Loading. Please Wait...
Scroll down
brusa-sco-hp

Magic Alps di Andrea Brusa e Marco Scotuzzi: l’unico corto italiano a Clermont-Ferrand 2018

Intervista esclusiva ai registi milanesi in concorso alla 40° edizione del festival francese (con un inedito Giovanni Storti)

Articles

Clermont-Ferrand è il festival di cortometraggi più importante al mondo e il secondo festival più grande in Francia dopo Cannes. Magic Alps di Andrea Brusa e Marco Scotuzzi è l’unico corto italiano in concorso alla 40° edizione del festival, dal 2 al 10 febbraio 2018. Sui motivi per i quali pochissimi cortometraggi italiani siano selezionati nei festival “A List” ci siamo già espressi in varie analisi sull’industria (potenziale) del cortometraggio italiano e la scarsa presenza delle opere italiane nei festival internazionali.

Marco Scotuzzi e Andrea Brusa sono una felice eccezione. I due si sono conosciuti a Milano nel 2006. Marco ha realizzato video per molti clienti internazionali, Andrea si è trasferito a Los Angeles, dove si è laureato in sceneggiatura presso la UCLA. Nel 2013 hanno creato il gruppo creativo Nieminen, insieme al produttore Andrea Italia, e iniziato a curare insieme la scrittura e la regia dei loro progetti.

Dopo aver diretto Nur (la controversa storia dell’incontro tra una volontaria in un centro d’accoglienza e una profuga siriana), è stata la volta di Respiro, finito in shortlist tra i cinque finalisti dei Nastri d’Argento 2017 e selezionato in numerosi festival, da Milano al Newport Beach Film Festival passando per Kitzbühel e Corto Dorico. Un lavoro stringato ed essenziale, che con poche, semplici ed efficaci trovate metteva faccia a faccia una migrante e una trafficante senza scrupoli.

Magic Alps prosegue su questa strada, ma con un taglio diverso. Il cortometraggio racconta la difficile storia di un pastore afgano arrivato in Italia per cercare asilo insieme alla sua capra. Basato su una vicenda realmente accaduta nel 2011, il film vede la partecipazione di Giovanni Storti nel ruolo del funzionario del centro d’accoglienza che si trova nella complicata situazione di gestire il primo caso di animale giunto in Italia come “rifugiato”.

Fresco di acquisizione da parte di Rai Cinema (che si occuperà della vendita dei diritti di distribuzione web e tv), Magic Alps sarà un titolo forte anche per Premiere Film, l’agguerrita società di produzione e distribuzione e festival agency che ne curerà distribuzione e vendite. In attesa della premiere a Clermont-Ferrand, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Andrea e Marco.

Cosa stavate facendo quando avete ricevuto la notizia della selezione a Clermont-Ferrand? E come avete reagito?
Eravamo in treno di ritorno dal Torino Film Festival insieme al nostro produttore Andrea Italia. Noi ci eravamo addormentati e lui, che da buon produttore non dorme mai, ci ha svegliato entusiasta mostrandoci la email di Clermont. È stato il più bel viaggio sul regionale Torino – Milano che ci potremmo ricordare.

Come è nata la vostra collaborazione?
Ci siamo conosciuti più di dieci anni fa all’università, a Milano. Abbiamo iniziato a collaborare insieme su progetti universitari, soprattutto piccole produzioni video. Tanto divertimento sì, ma il risultato era quasi sempre disastroso. Ci siamo iscritti insieme anche a un corso di recitazione. Presentavamo in coppia scene tratte dai film di Aki Kaurismaki, regista che entrambi amiamo. Poi le nostre strade si sono un po’ divise. Andrea è andato a studiare in America dove si è laureato in Sceneggiatura alla UCLA, mentre Marco si è specializzato in filmmaking. Abbiamo iniziato a lavorare, uno come sceneggiatore e l’altro come regista in campo pubblicitario, e tre anni fa abbiamo deciso di unire le nostre forze e firmare insieme la regia dei nostri progetti di fiction.

