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Prospect

Una storia di sopravvivenza all'interno di un pianeta dalla natura ostile. Presentato al SXSW 2014.

10 – 15 | 2013 | Dystopia | Live-Action | Sci-Fi | USA

In un futuro non ben precisato, un padre e la figlia adolescente si trovano su un pianeta alieno per cercare materiali preziosi. La natura selvaggia e tossica che li circonda è ostile, e le loro giornate scorrono faticose e solitarie. Le loro ricerche sono estenuanti,  e i pericoli sempre in agguato. Un giorno, il padre della ragazza verrà attaccato da un bandito violento, e sarà il suo turno di prendere controllo della spedizione.

Presentato al SXSW di quest’anno e finanziato tramite crowd-funding, Prospect racconta una storia distopica  combinando una fantascienza dal gusto retro’ e tematiche più introspettive ed intimiste. Non sappiamo molto del futuro in cui ci troviamo, se non che la gente si trova costretta ad avventurarsi in pianeti ostili alla ricerca di fortuna e ricchezza. Il punto di forza del corto sta nell’allontanarsi dai tropi del genere, che solitamente vede i personaggi convivere con un ambiente post-apocalittico urbano e decadente, spostando tutto in una natura incontaminata, dai toni quasi magici. Lo spazio in cui si muovono i due protagonisti (in realtà, un bosco nei pressi di Seattle) è estremamente familiare ma allo stesso tempo appare sconosciuto, sospeso nel tempo.

Come un Wild West del futuro, questa foresta è una nuova frontiera da esplorare, la ragazza e suo padre sono due novelli ricercatori d’oro, e come accadeva nei western, non ci sono leggi, è una lotta continua in cui solo il più forte riesce a sopravvivere. Sul piano stilistico, il corto sembra accodarsi ad una tendenza che vede un certo tipo di  fantascienza rinunciare (per questioni di budget o altro) ai grandi effetti speciali da blockbuster, tenendosi su toni più contenuti, amalgamando elementi da cinema indipendente a suggestioni da film di genere anni 60. I costumi e le scenografie hanno un sapore fortemente retrofuturistico, la (bellissima) fotografia costruisce un’atmosfera intima, e la scelta di girare con le lenti anamorfiche per ottenere un formato widescreen rendono palese l’intenzione dei registi Zeek Earl e Chris Caldwell (anche sceneggiatore il secondo, e direttore della fotografia il primo) di rifarsi ad un cinema del passato.

L’alternarsi di scene pacate  e riflessive a momenti di azione improvvisa lascia spazio per una certa caratterizzazione dei personaggi. I dialoghi tra padre e figlia sono brevi e rari, ma molto intensi, e riescono a dare una profondità emotiva che è sempre più assente dalla fantascienza contemporanea.

Flavia Ferrucci

Flavia Ferrucci

Flavia Ferrucci

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