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Anteprima Online: La silla de la vida di Carlos Valle

Il corto vincitore del Ca' Foscari Short Film Festival 2016 in esclusiva per 7 giorni fino al 24 marzo

2016 | 5 - 10 | Documentary | Family | Observational | Spain

La premiere online è terminata. Per vedere La silla della vita clicca qui: https://feelmakers.com/es/videos/18251/la-silla-de-la-vida

Che cosa tiene unite due donne per tutta la vita? Carmen e María sono cognate. Due anziane signore che si aiutano a vicenda durante le loro giornate solitarie. Invece di camminare con l’aiuto di un bastone da passeggio, Carmen utilizza una vecchia sedia in legno per spostarsi. È questa la suggestione che ha spinto il giovane regista Carlos Valle a realizzare La silla de la vida, una lirica e toccante riflessione sull’anzianità ambientata in un piccolo paese della Spagna rurale. Un lavoro prodotto da una delle più prestigiose scuole di cinema spagnole, la Septima Ars Escuela de Cine y Television di Madrid, e vincitore del Concorso Internazionale della sesta edizione del Ca’ Foscari Short Film Festival, il primo in Europa organizzato e gestito da un’università.

Carlos, nato a Toledo nel 1990, ha studiato Belle Arti all’università Castilla – La Mancha, e montaggio e post-produzione alla Septima Ars di Madrid. Nel 2015, ha creato la Auntie Films con suo fratello Roberto, sceneggiatore per il cinema e la tv. La silla de la vida è il suo primo cortometraggio: in anteprima online su Good Short Films per 7 giorni (fino al 24 marzo), questo piccolo documentario, che ha raccolto premi in oltre venti festival in tutto il mondo, è un inno alla bellezza e alla tristezza della vita, come ci ha raccontato Carlos Valle.

Come hai conosciuto Carmen e María e quando hai pensato di trasformare la loro storia in un film?
Carmen è mia zia e non si è mai sposata, per questo ha vissuto tutta la vita con suo fratello Juan, mio nonno, e sua moglie María, mia nonna. Carmen e María sono cognate. Quando mio nonno Juan è morto, oltre vent’anni fa, si sono prese cura l’una dell’altra. Inoltre, poiché mia zia Carmen non poteva camminare, usava una piccola sedia di legno per appoggiarsi: ho trovato questo elemento davvero affascinante.

Come hanno reagito all’idea di un documentario sulla loro storia?
Per loro è stato assolutamente normale: Carmen e María si sono sempre comportate come se non ci fossero macchine da presa, come quei documentari sugli animali di National Geographic nei quali i registi piazzano la camera e aspettano con pazienza i “momenti magici”.

Con questo lavoro avete voluto dare dignità e importanza ad una fase particolare della vita, la terza età. 
Assolutamente: con questo short doc, la nostra intenzione è stata quella di onorare la terza età e mostrare come i nostri anziani arrivano all’ultima fase della vita. È un omaggio alla vecchiaia e al passare del tempo.

Il documentario ha un finale molto poetico e “fantastico”. Perché questa scelta?
Ho studiato Belle Arti all’università e, da artista, devo osservare tutti gli strumenti che ho a disposizione per raccontare una storia. Se ho mischiato fiction e realismo, l’ho fatto perché volevo mostrare che la sedia è parte dell’anziana protagonista, ed è un elemento d’aiuto per lei. Per trasmettere questo concetto, ho voluto “animare” la sedia e creare una metafora. Penso sia stato rischioso, ma il realismo magico è un concetto davvero interessante al cinema.

Hai realizzato questo lavoro con tuo fratello Roberto: la convivenza e i vincoli affettivi sono il centro del vostro lavoro?
Sì, forse è così. Sono una persona molto legata alla famiglia, come lo sono i miei genitori, mio fratello, i miei nonni… Finora, tutte le storie che abbiamo raccontato riguardano le famiglie. È possibile che scavando nel profondo delle mie emozioni, e anche in quelle di mio fratello Roberto, troviamo storie che parlano di unione ed emozione. L’unione ci rende più forti e probabilmente è quello che ci dicono le nostre storie.

Quali sono stati i tuoi riferimenti stilistici? Vengono subito in mente Nanuk l’eschimese di Robert Flaherty e Arrugas di Paco Roca…
Da cinefilo, amo ognuno dei vari tipi di stile cinematografico e narrativo. Al momento delle riprese di La silla de la vida, sono stato fortemente influenzato da Nanuk e Arrugas: Nanuk per lo stile narrativo, Arrugas per il tema e il background. Molte persone mi hanno detto che La silla de la vida sembra un film di Almodóvar, ma devo dire la verità: quando ho iniziato le riprese del corto, nel 2012, non avevo ancora visto niente di Almodóvar…

Il cinema è l’unico atto di resistenza alla morte?
Sì. Grazie all’arte, comprendiamo la storia. Attraverso l’arte, capiamo l’essere umano e, anche se siamo mortali, l’arte sopravvive, è eterna. Un giorno morirò, ma soltanto fisicamente, perché finché la mia arte vive, anch’io sarò vivo.

Quali saranno i tuoi prossimi impegni?
Al momento stiamo lavorando a diversi progetti. Innanzitutto, in questo periodo siamo in giro per festival con il nostro secondo cortometraggio, Segundito, un’animazione in 3D diretta da mio fratello Roberto che sta riscuotendo ancora più successo di La silla de la vida. Siamo stati selezionati allo Stuttgart Festival of Animated Film, al Go Short, ad Animac… Tutti festival che fanno da pre-selezione agli Oscar e ai Goya. Inoltre, stiamo scrivendo la sceneggiatura di un corto d’animazione 2D nello stile di La tartaruga rossa di Michaël Dudok de Wit. Ci auguriamo che Segundito riesca ad attrarre abbastanza finanziamenti per produrlo: se siete interessati potete collaborare con noi al progetto cliccando qui. Infine, stiamo producendo un documentario sulla storia dei bambini orfani che hanno sofferto la terribile alluvione di Consuegra, il nostro paese, avvenuta l’11 settembre del 1891. È una vicenda commovente, che prosegue il percorso di La silla de la vida. Trovate ulteriori informazioni a questo link.

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Editor-in-Chief @ Good Short Films

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