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Growing Girl – di Marnie Ellen Hertzler

Una presentazione PowerPoint si intreccia con le memorie degli abusi subiti da una donna

10 – 15 | 2017 | Animation | Mixed Media | USA | Work

Growing Girl è il cortometraggio di Marnie Ellen Hertzler, filmmaker e video-artist americana che vive a Baltimora. Il corto, che vede la collaborazione di Dan Deacon al suono, è stato presentato in diversi festival negli Stati Uniti, ed il suo ultimo lavoro, Hi I Need to Be Loved ha recentemente esordito al Locarno Film Festival 2018.

Il corto comincia come una presentazione PowerPoint aperta su un desktop in Windows XP. Il documento, diviso in varie sezioni, parla di diverse specie di serpenti e delle loro caratteristiche. Il modo stesso in cui il cortometraggio è narrato ricorda una presentazione, ed infatti il film è stato presentato da Hertzler come un vero e proprio PowerPoint al suo pubblico, con voce e suoni dal vivo.

Mentre ci vengono mostrati serpenti estratti dalle loro gabbie e passati di mano in mano ad alcuni turisti divertiti, la narratrice ricorda tutte le volte in cui si è sentita a disagio, in pubblico o in privato: ad esempio sul posto di lavoro, qui rappresentato da immagini stock di uomini in giacca e cravatta seduti su sedie girevoli, donne in tailleur, mobili da ufficio e cestini della spazzatura. Il pensiero di tutte le volte che si è sentita abusata, verbalmente o fisicamente, le fa rimpiangere di non aver denunciato quegli episodi.

Growing Girl

Il sentimento di rabbia e frustrazione espresso dall’autrice viene sperimentato da moltissime altre donne nel corso della loro carriera lavorativa, e nonostante il problema sia ora molto più discusso e riconosciuto che in passato, anche grazie alla diffusione del movimento #MeToo, rimane ancora difficile per molte donne denunciare un episodio di abuso. Anche il modo in cui l’ambiente lavorativo viene rappresentato da Hertzler – tramite dozzine di immagini stock, tutte simili e più o meno intercambiabili, pare amplificare l’idea di evento dozzinale e quasi di routine che gli abusi sembrano avere assunto sul luogo di lavoro, come a suggerire che gli episodi di abuso facciano parte di un qualsiasi ufficio tanto quanto l’arredamento.

Growing Girl fa anche un’analisi dei comportamenti, dei modi, dei sorrisi che le donne sono costrette ad assumere sul posto di lavoro; è una riflessione acuta sulla definizione di luogo pubblico e privato, su dove uno finisce e l’altro comincia, e nel quale invasioni indesiderate ed interruzioni gratuite sono spesso di casa – come la narratrice stessa suggerisce: “Non esiste uno spazio privato. Siedo e attendo di essere interrotta”.

In un finale catartico, la rabbia e la frustrazione di Hertzler vengono sublimati in una grandiosa fantasia di vendetta nella quale, trasformandosi in una gigantesca serpe, l’autrice finisce col dominare ogni aggressore e, per una volta, ribaltare la sua situazione.

Federica Pugliese

Federica Pugliese

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