Loading. Please Wait...
Scroll down

FOCUS ON: Tamar Rudoy

Intervista alla regista israeliana di Daughter of the Bride, presentato alla Quinzaine di Cannes 2016

Articles

Screen Shot 2016-07-03 at 14.51.35

Daughter of the Bride è un cortometraggio israeliano, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes 2016. Scritto da Timna Rose Perets e diretto da Tamar Rudoy, Daughter of the Bride esplora un mondo tutto al femminile attraverso l’incontro fra Tirza, 26 anni, e un’esperta di make-up più anziana, capace di entrare nel mondo claustrofobico della ragazza. Una riflessione sull’immagine femminile e l’essere figlia.

Siete entrambe registe o Timna è una scrittrice? Timna è anche Titi nel film: come vi siete conosciute e quando avete deciso di lavorare insieme?
Siamo entrambe filmmakers, ci siamo incontrate alla Minshar School of Art, e dal primo giorno di scuola siamo diventate buone amiche. Condividevamo la passione e la visione del modo di fare cinema e così collaboriamo sin dal primo giorno. Timna ha prodotto il mio film di diploma Capture e sono stata la direttrice artistica del film di diploma di Timna.
Timna è la sceneggiatrice e l’attrice protagonista, Tirza (Titi è il suo soprannome nella scena del bagno). Abbiamo prodotto Daughter of the Bride insieme, nella convinzione che non si debba sempre aspettare i soldi: ci siamo ispirate alla realizzazione dei film di John Cassavetes ed è per questo motivo che abbiamo dedicato il film a lui.

Come hai scelto il tuo direttore della fotografia?
Abbiamo scelto di lavorare con Ehoud Eitan, buon amico della Minshar, perché avevamo già lavorato con lui su alcuni progetti. Abbiamo lo stesso linguaggio e così sapevamo di poter affrontare questa nuova avventura con lui.

Dove eravate quando avete ricevuto la notizia di essere state selezionate per Cannes?
Stavo lavorando a Gerusalemme, quando ha avuto la notizia… Ho subito chiamato Timna, lei era a Tel Aviv in mezzo alla strada e siamo rimaste piuttosto scioccate e, naturalmente, super felici. Visto che siamo anche le produttrici, abbiamo dovuto darci da sole una scadenza per completare il corto. Ce l’abbiamo fatta solo pochi minuti prima che la deadline di Cannes fosse chiusa.

Come descrivereste il ​​rapporto tra la make-up artist (commessa del negozio) e Titi?
Tirza entra nel negozio sulla difensiva visto che riguarda la sua immagine femminile, è imbarazzata per le sue occhiaie e nessuno le ha mai insegnato come coprirle. Quando Tirza sente di potersi fidare, trova in lei  la compassione e il calore materno. È per questo che torna di nuovo al negozio dopo il matrimonio di sua madre, per cercare il tocco caldo dell’attenzione altrui.

Screen Shot 2016-07-03 at 14.48.53

Pensate che Titi sia in conflitto con la sua femminilità? Con la sua età adulta? Semplicemente con se stessa?
Titi non pensa al suo aspetto fisico e preferisce non mostrarsi, la fa sentire a disagio. Per esempio, quando cammina per la strada vestita bene e truccata, un uomo la guarda e lei vuole scomparire. Sta cercando qualcuno che la guardi e la veda, a prescindere dal suo aspetto.

Avete outcast preferiti nella letteratura e nel cinema?
La lista è infinita, ma un film che abbiamo tenuto presente per questo corto era Only Lovers Left Alive di Jim Jarmusch. Soprattutto per quanto riguarda il processo musicale. Abbiamo voluto completare le emozioni di Tirza seguendola con elementi musicali.

Screen Shot 2016-07-03 at 14.49.51

Perché avete deciso di raccontare storie attraverso il cinema?
Non credo che ci fosse un momento in cui abbiamo deciso: vogliamo raccontare storie, da bambine scrivevamo e leggevamo molto.

Qual è il vostro prossimo progetto?
Timna sta lavorando sulla sceneggiatura di un lungometraggio. Io sto lavorando ad un documentario che si svolge in Germania.

Ecco Capture, il corto di diploma di Tamar Rudoy.

Carolina Cavalli

WHOLA

WHOLA

WHOLA è un gruppo di ragazze nate negli anni ’90. Abbiamo storie un po’ diverse, ma a tutte noi piacciono le storie, soprattutto quelle raccontate bene. 

comments powered by Disqus

On Replay

scroll up