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Prima Online: The Show MAS Go On

L'artista Rä di Martino celebra MAS, gli storici "magazzini del popolo" romani, con un documentario sospeso tra realtà e finzione.

2014 | 25 - 30 | Documentary | Experimental | Italy | Urban

Cos’è MAS? Spieghiamolo ai non romani. Si tratta di un negozio leggendario, vero e proprio luogo di culto, a due passi da Piazza Vittorio, nel quartiere multietnico dell’Esquilino, che negli anni ’30 era il più grande emporio del lusso della capitale. Di quell’epoca sono rimasti forse solo i lampadari a mezz’aria, alcuni oggi scesi quasi al livello del suolo ora rivestito di moquette spelacchiata. I MAS, acronimo che sta per “magazzini dello Statuto”, dall’omonima via in cui si trovano, nel tempo sono diventati i “magazzini del Popolo”, migliaia di metri quadrati distribuiti su più piani, quantità incalcolabili di polvere, prezzi stracciati e vestiti di ogni genere. E soprattutto un’umanità vasta e variopinta.

Ebbene, nel novembre 2013 MAS aveva annunciato per l’ennesima volta la chiusura. Questa volta sul serio, dicevano. Gli affitti troppo alti, il costo del lavoro, la gente che spende meno, la concorrenza dei grandi outlet come H&M e Zara, i rivenditori online. Drag-queen, badanti romene, giovani sposi moldavi, vecchietti del quartiere, commesse che lavorano lì da 40 anni, costumiste, scenografi, attori, erano già tutti vestiti a lutto. E invece i magazzini sono ancora aperti, in equilibrio precario. Forse anche grazie al bel documentario dell’artista romana Rä di Martino, che per puro amore e senso di appartenenza ha messo in piedi questa impresa di raccontare quello che è il simbolo di una romanità popolare e bizzarra, sincera e cafona, generosa e paracula, che ancora resiste a un mondo sempre più omologato e pretenzioso – perché lo spettacolo di MAS deve andare avanti.

The Show MAS go on è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2014, dove ha vinto il Premio Gillo Pontecorvo, Premio SIAE per l’innovazione, Premio Open. Dopo aver girato alcuni festival europei, è stato infine premiato ai Nastri d’Argento 2015 con miglior docu-film. Abbiamo raggiunto Rä di ritorno dall’ultima proiezione del film alle giornate de Lo Schermo Dell’arte Film Festival di Firenze, per farle qualche domanda.

The Show MAS Go On è un documentario che si è inizialmente auto-finanziato grazie a un crowfunding su Indiegogo, a cui poi è subentrato il sostegno di GUCCI, Think / Cattleya e il Comune di Roma. Come nasce l’intero progetto?
È nato in modo molto casuale, per una volta ho veramente creduto che stesse per chiudere perchè avevano in effetti problemi reali con l’affitto, quindi mi è venuto in mente di girare qualcosa dentro i magazzini quando sono vuoti, delle carrellate semplici, silenziose, per registrare il luogo prima della chiusura. Parlandone con Federica Illuminati e Marcella Libonati, che sono poi diventate le due collaboratrici del progetto, nasce l’idea di fare qualcosa di più che sfociasse in una via di mezzo anche con il documentario per raccontare MAS in tutti i suoi aspetti, soprattutto l’umanità che lo circonda. Abbiamo iniziato letteralmente senza budget, e pian piano mentre giravamo cercavamo i fondi che sono arrivati da fonti completamente diverse…

Il doc è pieno di partecipazioni importanti, e gratuite, a partire da Iaia Forte nella parte della proprietaria, Filippo Timi che riemerge da un cesto di pancere in una scenografia che richiama i Giorni Felici di Beckett, e poi ancora Sandra Ceccarelli, Maya Sansa. Come li hai coinvolti?
Sono amici attori che si sono molto generosamente prestati, ma ognuno in fondo è perfetto per la scena. Iaia è bravissima a riportarci la presenza e la personalità della padrona dei grandi magazzini che assolutamente non voleva essere ripresa, così recita sulla sua vera voce in lip-synch. Maya e Sandra perfetti nel micro-remake di un episodio di Twilight Zone (“The After Hour”, Ndr) e Filippo Timi che riesce a essere commovente anche in un cesto di pancere.

Come hanno reagito i proprietari di MAS all’idea di un documentario?
Loro all’inizio non volevano saperne perchè sono sempre preda di fotografi e giornalisti, a volte anche per cose sgradevoli o scandali per cui erano molto protettivi; una volta ci hanno pure cacciato a metà riprese. Però molti dei commessi e la direttrice ci supportavano, e alla fine quando hanno visto il documentario anche le proprietarie sono state molto contente e sono venute a vari screening. Hanno tenuto la locandina in una vetrina per più di un anno.

Come ha fatto MAS ha sopravvivere per tutti questi anni?
Come dice la proprietaria alla fine nonostante i costi così bassi quando si vende così tanto comunque c’è sempre un guadagno, ma sono talmente famosi che veramente tutti vanno sempre.. per il resto sinceramente ancora non ho capito come fanno a sopravvivere.

E se MAS diventasse un web retailer, una sorta di bazar online?
Impossibile, il punto è l’esperienza di essere lì, cercare le cose per caso…

Il documentario miscela realtà e finzione, alternando il musical al noir. Perché questa scelta?
Sinceramente non mi trovo a mio agio con l’idea di fare un documentario, e in questo caso ho cercato di farlo per la sfida di riuscire a descrivere un luogo quasi indescrivibile, quindi più che osservare per ore la gente o quello che accadeva ho cercato anche di raccontare quello che io ci vedevo e perchè lo trovo così bizzarro. Il risultato è questo mix-mash di generi che spero riescano a riportare qualcosa dell’atmosfera e del surreale che io ci vedo.

Filmografia di Rä di Martino:
2014 The Show MAS Go On (doc, cm)
2013 The Picture of Ourselves (video)
2012 Petite Histoire du plateaux abbandonnèe (cm)
2010 If You See the Object, the Object Sees You (video)
2009 August 2008 (cm)
2008 The Nightwalker (video installazione)
2007 The Red Shoes (cm)
2006 La camera (cm)
2005 The Dancing Kid (video installazione)
2004 CanCan! (video)
2003 Untitled (Rambo) (video)
2002 NOT360 (cm)
2001 Between (cm)Tommaso Fagioli

Tommaso Fagioli

Tommaso Fagioli

Founder, creative director, curator @ Good Short Films. Fond of great stories, great thinkers, great booze. My motto is, your motto.

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