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FOCUS ON: Jack Dunphy

Amore, morte e gelato a colazione: quattro chiacchiere con il regista di Brooklyn

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Jack Dunphy unisce amore e humour, personaggi di carta ritagliata e morte. Il suo ultimo cortometraggio, Serenity, è una storia intensa fatta di elementi semplici. Serenity fa parte della selezione 2015 del Sundance Film Festival, come il suo ultimo corto Chekhov (2016), non ancora pubblicato online. Jack, nato a Chicago e trasferitosi a New York, è anche autore delle animazioni di Bob Dylan Hates Me, cortometraggio di Caveh Zahedi, che era suo maestro alla New School di New York.

Carolina Cavalli: Per favore, descrivi te stesso in questo momento. Sì, in terza persona.
In questo momento, Jack…
Jack Dunphy: Sta fissando i ritagli di carta sulla sua scrivania, che deve animare, sta pensando al girato che deve montare e vorrebbe non aver mangiato gelato per colazione.

CC: Qual è stato il tuo primo lavoro pagato?
JD: Ero aiuto cameriere per un servizio di catering. Ho sbagliato tutto. Mi hanno licenziato il primo giorno.

CC: Generalmente, che tipo di esseri umani ami di più?
JD: Donne.

CC: Cosa ha detto tua mamma quando le hai raccontato che volevi essere un filmmaker?
JD: Ho fatto film da prima che possa ricordarmi. Anche mia mamma è una filmmaker, quindi capisce il delirio. Mi ha insegnato molto, in particolare per quanto riguarda l’editing. Avrò avuto dieci anni, le facevo vedere il mio montato di un’ora e lei mi diceva di ridurlo a cinque minuti. Io spiegavo: “Ma funziona tutto quanto è qui dentro”. “Jack”, diceva lei, “ricordati sempre, non puoi sentire l’odore delle tue scoregge”. Mia mamma era, ed è tuttora, un grande aiuto per me.

CC: Prima cosa che ti viene in mente se dico ASSURDO
JD: Quanto seriamente sto prendendo quest’intervista.
CC: Se dico IRONICO
JD: Trump.
CC: Se dico TRAGICO
JD: Ancora, Trump.

CC: Caveh Zahedi è un grande filmmaker?
JD: Immagino tu me lo stia chiedendo per via del video che ho su Vimeo. Si tratta di uno spot per il set box di Caveh Zahedi, in cui Caveh chiede in giro se pensano che lui sia un grande filmmaker. Caveh lo ha per sbaglio caricato sul mio account e io non l’ho mai tolto. Sì, Caveh è un grande filmmaker. Forse il miglior documentarista autobiografico di sempre. Probabilmente, una volta morto, comincerà a fare soldi.

CC: Puoi nominare un grande filmmaker, senza googlare?
JD: Mike Leigh.

CC: Ti sei mai chiesto perché volevi essere un filmmaker? Se sì, cosa ti sei risposto?
JD: C’è questo modo di dire: “Un irlandese non è mai troppo ubriaco finché riesce a tenersi attaccato ad una zolla d’erba senza cadere dalla terra”. I film sono la mia zolla d’erba. Sono grato di averne una. Mi sono fatto domande più specifiche: “Davvero questa storia dev’essere raccontata?”. Oppure: “E’ abbastanza onesta?”. E se mi ritrovo a chiedermi queste cose, scarto il progetto. Con le idee giuste, questo non mi succede. Non so se mi sono mai chiesto perché faccio film. Però, ho passato un anno al college in cui non ne ho fatto neanche uno ed è stato un anno terribile. Ero sempre ubriaco, ero pazzo e perso. Quindi so perché faccio film. Perché devo.

jack Dunphy Bio Pic

CC: Qual è la cosa più bella della tua ex-ragazza Serenity?
JD: Aspettavamo ore nel parcheggio di McDonald’s che arrivasse il nostro spacciatore. Lei stava di guardia, quindi ero io l’incaricato alla musica. Ogni volta che mettevo Piece of My Heart di Janis Joplin, lei cominciava ad urlarne i versi con tutto il fiato che aveva nei polmoni. Era una cosa abbastanza stupida da fare, la prima regola quando compri sostanze illegali, è di non dare nell’occhio. Non abbiamo mai comprato un milk shake né nient’altro da Mc Donald’s, mi stupisce che non ci abbiano mai fatto problemi. Quando mettevo quella canzone, era come se la bambina dentro di lei urlasse per essere liberata dalla donna difficile in cui si era trovata imprigionata. Credo ci fosse della bellezza in questo.

CC: Ti piacciono le situazioni dark? Perché?
JD: Dieci secondi dopo che mio padre ci ha detto che stava morendo di cancro, l’uomo che divideva la camera d’ospedale con lui, che era mentalmente disturbato, ha cominciato a gridare che voleva la gelatina verde e non quella rossa. Noi piangevamo e intanto c’era quest’uomo che non smetteva di parlare della sua gelatina. Quando poi ha deciso di lanciare la sua gelatina rossa contro il muro, mio padre è scoppiato a ridere, istericamente, e lo stesso abbiamo fatto noi. Trovi humor e umanità nelle situazioni difficili. Non si trova humor e umanità sulla giostra delle tazze di Disney World, a meno che non si rompa e Pippo debba andare a recuperare qualche dente di bambino.

CC: Cosa ti fa essere malinconico nella vita di tutti i giorni?
JD: I miei vizi. Mi sono riempito la bocca e il cervello di talmente tante stronzate che certe volte mi sorprendo di riuscire ancora a funzionare.

CC: Perché vivi a Brooklyn?
JD: Alcune parti di Brooklyn sono ancora davvero interessanti.

CC: Sei sempre da solo quando lavori ai tuoi film?
JD: Quando faccio cortometraggi, o quando faccio animazioni, sono solo. Entro in uno stato profondo di solitudine. Dirigerò presto un lungometraggio, The Prevert, insieme a Nathan Silver, quindi dovrò lavorare con altre persone. Ne ho voglia. Vado un po’ nella fase: “TANTO LAVORO E NIENTE GIOCO RENDONO JACK UN RAGAZZO NOIOSO” dopo aver fissato per tutto il giorno personaggi in carta ritagliata.

CC: Perché hai messo dei bidoni della spazzatura nel background di Serenity?
JD: Stavo cercando di creare un vicolo.

CC: Conosci Yuriy Norshteyn?
JD: No.

Jack Dumphy su Facebook: www.facebook.com/jack.dunphy.796

Carolina Cavalli

WHOLA

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WHOLA è un gruppo di ragazze nate negli anni ’90. Abbiamo storie un po’ diverse, ma a tutte noi piacciono le storie, soprattutto quelle raccontate bene. 

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