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Memorie su Papé, il cortometraggio di Nicolas Polixene

Il diario privato del regista francese originario della Martinica

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Memorie su Papé

Diario di un cortometraggio.

L’inizio

Mi chiamo Nicolas Polixene e ho 33 anni. Originario della Martinica, sono nato e vivo a Parigi. Sono scrittore e regista. Il cinema è stata la mia passione fin dall’infanzia, ed il mio modo per condividere le emozioni con gli altri ed entrare in contatto con il mondo.

Sappiamo tutti che non è semplice riuscire a sfondare nel mondo del cinema: ci vuole un insieme di talento, perseveranza, coraggio, pazienza, incontri e una buona dose di fortuna.

Bisogna riuscire ad entrare nell’industria e conservare allo stesso tempo la propria sincerità. Ho avuto bisogno del mio tempo, di progetti archiviati e anche di insuccessi prima di capire la strada giusta da prendere.

Un giorno, ho visto un concorso di sceneggiatura che ha attirato la mia attenzione. Aveva come tema “una storia sulle isole” e si trattava del Prix Océan.

Mi sono molto impegnato per prepararmi al concorso, anche perché da sempre sognavo di fare un film ambientato nell’isola dove nacquero i miei genitori: la Martinique. Un’isola e una cultura a cui mi sono sempre sentito estremamente legato, avendo avuto un’educazione creola benché nato e cresciuto in Francia.

Questo concorso mi apriva anche delle porte molto interessanti dal punto di vista professionale: il vincitore avrebbe ricevuto 30.000 Euro dalla televisione francese per la produzione del cortometraggio e la proiezione in anteprima alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes.

In quel momento è nato e ho cominciato a riflettere sullo script di Papé. Nel raccontare una storia nell’isola della Martinica, sono emersi molti aspetti personali e legati alle mie origini. Uno fra tutti, quello della lingua. Essendo cresciuto a Parigi, non ho mai parlato correntemente il creolo pur capendolo. Persino mia moglie, pur essendo anche lei della Martinica, non ha mai parlato la lingua e il nostro bambino avrebbe potuto entrare in contatto con la lingua delle sue origini solamente grazie ai nonni.

Riflettere su ciò che lasciamo dietro di noi è stato uno dei punti chiave nella scrittura della sceneggiatura.

Il passaggio e la trasmissione di una cultura e un sapere in contrapposizione con lo choc che esiste tra la vecchia e la nuova generazione sull’isola sono state le tematiche principali di Papé. Per illustrarle mi è venuto naturale raccontare la storia di un pescatore, per il carattere di sapienza e tradizione che conserva il suo mestiere.

Lo script di Papé è piaciuto e ho vinto il concorso. Grazie a questo prestigioso premio è cominciata subito l’avventura della produzione di Papé con l’obiettivo di fare un film completamente in lingua creole ma che fosse allo stesso tempo il più universale possibile e comprensibile anche per chi non conosce la realtà delle isole caraibiche.

La preparazione

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Mentre il mio produttore si occupava dell’organizzazione dei fondi necessari, io mi preparavo nelle mie scelte registiche: volevo un film semplice e onesto come la storia del suo protagonista, delle immagini belle che raccontassero la solitudine e i rimpianti di un vecchio uomo di mare.

Per delle ragioni pratiche abbiamo dovuto decidere di girare il film in Guadalupe invece che nella Martinica, il che mi ha permesso forse di avere uno sguardo più obiettivo e libero da una mia storia troppo personale.

Non avendo mai lavorato nelle isole caraibiche, il mio produttore aveva mandato il progetto di Papé a dei produttori locali per avere un loro riscontro, ma non ricevemmo mai alcuna risposta, anche se, come vedrete, il nostro messaggio non era rimasto inascoltato.

Nel dicembre 2014, con il mio produttore e il mio assistente siamo partiti per un sopralluogo in Guadalupe.

Eravamo alla ricerca di alcune vecchie case di pescatori dove ambientare parte del cortometraggio, ma ci siamo presto accorti che ormai non ne esistevano quasi più nell’isola: erano state tutte trasformate in ristoranti per turisti.

