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Le surreali animazioni di Jan Švankmajer

Nei giorni in cui il Milano Film Festival ospita una retrospettiva su Jan Švankmajer, ripercorriamo la carriera del grande animatore e regista ceco.

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Quando il Guardian gli chiese di elencare i suoi dieci film animati preferiti, Terry Gilliam incluse “Dimensions of Dialogue”, un corto del 1982 di Jan Švankmajer. Secondo Gilliam, le animazioni in stop-motion del regista ceco sono caratterizzate da una profonda inquietudine, una dimensione da incubo che scaturisce dal particolare uso di oggetti quotidiani ed anonimi in maniere inaspettate.

E’ proprio questo aspetto onirico, surreale, quasi allucinatorio, il punto cardine del lavoro di Švankmajer, onnipresente nelle sue opere sin dagli inizi – d’altronde, negli anni 60, l’artista prese parte al Gruppo Surrealista Cecoslovacco. I suoi film sono ricchi di allusioni e citazioni culturali e scientifiche, ma c’è qualcosa di profondamente primordiale che li rende accessibili a tutti: l’immaginario vivace e multiforme del regista sembra parlare direttamente al subconscio dello spettatore. Molti dei suoi film, come Down to the Cellar, sono girati dal punto di vista dei bambini, per poi confondere gli spettatori con delle improvvise e spaventose esplosioni di violenza.

https://youtu.be/1XBJCTD9p9A

Considerato uno dei più grandi animatori di sempre, e citato come fonte d’ispirazione da registi come Gilliam, Tim Burton, i fratelli Quay, Švankmajer si è avvalso delle tecniche più disparate: marionette, stop-motion, timelapse, clay-mation, animazione 2D, pixilation. Il sonoro è un’altro elemento fondamentale del suo stile, i suoni sono sempre esagerati, distorti. Le tematiche affrontate sono varie ed eterogenee: il cibo ritorna come soggetto e medium in molti film, ma troviamo anche adattamenti di fiabe (Alice nel Paese delle Meraviglie), citazioni di Edgar Allan Poe e altri poeti, film sul calcio, citazioni di artisti figurativi di vari periodi storici e molto altro. Inoltre, quasi tutti i suoi lavori sono permeati di un ironia amara, che spesso sfocia in un’aperta comicità dai toni cupi, a volte al limite del nonsense, come in Meat Love:

Esemplare summa di molti dei tratti caratteristici di Švankmajer è il già citato Dimensions of Dialogue, corto di 14 minuti vincitore del Leone d’Oro al Festival di Berlino dell’82. Diviso in tre parti, si può considerare come uno studio, decisamente pessimista, di alcuni tipi di interazione comuni che tutti si trovano ad affrontare ogni giorno, e di come gli esiti di questi scambi possano essere disastrosi.

In Eternal conversation delle teste simili a quelle dei quadri di Arcimboldo litigano, riducendosi letteralmente a pezzi, “Passionate discourse” ci mostra un uomo ed una donna di plastilina che si amano, sciogliendosi l’uno nell’altro, per poi finire a litigare e distruggersi a vicenda, mentre in “Exhaustive discussion” due teste di plastilina ‘lottano’ attraverso vari oggetti che estraggono con le loro lingue. Il corto è allo stesso tempo inquietante, orrorifico e divertente, e porta avanti una profonda riflessione sulle relazioni umane.

Jabberwocky, del 1971, liberamente ispirato alla poesia omonima di Lewis Carroll, è un affresco in movimento, allucinatorio ed ossessivo, in cui seguiamo (a più riprese, sparso tra immagini inquietanti di bambole distrutte e puzzle che si formano e rompono di continuo) la faticosa strada di un tratto di inchiostro che non riesce a uscire da un labirinto. Quando finalmente questo riuscirà a trovare la via d’uscita, liberandosi dalle costrizioni della vita materiale, scapperà dalla finestra, ma non prima di aver deturpato un minaccioso ritratto di un uomo anziano, chiaro simbolo dell’autorità oppressiva.

Artista controverso, negli anni 70 subì la censura del regime Comunista che gli impedì per molti anni di girare film. Il divieto scaturì da una recensione che denunciava la totale mancanza di tematiche socialiste nel suo corto Leonardo’s Diary, presentato nel 1974 a Cannes. Il corto sperimentale unisce lunghe sequenze animate in cui il regista porta in vita dei bozzetti di Leonardo Da Vinci a varie immagini d’archivio, da scenari di guerra ad azioni totalmente quotidiane.

Švankmajer continua a fare film, e anche se negli ultimi anni i suoi lavori sono quasi interamente live-action, non mancano mai alcune scene in stop-motion. In questi giorni il Milano Film Festival offre una retrospettiva della sua carriera in occasione dei suoi 80 anni, e nel 2015 dovrebbe uscire il suo nuovo film L’insetto basato sul dramma di fratelli Čapek.

Flavia Ferrucci

Flavia Ferrucci

Flavia Ferrucci

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