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FOCUS ON: Where You Are di Graham Parkes

Intervista al regista americano "che prende il suo lavoro seriamente, ma non se stesso"

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Graham Parkes è uno sceneggiatore, regista e game designer indipendente. È nato e vive a Los Angeles. Il suo ultimo cortometraggio, Where You Aredopo la premiere al South By Southwest Festival nel 2016, ha recentemente ottenuto il Grand Prix per il miglior cortometraggio al Capalbio International Film Festival in Italia. Disponibile online, il corto racconta la storia di Jen, una donna che si ritrova involontariamente ad affrontare un viaggio attraverso il tempo nel tentativo di ritrovare il figlio scomparso.

Ciao Graham. Qual è stato il tuo primo lavoro pagato?
Il mio primo lavoro pagato è stato in un cinema chiamato Aero, gestito dall’American Cinematheque. Ha una programmazione di classici del cinema, cinque sere a settimana. Ho anche lavorato al Film Forum di New York quando ero al college. Nessuno dei due pagava bene, ma quando si tratta di avere a disposizione un numero illimitato di grandi film gratuiti, per me è comunque impagabile.

In generale, che tipo di esseri umani preferisci?
Le persone che prendono il loro lavoro seriamente, ma non loro stessi.

Che cosa ha detto tua mamma quando le hai comunicato di voler fare il regista?
Non credo fosse molto sorpresa.

Chi è un grande filmmaker?
Naturalmente è un elenco interminabile. Recentemente sono un po’ ossessionato dal regista canadese Guy Maddin. Il suo film My Winnipeg è così strano e divertente, con questo ritmo onirico completamente unico, ne sono diventato totalmente dipendente. Rimane incastrato nella mia testa come un grande pezzo di musica.

C’è qualche cortometraggio che ha cambiato la tua opinione sul cinema breve?
Sono da molto tempo un grande fan dell’animatore Don Hertzfeldt: i suoi primi lavori completamente geniali e fuori di testa, la sua Bill Trilogy emotivamente snervante (Everything Will Be Ok, I Am So Proud of You, It’s Such a Beautiful Day), e più recentemente World of Tomorrow, che non riesco a smettere di guardare (è su Netflix!). Quei film mi hanno insegnato soprattutto che non c’è bisogno di apparire seri per essere seri. Che in 10 minuti, con dei teneri disegnini animati, si può ottenere ciò che i film più seriosi premiati con l’Oscar non riescono a ottenere in tre ore.

Pensi ci siano alcune somiglianze tra le storie che ti piace raccontare?
Sono sempre attratto da cose che illuminano l’ordinario e la quotidianità, nel modo più strano possibile.

Qual è la cosa più bella della tuo ultimo cortometraggio, Where You Are?
Il team di brillanti artisti che ha partecipato al film, tutto il loro incredibile lavoro che finalmente viene alla luce.

Qual è la tua base e perché?
Los Angeles. Sono qui perché sono nato qui, i miei amici sono qui, ed è storicamente un buon posto per fare film.

Prossimo progetto?
In realtà c’è un altro cortometraggio che desidero moltissimo girare, ma lo sto solo scrivendo per ora. Stiamo anche promuovendo la campagna Kickstarter di un video-game indipendente, di cui sono scrittore e produttore. Il gioco utilizza la web-camera per guardare gli occhi dello spettatore e cambia la scena ogni volta che si sbattono le palpebre. Così si sbattono le palpebre attraverso una vita intera. In effetti, sarebbe un progetto perfettamente complementare a Where You Are.

Per avere più informazione sulla campagna Kickstarter: https://www.kickstarter.com/projects/146338032/close-your-life-one-blink-at-a-time?ref=user_menu

Carolina Cavalli

WHOLA

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WHOLA è un gruppo di ragazze nate negli anni ’90. Abbiamo storie un po’ diverse, ma a tutte noi piacciono le storie, soprattutto quelle raccontate bene. 

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