Finalmente, ci avviciniamo a una vecchia casa vicino al mare. Il proprietario, un vecchio pescatore, ci racconta che la casa era stata distrutta dal tornado Hugo nel 1989 e dal quel momento aveva dovuto trasferirsi in un’altra abitazione, ma che non aveva mai voluto separarsi da quella casa nonostante le forti pressioni del comune, a cui sarebbe piaciuto acquistare l’abitazione e renderla una struttura turistica.

La storia di questa casa e il forte legame del proprietario con questo luogo mi avevano profondamente toccato e decisi di girare proprio in quel luogo dopo averlo ristrutturato.

Benché avessimo proposto al proprietario di stare in hotel durante i giorni delle riprese, lui ha rifiutato dicendomi che non avrebbe più voluto lasciare la sua casa ora che grazie a me era diventata magnifica. Questo è stato un momento particolarmente intenso e mi ha reso veramente felice: mentre realizzavo il mio film avevo potuto dare un po’ di serenità ad un’altra persona.

Allo stesso tempo, sono iniziati anche i casting per i personaggi del corto: volevo tutti attori non professionisti e siamo riusciti a trovarli in buoni tempi. Tutti tranne uno: il protagonista. Volevo un vero pescatore e non era semplice trovare la persona con la giusta intensità per quel ruolo.

Ormai mancavano pochi giorni alla nostra partenza e non avevo ancora trovato il mio protagonista, poco prima di perdere le speranze decido di fare un ultimo giro con il mio assistente ed è a quel punto che intravedo sotto un albero un vecchio pescatore e capisco che sarebbe stato lui la persona giusta. Mi avvicino, gli racconto cosa stiamo facendo e lui mi guarda e sorridendo e mi dice: “Lo so chi siete, siete quelli della produzione francese che cercavano un vecchio pescatore nell’isola. Io è da 8 mesi che mi faccio crescere la barba e vi aspetto… potevate arrivare anche un po’ prima!”.

Ebbene sì, le nostre mail ai produttori locali, anche se non avevano ricevuto risposta, avevano creato un passaparola tra le persone dell’isola, fino ad arrivare a lui, che per qualche fortunato destino avevo adocchiato appisolato sotto un albero nei miei ultimi momenti di sopralluogo sull’isola.

Le riprese

È il gennaio 2015 e incominciano le riprese. Sono stati sei giorni di pura felicità, per i quali devo veramente ringraziare tutte le persone che hanno preso parte a questo progetto. Soprattutto per il fatto che gli attori non erano dei professionisti, si sono create durante le riprese un forte entusiasmo e una sinergia particolare che ha permesso di far emergere al meglio e strutturare la storia della personalità del pescatore.

L’anteprima al Festival di Cannes 2015

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Eccoci che arriviamo a maggio 2015. Il momento che immaginavo da quando ho iniziato a scrivere Papé è arrivato. Eccomi lì, sul palco, microfono in mano a presentare il mio cortometraggio in questa mitica sala del Festival di Cannes. Sullo schermo del cinema passa il logo della Quinzaine des Réalisateurs, con i nomi dei grandi maestri del cinema che hanno preso parte a questa sezione. Le luci si spengono e il mio film inizia. Mi ricordo che il mio cuore batteva a 200 km/h. Dopo tanti anni di difficoltà, di dubbi, di rimessa in questione ecco che il mio film era proiettato su questo schermo e ho avuto la sensazione, finalmente, di essere veramente un regista.

Questa proiezione è stata senza dubbio quella più carica di emozioni ed intensa della mia vita… Se ci penso mi vengono ancora oggi i brividi.

Un anno dopo: il bilancio

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Siamo ormai a più di un anno da quel giorno: il film ha circolato in oltre 30 festival internazionali e ha vinto alcuni premi.

Non avrei mai potuto immaginare qualcosa del genere mentre scrivevo il film e soprattutto sono sempre pieno di felicità quando il pubblico esce felice dopo la proiezione e mi ringrazia di aver raccontato la storia di quest’isola, cosi poco raccontata generalmente nel cinema.

WHOLA

WHOLA

WHOLA è un gruppo di ragazze nate negli anni ’90. Abbiamo storie un po’ diverse, ma a tutte noi piacciono le storie, soprattutto quelle raccontate bene. 

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