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Blue Screen – di Riccardo Bolo e Alessandro Arfuso

Un documentario del cineasta androide Mk3, rinvenuto in una vecchia VHS, racconta la ribellione dei droidi contro l'egemonia del genere umano

15 – 20 | 2017 | Archive Footage | Dystopia | Italy | Sci-Fi

«Se le immagini del presente non cambiano, cambia le immagini del passato». Si apre con questa citazione di Chris Marker il cortometraggio Blue Screen, eccitante esempio di fantascienza distopica che rilegge la storia del Novecento.

I registi sono Riccardo Bolo e Alessandro Arfuso, che hanno realizzato questo corto per il Premio Zavattini 2017, il bando che ha consentito a registi professionisti e non di scavare nel prezioso AAMOD, ovvero l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico.

Blue Screen è un cinegiornale dal futuro, un futuro in cui l’emancipazione dal lavoro si è trasformata in ulteriori disuguaglianza e precarietà. A raccontarci cos’è accaduto è un documentario rinvenuto in una vecchia VHS e diretto dal cineasta androide Mk3. Già, perché i droidi di servizio di terza generazione hanno preso sembianze, compiti e sentimenti dell’uomo, e soprattutto hanno condotto una feroce ribellione contro l’egemonia del genere umano.

Diario intimo di una rimozione collettiva, Blue Screen mette in mostra un’inventiva fuori dal comune (a partire da titoli di testa e di coda) e ribadisce un concetto basilare dei nostri tempi: la necessità della memoria e del suo esercizio. Lo fa dalla parte degli sconfitti, del dispositivo storico concreto della lotta di classe mossa dagli sfruttati contro gli sfruttatori.

Riccardo Bolo e Alessandro Arfuso hanno attinto ad un archivio prezioso. Alessandro cita in particolare il lavoro di Ansano Giannarelli, tra i fondatori dell’Aamod, i cui documentari “spiccano per tecnica e vivacità”.

“Nel solco tracciato da Marker ed Herzog, autori a cui questo film deve tutto, abbiamo cercato di occupare il paradosso generato dalla riscrittura dei filmati d’archivio“, hanno spiegato i due. “Paradosso per il quale nella sequenza iniziale Brežnev può di colpo diventare il presidente di una fantomatica federazione eurasiatica, senza smettere di essere Brežnev, o il suo discorso sul piano quinquennale diventare l’annuncio di un aggiornamento di sistema imposto agli androidi di servizio, come carri armati sulla Primavera di Praga, mettendo continuamente in discussione il confine tra realtà e finzione, tra fiction e documentario, e facendo collidere senza pudore immagini e immaginari”.

Un lavoro incredibile, tra cinema del reale e sci-fi politico-sociale, intimista, catartico e metaforico. Da vedere con Robbie di Neil Harvey.

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Editor-in-Chief @ Good Short Films

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