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Jonah

Una favola piena di sorprese ed effetti speciali narra le conseguenze disastrose di fama e ricchezza nella vita di un ragazzo di Zanzibar.

15 – 20 | 2013 | Adventure | Dystopia | Special FX | UK

Kibwe Tavares è uno dei giovani registi inglesi più interessanti del momento. Laureato in architettura, ma da sempre appassionato di cinema, realizzò il corto distopico-fantascientico Robots of Brixton come tesi di fine corso. Il film diventò virale in pochissimo tempo e finì col vincere un premio speciale a Sundance 2012. Tavares ha poi fondato, assime ai registi Jonathan Gales e Paul Nicholls, lo studio ‘Factory Fifteen‘, un collettivo di artisti visivi che produce cortometraggi, animazioni e pubblicità estremamente innovative. È stato inoltre invitato a tenere un TED Talk nel 2013. Il regista possiede un approccio molto innovativo alla narrazione e alla costruzione dell’immagine con elementi multimediali molto bel miscelati per raccontare tematiche dal forte taglio sociale. Tutte queste caratteristiche si trovano in Jonah, ultimo suo lavoro presentato al Sundance nel 2013.

La storia è molto semplice: Mbwana e Juma sono due amici di Stone Town in Zanzibar, costantemente alla ricerca di qualcosa che cambi le loro vite. Un giorno, dopo aver rubato una macchina fotografica a un turista straniero, si divertono a fare delle foto in riva al mare. Un fortunato scatto che ritrae Mbwana insieme ad un gigantesco e bizzarro pesce sarà la svolta che cercavano. Nel giro di poco tempo questa misteriosa creatura diventa una grande attrazione turistica che trasforma la antica città in una metropoli decadente e corrotta. La fama e i soldi che tanto sognavano saranno in realtà la loro nemesi che sortirà effetti negativi sulla loro amicizia, sull’ambiente che li circonda e anche su loro stessi. Quando in vecchiaia Mbwana ritroverà il pesce, oramai tanto vecchio e dimenticato quanto lui, solo uno dei due potrà sopravvivere.

Jonah vuole illustrare gli effetti del turismo, della globalizzazione e del turbocapitalismo nei paesi in via di sviluppo, ma il regista ha deciso di farlo con un film che altalena umorismo e dramma, realismo e fantascienza visionaria. Girato on location e poi animato in post produzione (qui un dettagliato diario del making of del film), il corto è un’esplosione di colori, suoni e animazioni 3D – un misto di tecniche visive che supportano una narrazione solida ed avvincente. Il regista ha detto che il suo obiettivo è parlare di tematiche che gli sono care, ma di farlo in una maniera accessibile che possa interessare e intrattenere il pubblico. Questo corto ne è la riprova. Divertente, commuovente, avvicente, fantastico nella maniera in cui ci trascina in un mondo possibile ma lontano dal nostro, è decisamente uno dei migliori lavori degli ultimi anni. La colonna sonora dalle tonalità ambient e dub a è stata creata da Mark Sayfritz, e il protagonista Daniel Kaluuya è una stella nascente del cinema inglese, molti lo ricorderanno nell’episodio sui talent show della serie Black Mirror.

Flavia Ferrucci

Flavia Ferrucci

Flavia Ferrucci

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