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hotaru

FOCUS ON: William Laboury

La memoria come archivio di immagini nel lavoro del giovane regista e graphic designer francesce.

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William Laboury ha studiato storia dell’arte e montaggio e lavora soprattutto con found footage. La sua autopresentazione video è una perfetta rappresentazione del suo lavoro.

Per il suo ultimo film Hotaru, un cortometraggio sperimentale realizzato interamente con found footage, ha recentemente vinto il premio speciale della giuria al Clermont-Ferrand International Short Film Festival.  E’ la storia di una ragazza, Martha, che viene scelta per un esperimento nello spazio. La voce calma di Bernard guida l’esperimento. Martha ha a disposizione tutte le sue memorie, può decidere quali rivedere, può rivederle in continuazione. A volte, Bernard la interroga per assicurarsi che tutto funzioni correttamente. “Sei la migliore dei campioni, Martha”, gli dice, ma improvvisamente, qualcosa di irrazionale e intenso disturba la comunicazione fino a interromperla. L’immagine sbiadita di un ragazzo. Martha ha la certezza che lui sia esistito. Si chiamava Hotaru e lei ne era innamorata.

Abbiamo fatto a William qualche domanda proprio su questo ultimo lavoro:

Carolina Cavalli: Perché è stato importante per te scrivere una trama prima di esplorare gli archivi e trovare le immagini di Hotaru?
William Laboury: In quanto editor so che senza uno script concluso, mi sarei perso completamente nell’editing. Quando lavori con del footage di youtube, puoi sempre scrivere una nuova sequenza e cercare materiale. Può durare all’infinito, perché ovviamente si trova ogni cosa su youtube, qualsiasi cosa si cerchi. Quindi, in questo modo, ho ridotto il rischio di riscrivere il film durante il montaggio, anche se ho certamente cambiato molte cose in quella fase.

CC: Perché hai scelto il nome Hotaru?
WL: Ho cercato un nome sulla pagina Wikipedia di tutti i nomi maschili giapponesi, e che cosa significassero. Hotaru significa lucciola. Mi piaceva l’idea che, nello spazio, Martha seguisse la memoria di Hotaru, come una piccolo lucciola nel buio.

CC: C’è un cortometraggio che ha cambiato la tua visione nel fare film?
WL: Penso « It was on earth that I knew joy », di Jean-Baptiste Laubier, mi ha insegnato che si può fare un intero film utilizzando solo pezzi di found footage e voci. Ho cominciato a impararlo ancora prima dai film di Chris Marker.

E un altro cortometraggio, « La dame au chien », di Damien Manivel mi ha fatto capire come tutto sia nei dettagli.

Alcuni lavori di William come regista:

Play Dead (2014)

Au fond des poches (2013). “Facendo questo film ho cercato di capire, concretamente, lontano dai luoghi comuni, che significa oggi avere 20 anni”

Ritournelle (2013). Un film di 2 minuti sul tema della perdita.

Altri lavori da:
Montatore
Graphic designer

Contatti:
williamlaboury@gmail.com
07.86.99.75.34
behance.com/williamlaboury

Carolina Cavalli

WHOLA

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WHOLA è un gruppo di ragazze nate negli anni ’90. Abbiamo storie un po’ diverse, ma a tutte noi piacciono le storie, soprattutto quelle raccontate bene. 

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