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Prima Online: Dinola

Nelle fredde montagne della Georgia, una giovane vedova è costretta a sposare un altro uomo e ad abbandonare la propria vita e sua figlia.

10 – 15 | 2013 | Drama | Georgia | Live-Action | Social Issues

Dinola è una bambina del villaggio di Ushguli, in Georgia. Suo padre è appena morto, e le cerimonie funebri coinvolgono tutto il villaggio. Un suo amichetto le chiede se sua madre è già andata via, ma la bambina dice di no, e non capisce perché dovrebbe farlo. In realtà, è quella la dura sorte che la aspetta: come da tradizione locale, il primo uomo che con la forza imporrà la propria volontà di sposare la vedova, avrà ogni diritto di portarla via – e la figlia rimarrà indietro, abbandonata e sola.

Basata sulla vera esperienza della nonna della regista Mariam-Bakacho Khatchvani (მარიამ ხაჭვანი), questo corto vuole dare voce alla vita di migliaia di donne della regione della Svanezia, in Georgia, uno dei luoghi più remoti del nostro continente, dove fino a soli cinquanta anni fa questo ciclo di abbandono si ripeteva continuamente. Oltre ad essere un’atto di denuncia sociale, Dinola apre anche una finestra su luoghi sconosciuti ai più, su tradizioni e costumi che difficilmente sono stati narrati ad un pubblico internazionale.

Questa incursione in un mondo nuovo è spiazzante ed affascinante allo stesso tempo: il bianco accecante del paesaggio innevato e il forte contrasto delle abitazioni medievali che vi si ergono scure sono di grande impatto visivo. Bastano pochi fotogrammi per respirare l’atmosfera di questa civiltà dura e tradizionale, osservata in un solenne momento di lutto, in cui tutti indossano abiti scuri ed accettano con dignitoso silenzio una realtà ineluttabile.

E’ la regia personale e partecipata ma allo stesso tempo altamente stilizzata ad elevare il cortometraggio ben oltre la semplice testimonianza di vita vissuta. E’ raro trovare una attenta ricostruzione storico-sociale combinata ad una cura dello stile così particolare, quasi estetizzante. Partecipiamo al dolore straziante della madre, ci commuoviamo di fronte alla disperazione della bambina abbandonata che tenta invano di seguire le tracce della madre in mezzo ai campi innevati, ma rimaniamo anche rapiti dalla bellezza dei luoghi quasi alieni e sospesi nel tempo che ci scorrono davanti.

Dinola, presentato in concorso in molti festival internazionali, è stato recentemente nominato come miglior cortometraggio agli European Film Awards, gli Oscar europei. Questo film rappresenta la vera forza che giace nel medium del cortometraggio, riuscendo a veicolare informazioni su tradizioni remote mostrando luoghi quasi del tutto sconosciuti ai più.

Abbiamo intervistato la regista per sapere di più su questo mondo e su ciò che l’ha spinta a raccontare questa storia.

Ciao Mariam, puoi dirci di più sulla “legge dello Svaneti” che viene menzionata alla fine del film? È ancora in vigore?
La tradizione voleva che, qualora una donna fosse rimasta vedova,  avrebbe dovuto sposarsi qualsiasi uomo avesse deciso di prenderla in moglie, a prescindere dalla volontà o dei sentimenti della donna in questione. Questo perché se avesse rifiutato, l’uomo avrebbe minacciato di uccidere la sua famiglia. In caso di un secondo matrimonio, la famiglia del marito defunto non avrebbe permesso alla donna di portare i propri bambini con lei, perché far crescere il proprio nipote nella famiglia di un’altro uomo era ritenuto fonte di grande vergogna all’interno del villaggio. 
Dinola si svolge circa 80 anni fa, quando mia nonna era bambina, ma questa ‘legge’ è rimasta in vigore fino a circa 40-50 anni fa, e ora le cose sono cambiate – ma non così tanto.

Così la storia ritratta in Dinola è molto personale per te, è esattamente quello che è successo a tua nonna?
Sì, questa storia parla di mia nonna. Quando era bambina fu abbandonata da sua madre, e quando si svegliò, quel giorno, provò a seguire le orme della donna a piedi nudi nella neve, piangendo. Quando raccontò questa storia,  fu una rivelazione così scioccante che decisi di fare un film, tentando di avvicinarmi il più possible allo stile documentaristico, per mostrare con realismo le vere difficoltà delle relazioni tra madri e figli del tempo,  perché era  una realtà comune a tutti gli abitanti della zona… Ecco perché realizzando il corto ho fatto del mio meglio per mostrare delle emozioni vere nel film. Mia nonna ha oramai 90 anni ormai e quando le ho fatto vedere Dinola, mi ha detto che ha trovato molto divertente il fatto che la bambina nel film indossa i calzini, mentre lei era a piedi nudi…

Cosa ti ha spinto a fare la regista?
Ho voluto mostrare al mondo quanto sia interessante la mia cultura, perché nessuno conosce lo Svaneti, dove sono nata, anche alcuni georgiani…

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Hai intenzione di fare un lungometraggio ispirato Dinola?
Sto lavorando a DEDE, un lungometraggio incentrato sulla vita della donna. Sarà complementare a Dinola, e la protagonista sarà la madre della bambina. Il film racconterà l’amore, le tradizioni e la vita folle,difficile ma interessante del villaggio di Ushguli. Situato nello Svaneti, la zona montuosa della Georgia, Ushguli è chiamato il cappello d’Europa, perché è il più alto insediamento in questo continente, e ti senti come se potessi toccare il cielo, l’inverno dura otto mesi e durante questo periodo le strade sono bloccate, e la gente diviene spietata a causa di questo ambiente severo e delle condizioni estreme. Vorrei iniziare le riprese nel mese di agosto, voglio includere tutte e quattro le stagioni nel film, e realizzarlo alla maniera di un documentario, con gente normale della zona, non attori, per ottenere un maggiore realismo possibile. Il mio villaggio è bellissimo, è un paradiso per me e questo è il motivo per cui credo che i suoi abitanti non lasciano mai la zona, nonostante la dure condizioni di vita.

Flavia Ferrucci

Flavia Ferrucci

Flavia Ferrucci

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