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Jean-Luc Godard

Il messaggio di Godard

"Khan Khanne", la video-lettera di Jean-Luc Godard al direttore del festival di Cannes Gilles Jacob: un testamento per il cinema di domani.

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Pioniere della Nouvelle Vague, Jean-Luc Godard ha avuto un’influenza enorme sul cinema moderno, gli ha dato una direzione – una delle possibili – che era contenuta già nelle sue premesse: intrattenere un rapporto di “inversione ironica” con la realtà. Prima di dirigere, Godard è stato uno studente di etnologia e critico per la famosa rivista francese Les Cahiers du cinéma, e il suo approccio al cinema riflette esattamente il suo interesse per la forma cinematografica come interpretazione, espressione / mimesi, costruzione della realtà sociale, attraverso il suo stesso immaginario e i suoi stessi desideri. Il suo è stato una specie di metacinema dal carattere “militante”, che ha sempre contenuto in filigrana una riflessione sulla settima arte in generale. Da qui la sua persistente curiosità di esplorare le immense possibilità visive del medium che, col passare degli anni, è divenuta persino più radicale, autocompiaciuta e divertita. Si potrebbe quasi dire che così come per Hegel “la filosofia è il proprio tempo appreso con il pensiero”, per Godard il “cinema è stato” – e probabilemte ancora è – “il proprio tempo appreso con le immagini”.


Quest’anno Godard era a Cannes con il suo Adieu au Langage, ma ha annullato all’ultimo minuto la sua partecipazione alla conferenza stampa. Imprevedible come suo solito, per “giustificare” la propria assenza, ha recapitato al presidente del festival Gilles Jacob e al direttore artistico Thierry Fremaux, una video-lettera. Ne è uscito un specie di video-testamento – sorta di prolungamento o di preludio del film presentato a Cannes –  che già dal titolo “Khan Khanne – Sélection Naturelle” ne indica l’intenzione: quella di sottrarsi “darwiniamente” al cinema di oggi (“Il presente è morto” dice uno dei personaggi in Adieu au Langage)a cui lui forse non si sente più “adatto”, per lasciare spazio ad altre battaglie per altri guerrieri. Non prima di aver speso un ultimo pensiero, magari col proposito che possa valere per sempre. Un video irriverente, criptico e provocatorio, nel quale Godard legge la sua enigmatica lettera mentre si alternano estratti da alcuni suoi film (Alphaville, King Lear) a immagini di repertorio senza apparente provenienza, cadenzati da citazioni da Jacques Prevert e Hannah Arendt. Il video riporta anche una vecchia canzone di Alfredo Bandelli, “La Violenza”, legata ai movimenti di contestazione giovanili anni fine anni 70, che recita: “La violenza, la violenza, la violenza, la rivolta; chi ha esitato questa volta, lotterà con noi domani!”. Malinconicamente ironico.

Questo video non è solo una riflessione quasi postuma sul cinema e l’iperbolica fine del (suo) linguaggio, ma anche un atto d’amore per questa straordinaria invenzione dell’ingegno e dello spirito. A noi ricorda alcune opere che abbiamo visto quest’anno al 60° Festival Internazionale del Cortomotraggio di Oberhausen – di cui abbiamo parlato in un precedente articolo – la più antica e sperimentale rassegna del “cinema breve” al mondo, e culla del Nuovo Cinema Tedesco anni 60. Il tema-guida di quest’anno è stato “Memories Can’t Wait – Film without film” che ha posto una domanda tanto audace quanto fondamentale: che ne è del cinema quando il suo elemento chiave, il film, è assente? Non è un caso che il quesito emerga oggi da più parti laddove oggi la massima evoluzione del cinema e delle arti visive sembra coincidere con la loro saturazione ed esaurimento. Ha posto dunque una sfida intellettuale audace che, attraverso la presentazione di film “sotterranei”, senza indirizzi cinematografici precisi, ha rilanciato la domanda sul cinema nel suo insieme, sia dal punto di vista formale, sia sostanzialeQuestione affrontata dallo stesso Godard quando già negli anni ’60 teorizzava la forma “corto” come ”anti-cinema”, una sorta di anticorpo che forza i registi a provare il proprio valore.

Ebbene questo video-testamento avrebbe potuto benissimo far parte della programmazione di Oberhausen, che quest’anno cercava appunto di forzare i limiti stessi della rappresentazione filmica, attraverso le opere di cineasti emergenti e molto spregiudicati. Ecco perché noi di Good Short Films consideriamo Godard il precursore di questa rinascita contemporanea del corto, come “nuovo inizio” del cinema. Nella sua natura ibrida in bilico tra film, videoarte, advertising e documento, fruibile anche – e soprattutto – “fuori sala”, il corto esprime intrisecamente la rottura dei codici classici della narrazione e la sperimantazione di nuove modalità visive – oggi più che mai grazie all’evoluzione delle tecniche di ripresa, dei linguaggi multimediali, dei nuovi social media. Prendete un film, estendetelo all’infinito, diventerà come la vita. Accorciatelo fino al singolo fotogramma, ne diventerà il simbolo. Il corto è un frammento in mezzo a questi due estremi, una misura in cui tutto è possibile, o comunque permesso.

Qui di seguito la traduzione della video-lettera di Godard:

Caro Presidente, caro direttore e cari colleghi. Ancora una volta vi ringrazio per avermi invitato al festival, ma come sapete non faccio parte del sistema distributivo da molto tempo, e non sono dove voi pensate che io sia. Al momento sto seguendo un’altra strada. Ho abitato altri mondi, alcune volte per anni, altre per pochissimi secondi, protetto dagli appassionati di cinema; sono andato e rimasto

[Stacco su una scena di Alphaville]

il rischio della solitudine è anche il rischio di perdersi, il filosofo lo accetta perchè accetta la verità di meravigliarsi su questioni metafisiche, che attualmente sono le sole che tutti si chiedono. La logica del filosofo è chiedersi se c’è un modo per trattenere l’altro, questo è quello che noi chiamiamo logica

[Scene dal King Lear con Burgess Meredith e Molly Ringwald, in Inglese]
[Stacco su Godard che parla nel presente]

Neanche io ho il cuore nella mia bocca (riprende una frase dal suo Re Lear, vista e ascoltata pochi secondi prima)
Così me ne vado dove il vento soffia…

[si vede un’immagine di Truffaut con una macchina da presa]

…cosi come le foglie d’autunno quando vengono spazzate via. L’anno scorso, per esempio, ho preso la tramvia, che è una metafora, la metafora e….

[Titoli bianchi su sfondo ner: CUBA, yes]
[“La Havane bar” a Pargi, in un film in bianco e nero]

…tornare, tornare a pagare dal 1968 all’Havana Bar…e adesso, credo che la possibilità di spiegare le cose sia la sola scusa per combattere con il linguaggio…come sempre, credo che non sia possibile…questo 21 maggio…questo non è più un film, ma semplicemente un waltzer, mio presidente

[si sente “Take this waltz” di Leonard Cohen e un sample brevissimo della voce di Bob Dylan]

per trovare il giusto equilibrio con il vicino destino.

Cordialmente

Jean luc Godard

Nell’immagine in testa, Jean-Luc Godard durante le riprese di Sympathy for the Devil (aka One Plus One), con i Rolling Stones.

Tommaso Fagioli

Tommaso Fagioli

Tommaso Fagioli

Founder, creative director, curator @ Good Short Films. Fond of great stories, great thinkers, great booze. My motto is, your motto.

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