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Non dimenticar le mie parole – di Riccardo Rabacchi

Un giovane alla disperata ricerca della propria strada catapultato in una pièce da teatro dell'assurdo

5 - 10 | Comedy | Grotesque | Italy | Live-Action | Youth

Il cortometraggio del regista romano Riccardo Rabacchi porta con sé forti echi di uno stile alla Woody Allen. Forse può sembrare un paragone un po’ azzardato, ma è stato ciò a cui si pensa subito durante la prima visione di Non dimenticar le mie parole. La storia è molto semplice: un pizza-boy deve fare una consegna, ma non è preparato a quello che troverà.

Il monologo, scritto da Tomaso Vimercati, rappresenta perfettamente il flusso di coscienza di un ragazzo dalle idee un po’ confuse. Forse proprio un attore che interpreta un personaggio diverso ogni volta che cambia lavoro, ma che deve pagare il suo pubblico ordinando pizze a domicilio.

Ascoltando le vicende che questo bizzarro personaggio racconta, prende forma nella nostra mente l’idea di un giovane alla disperata ricerca della propria strada, a cui nulla sta andando ancora per il verso giusto. O almeno fino ai 22 anni, in cui un’esplosione di luce è arrivata ad illuminare la sua buia esistenza.

Questo è uno di quei corti che è bello rivedere più volte, un po’ per l’ottima interpretazione di Luca Di Giovanni e un po’ per cercare di capirne il senso profondo. Dal desiderio di essere un pescivendolo di pesci vivi, all’attività di aiuto fioraio, in cui la vita ti colpisce inaspettatamente, mentre si attende il proprio riscatto. Senza contare il fatto che il tutto è accompagnato dall’omonima canzone di Emilio Livi con il Trio Lescano: il giusto tocco vintage.

E voi, ci pensate mai agli asinelli?

Marta Zannoner

Marta Zannoner

Aspirante scrittrice, osservo la realtà spesso distrattamente. Per questo ricorro ai film, per prestare attenzione.

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