onesto e genuino possibile.

CC: Come definiresti la relazione fra Semele e suo padre, usando solo aggettivi?
MA: Delicata. Sincera. Affettuosa.

I cortometraggi precedenti di Myrsini come regista sono tre. Ma’ (2014) è un documentario girato a Buenos Aires che racconta di un rapporto madre-figlio.

Not Now (2013) è il suo corto di diploma al Pratt Institute di New York (presentato a Clermont-Ferrand), mentre Lost Hopes (2011) è uno short doc sulle donne che lasciarono Cipro durante la guerra del 1974 e ora vivo negli Usa.

Myrisini è inoltre co-fondratrice di S’agapo Children’s Foundation, che sostiene l’educazione dei bambini in diverse parti del mondo.

Il suo sito ufficiale: www.myrsiniaristidou.com

Carolina Cavalli

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WHOLA è un gruppo di ragazze nate negli anni ’90. Abbiamo storie un po’ diverse, ma a tutte noi piacciono le storie, soprattutto quelle raccontate bene. 

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