Andrea Brusa e Andrea Italia

Andrea Brusa e Andrea Italia (foto: Gabriel Irizar)

La forza di Respiro è la sua grossa economia narrativa, per Magic Alps invece avete optato per uno stile che, pur essenziale e rigoroso, si apre ad una sorta di realismo magico e antididascalico.
A differenza di Respiro, in cui abbiamo tenuto costantemente la narrazione sul realismo più spinto, in Magic Alps la storia gioca molto sul confine del surreale. Il termine “realismo magico” ci gratifica, vuol dire che siamo riusciti a rendere il tono che avevamo in mente quando ci siamo innamorati di questa storia. La nostra rimane una regia essenziale, sempre al servizio del racconto. Per noi Aki Kaurismaki e Jim Jarmusch sono riferimenti fondamentali, con la loro regia asciutta e mai sopra le righe. Raramente sentiamo la necessità di coprire la scena da molti punti di vista, preferiamo osservare i nostri personaggi a lungo da poche angolazioni.

Come mai la scelta del 4:3?
Confrontandoci con il nostro direttore della fotografia Giuseppe Favale abbiamo deciso di non usare un formato panoramico principalmente per due fattori: uno stilistico e uno legato al luogo in cui abbiamo girato. Il 4:3 chiude con più forza il personaggio nei primi piani, rende la sua esperienza più claustrofobica e aiuta il pubblico ad entrare subito nel suo punto di vista. Magic Alps racconta l’incontro tra il pastore afgano Said, interpretato da Hassan El Aouni, e il funzionario del centro di accoglienza, interpretato da Giovanni Storti, entrambi in balia di una burocrazia cieca che li mette sotto una pressione crescente. Il 4:3 ci ha aiutato a rendere al meglio questa nostra esigenza. Il luogo dove abbiamo girato, inoltre, favoriva a livello estetico questa scelta stilistica. Abbiamo ricostruito il centro di accoglienza nei sotterranei di una scuola di Limbiate, un paese alle porte di Monza. Quegli ambienti erano alti e stretti e si prestavano bene a essere ripresi e valorizzati con un formato tendente al quadrato.

magic-alps_still-1

Immigrazione e inclusione sono le tematiche che affrontate nei vostri lavori. Il vostro obiettivo è raccontare storie che mostrano un punto di vista diverso sul mondo dei migranti in arrivo o in transito in Italia.
Esattamente. Ci interessano le storie che possano offrire punti di vista di solito inaccessibili al pubblico. Questo è sempre il nostro punto di partenza. È capitato poi che Respiro e Magic Alps trattassero d’immigrazione perché è un fenomeno profondamente attuale ed estremamente complesso, spesso raccontato in modo approssimativo e superficiale dai mass media. Da qui nasce l’esigenza di portare sullo schermo le vite nascoste di persone alle quali accadono vicende paradossali, come il pastore afgano di Magic Alps che, arrivato in Italia con la sua capra, mette in luce molte delle contraddizioni del sistema di accoglienza europeo.

Sono sempre di più i corti che si legano al tema dell’immigrazione ed alle politiche sui flussi migratori sottostanti all’attuale ascesa dei nazional-populismi. Avete mai temuto di cadere nel luogo comune o nella retorica?
Siamo consapevoli che il tema dell’immigrazione sia delicato. Speriamo che i nostri film siano in grado di raccontare al meglio le esperienze uniche dei nostri protagonisti. Non abbiamo mai voluto realizzare film di denuncia o a tesi. Partiamo sempre dalle storie. Dove c’è un angolo interessante, un punto di vista originale per raccontare una realtà, lì c’è una possibilità per noi di trovare un racconto che ci interessi.

