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Il muro bianco, quando la scuola è contaminata dall’amianto

In esclusiva per Good Short Films, il trailer del nuovo cortometraggio di Andrea Brusa e Marco Scotuzzi, selezionato a Clermont-Ferrand 2020

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Una storia di dolore e di denuncia, che prende spunto da vicende tristemente vere e si conclude con un twist “surreale, quasi onirico”. Il muro bianco di Andrea Brusa e Marco Scotuzzi è un cortometraggio sugli effetti devastanti che produce l’amianto, uno dei cancerogeni più letali del pianeta.

Il corto, prodotto da Andrea Italia e Rai Cinema e distribuito da Zen Movie, è uno dei tre titoli italiani (gli altri sono Frontiera di Alessandro Di Gregorio e To Sonny di Federico Spiazzi e Maggie Briggs) che vedremo al Festival du court mètrage di Clermont-Ferrand, in programma dal 31 gennaio all’8 febbraio 2020.

Una selezione condivisa con il precedente Magic Alps, già presentato a Clermont-Ferrand, proiettato in oltre cento festival internazionali e candidato ai David di Donatello 2019.

Un'immagine del corto Il muro bianco

Dopo l’odissea del primo migrante arrivato in Italia con una capra, Brusa e Scotuzzi hanno deciso di raccontare un’altra storia vera: la vicenda al centro del corto, quella di una preside (Anna Coppola) e di una maestra (Laura Tombini) che cercano di capire come proteggere i bambini dal “fantasma” che si nasconde tra i muri della loro scuola, è ispirata a quella di uno dei tanti edifici in Eternit.

L’amianto era un materiale a basso costo, per questo motivo veniva usato in modo massiccio in qualsiasi struttura, nell’industria e nelle costruzioni. Si calcola che solo negli anni dal 1984 al 1988 ne siano stati utilizzati 3 milioni di tonnellate, di cui 2,5 destinati a coperture.

A 28 anni dalla Legge 257/92 che ha messo al bando la fibra killer, che secondo le statistiche del Cnr provoca ancora più di 6mila morti all’anno in Italia, Il muro bianco cerca di restituire la dignità a chi, abbandonato dalle istituzioni, ha lottato e continua a farlo. Non per creare allarmismo ma per aiutare a comprendere un tema così importante e complesso per la salute.

Il cortocircuito generato dal film è immediato: i piccoli studenti non possono più correre, attaccare i loro disegni ai muri, sbattere le porte. Le adulte sono “invitate” ad andare avanti come nulla fosse. Nel silenzio assordante nel quale siamo immersi durante questi 13 minuti, il diritto all’istruzione e alla salute si scontra con la sicurezza sul lavoro e la ricerca di protezione e giustizia delle due protagoniste.

“Il dramma delle protagoniste – raccontano Brusa e Scotuzzi – vive soprattutto nel loro smarrimento e nella prigione in cui si trovano intrappolate, da sole in un mondo gelido e rarefatto dove tutti sono fuggiti alle proprie responsabilità“.

Un'immagine del corto Il muro bianco

La regia, che la coppia milanese definisce “apparentemente distante dalle emozioni dei personaggi”, è strutturata su “piani larghi, lunghi, una linea sottile che potesse far respirare agli spettatori la presenza invisibile dell’amianto che pervade ogni rivolo delle inquadrature, fedele alla sua natura incorruttibile e inestinguibile”.

I primi piani sono pochissimi perché le due donne che vediamo sullo schermo – spiegano Andrea e Marco – “sono perse nella vastità dei luoghi che le ingabbiano in campi claustrofobici, minacciosi e silenziosi“.

Il risultato è come quella polvere e lascia con la gola serrata. Il muro bianco rompe anche un’altra barriera: a marzo uscirà in 400 sale italiane grazie alla FICE, la Federazione italiana cinema d’essai.

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Editor-in-Chief @ Good Short Films

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