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Soy negra, soy marica y soy puta – di Hugo Meijer & Cas van der Pas

Un documentario dedicato a Diana Navarro, avvocato, sex worker e sindacalista che si batte per i diritti LGBTQ

20 – 25 | 2014 | Colombia | Documentary | GLBT | Work

Soy negra, soy marica y soy puta è il cortometraggio d’esordio di Cas van der Pas e Hugo Meijer. I due registi hanno scelto di raccontare la storia di Diana Navarro, avvocato simbolo della comunità LGBTQ, sex worker e sindacalista che si batte per i diritti umani.

L’idea di questo documentario è iniziata nel 2012, quando Van der Pas e Meijer sono arrivati in Colombia con un’idea precisa: trovare una persona davvero stimolante e realizzare un film sulla sua storia. L’illuminazione è arrivata a Bogotá, dove i due hanno conosciuto Diana. Una donna transgender, prostituta ma soprattutto la prima trans colombiana ad essere ammessa all’università, dove ha studiato legge per portare avanti meglio il proprio attivismo.

Soy negra, soy marica y soy puta ripercorre la sua vita, il lavoro con il sindacato Corporación Opción por el Derecho de Hacer y el Deber de Hacer, le sue battaglie, i versi di Whitney Houston che le hanno salvato la vita, ma soprattutto ciò che ci cela dietro la Diana forte e “luchadora” che non si arrende mai. Dal suo amore per gli animali ai suoi sentimenti più profondi. Diana ha sacrificato tutto per mettere al centro della sua vita la Corporación Opción.

“Grazie al lavoro della Corporación – ha raccontato Diana in un’intervista a We Who Feel Differently – ora abbiamo gli strumenti per difenderci, perché in Colombia la prostituzione è in uno stato di limbo giuridico. Non è legale, ma non è nemmeno illegale. La Costituzione colombiana fa riferimento al diritto alla libera scelta della professione e del lavoro. Nonostante sia un’attività economica, la seconda a livello mondiale in termini di generazione di reddito, la prostituzione non è riconosciuta come tale in questo paese o in molti altri paesi dell’America Latina; al contrario, è considerata un problema sociale”.

“L’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha una posizione abolizionista riguardo alla prostituzione perché afferma che la sua pratica non nobilita una persona. Una volta ho fatto una domanda ad un funzionario dell’OIL, presentandogli il mio esempio: grazie al mio lavoro di prostituta ho potuto studiare e aiutare la mia famiglia. Grazie al mio lavoro di prostituta ho quello che ho e sono quello che sono oggi…
Allora, la prostituzione è un lavoro dignitoso o no? La morale deriva dal fatto che per questo lavoro non usiamo le parti del nostro corpo che altre persone usano normalmente; usiamo i nostri genitali. Ma il vero problema è che siamo ancora legati a quei concetti giudaico-cristiani che si riferiscono alla moralità del sesso e a tutta l’abolizione del piacere per l’essere umano”.

“L’invenzione più grande del mondo – aggiunge nel corto – non è stata la ruota ma la scala: perché con la scala sali i gradini passo dopo passo, finché non raggiungi la cima, ma molte volte dà più soddisfazione salire i gradini che raggiungere la cima”. Un’autentica lezione di vita, soprattutto pensando alla pericolosa deriva dei nostri sindacati confederali, che negano sempre più il conflitto per sposare il liberismo e far esplodere le disuguaglianze.

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Editor-in-Chief @ Good Short Films

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