Che budget (immaginiamo low…) avete avuto a disposizione per Respiro e Magic Alps? Com’è lavorare con il vostro produttore Andrea Italia?
Andrea Italia è in grado di realizzare autentici miracoli. Ha prodotto tutti i nostri lavori. Non abbiamo mai avuto somme importanti da investire nella produzione dei nostri film. Nonostante questo, Andrea ha saputo garantirci sempre tutto il necessario: location ideali, attrezzatura di grande livello e soprattutto cast e crew fantastici. Anche sul set è un supporto indispensabile e riesce a farci lavorare nel massimo della tranquillità anche nei momenti più caotici e difficili dal punto di vista produttivo. Sui metodi che ha adottato per raggiungere questi risultati resta un alone di mistero, c’è chi dice abbia un potere contrattuale da fuoriclasse e c’è chi dice abbia un fascino smisurato…

Da cosa partite quando decidete di creare una storia?
Come dicevamo, molto spesso le nostre storie prendono spunto da fatti realmente accaduti a pochi passi da noi. La realtà quotidiana offre incessantemente storie che a nostro avviso meritano di essere raccontante per mostrare punti di vista nuovi e originali su particolari mondi e realtà.

Come avete conosciuto Zena Abram, la protagonista dei vostri due primi lavori?
Abbiamo conosciuto Zena Abram alla Stazione Centrale di Milano qualche anno fa, quando il transito da Milano dei migranti era massiccio. Lei lavorava in un presidio di primo soccorso che era stato allestito in Stazione. Grazie a lei pochi giorni dopo siamo entrati in un centro di accoglienza alla periferia della città e lì abbiamo conosciuto molti migranti. La passione con cui Zena ci ha raccontato le storie dei rifugiati che ha incontrato ci ha fatto immediatamente pensare a lei quando stavamo cercando l’attrice per il ruolo della profuga in Respiro. Grazie a lei abbiamo poi conosciuto suo marito Hassan El Aouni, anche lui operatore in un centro di accoglienza, che è poi diventato il protagonista di Magic Alps. Non abbiamo paura a far recitare anche attori non professionisti se questo ci può garantire maggiore autenticità sullo schermo. Hanno appena avuto una figlia, Maria, chissà se in futuro reciterà anche lei in un nostro progetto…

Inevitabile chiedervi di Giovanni Storti, coprotagonista di Magic Alps nei panni di questo rigoroso funzionario costretto a fare i conti con la disumanità delle regole.
Lavorare con Giovanni è stata un’esperienza fantastica. Avevamo scritto la sceneggiatura pensando a lui per il personaggio del funzionario, anche se avevamo pochissime speranze di poterlo coinvolgere davvero in un progetto di questo tipo. Invece, a sorpresa, Giovanni ha accettato immediatamente con entusiasmo la nostra proposta. Si è innamorato subito della storia e si è affidato a noi con assoluta disponibilità e piena fiducia. È stato un set un po’ complesso per via della presenza della capra, ma anche quando gli chiedevamo di ripetere una scena decine di volte, perché l’animale combinava piccoli guai, ha avuto una pazienza infinita. E poi nelle pause tra una scena e l’altra emergeva tutta la sua vitalità e quell’ironia che travolge chiunque, creando un clima bellissimo per tutto il team che ha lavorato al progetto. Ha dato al suo personaggio uno spessore e un’umanità che hanno fatto davvero la differenza.

Andrea Brusa e Marco Scotuzzi sul set con Giovanni Storti (foto: Lucia Vinaschi)

Vi siete mai chiesti perché avete deciso di diventare registi?
Siamo arrivati alla regia da percorsi diversi. Andrea dalla sceneggiatura, Marco dalla fotografia e dal filmmaking. Per questo ci troviamo benissimo a lavorare insieme. Siamo molto complementari e come coppia funzioniamo bene, anche perché siamo amici da una vita, da quando all’università sperimentavamo insieme i primi video catastrofici.

Ci sono cortometraggi che hanno cambiato la vostra visione sul (e del) cinema?
Ci sono tantissimi cortometraggi che ci hanno influenzato e che rimangono grandi punti di riferimento per noi. Ne citiamo due su tutti: Aissa di Clement Trehin-Lalanne e Il Silenzio di Ali Asgari e Farnoosh Samadi. Film da vedere, rivedere e da studiare in ogni singolo frame. La potenza di queste due storie emerge grazie alle sceneggiature perfette e a regie rigorose ed essenziali, che hanno esaltato in ogni momento le potenzialità del linguaggio di un corto.

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Editor-in-Chief @ Good Short Films

comments powered by Disqus

On Replay

scroll up