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Anteprima Online: La Lampe Au Beurre De Yak / Butter Lamp

Un giovane fotografo itinerante e il suo assistente invitano alcuni nomadi tibetani ad essere fotografati di fronte a vari sfondi.

15 – 20 | 2012 | Documentary | France / China | Observational | Social Issues

L’anteprima è terminata. Puoi comunque vedere il trailer e leggere la recensione. 

Partendo da una pratica molto popolare in Cina – quella del servizio fotografico di famiglia – Butter Lamp ci mostra gruppi di famiglie nomadi tibetane posare per un fotografo itinerante e il suo assistente davanti a sfondi intercambiabili assurdi e simbolici: La Città Proibita con la foto gigante di Mao, la Grande Muraglia Cinese, Lo Stadio Olimpico di Pechino, Disneyland, il Palazzo Potala a Lhasa, una spiaggia hawaiana. Tutta l’azione si svolge davanti a una telecamera fissa, ma quando l’ultimo scenario viene tirato via, la camera cambia fuoco per la prima volta rivelando il vero sfondo che è poi anche la vera ubicazione del set. Non ve la riveliamo per non rovinarvi la sorpresa, ma si tratta di un’immagine molto potente che esprime bene il tema di questo intelligente documentario sperimentale che, oltre a essere una riflessione sulla realtà e sulla rappresentazione, offre un commento sagace, e al tempo stesso delicato, sugli effetti della globalizzazione e della tecnologia, sull’assimilazione abusiva della cultura tibetana da parte della Cina e del mondo occidentale, dove i tibetani sono costretti a combattere da una posizione periferica per preservare la loro identità.

L’impianto visivo è dunque molto semplice, ma estremamente efficace. E’ la vera trovata di questo lavoro, presentato in anteprima mondiale alla Settimana della Critica di Cannes 2013, che ha fatto il giro del mondo raccogliendo numerosi premi e nomination. Come ha dichiarato il regista in un’intervista, l’idea del film è nata guardando una foto di Micheal Bash, «Varsavia 1046», che utilizzava un impianto visivo simile: «Volevo riprodurre il dispositivo di fotografare soggetti su vari sfondi. Si tratta di una pratica ancora molto popolare in Cina. Volevo un film ordinato, tra fiction e documentario, realtà e sogno, che parlasse di civiltà moderna e abitudini tradizionali, ideologia cinese e credenze tibetane. Il mondo di oggi è molto complesso, i conflitti sono ovunque, compreso il Tibet, ma non volevo offrire un giudizio positivo o negativo, volevo solo mostrare i cambiamenti di oggi, nella loro realtà a volte sconosciuta.»

Il film ha vinto il premio Premio Ri/Generazione “A World of Maps” al 021 Capalbio Cinema International Short Film Festival, proprio per questa sua “capacità di catturare il cambiamento con un tocco innovativo”. Il premio è stato conferito dalla giuria presieduta dal produttore e direttore del Sundance Festival Paul Federbush e composta dalla produttrice Marta Donzelli e dal giornalista e critico cinematografico Federico Pontiggia.

Hu Wei e nato a Pechino nel 1983 e attualmente vive e lavora tra Parigi e Pechino. Si è laureato presso l’Ecole Nationale Supérieure Des Beaux-Arts di Parigi nel 2011 e a Le Fresnoy-Studio Nationale contemporains des Arts nel 2013. Oltre al cinema, realizza installazioni, sculture e disegni.

Tommaso Fagioli

Tommaso Fagioli

Tommaso Fagioli

Founder, creative director, curator @ Good Short Films. Fond of great stories, great thinkers, great booze. My motto is, your motto.

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