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Crush – di Katherine Bernard

Il corto della regista americana abbandona la satira per rivelarsi una critica tragicomica del mondo dell'arte

10 – 15 | 2016 | Art | Dark Comedy | Experimental | USA

Crush, corto di Katherine Bernard, si sviluppa su due piani temporali: il prima e il dopo, che si intrecciano ritmicamente, conferendo a questa breve storia una disincantata aria da thriller.

Crush è stato definito una satira contro il mondo delle gallerie, spesso spietato e capace di prendersi troppo sul serio. Certo, l’arte è un mondo difficile in cui muoversi. Mettendo da parte il riconoscimento di status “arte” (chi lo stabilisce etc.), ciò che viene da chiedersi guardando il lavoro della filmmaker americana è se la libera espressione esista davvero. Andando però allo snodo vero e proprio, Crush può in effetti prendere le distanze dalla satira.

La vera protagonista è l’isteria nelle sue diverse forme: quella da cliché dell’artista la cui opera non viene installata regolarmente; quella di Steven (Alex Karpovsky), il dispotico direttore della galleria; e di Cale (Cecilia Corrigan), la nuova assistente, talmente disillusa e nevrotica da essere divenuta quasi evanescente ed insensibile agli avvenimenti. Forse troppo ingenua per lavorare dietro le quinte dello spietato universo dell’arte. Per ogni nuovo artista libero pensatore, c’è qualcuno nell’ombra che deve riuscire a mantenerlo in questo stato di grazia. Il trucco c’è ma non si vede.

I movimenti irregolari della mdp, con messe a fuoco disordinate, servono a rendere tangibile questa nevrosi: una rincorsa all’apparire, a dir poco estenuante. Questo è ovviamente soltanto uno degli aspetti di questa società, portato all’esasperazione. C’è chi ne resta schiacciato: crushed, per l’appunto.

Marta Zannoner

Marta Zannoner

Aspirante scrittrice, osservo la realtà spesso distrattamente. Per questo ricorro ai film, per prestare attenzione.

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