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Tse – di Roee Rosen

L'esorcismo della crudeltà secondo Roee Rosen

2010 | 30 - 35 | Documentary | Israel | Pain & Pleasure | Politics

Tse (Out) è un cortometraggio del 2010 diretto dall’artista israeliano Roee Rosen e vincitore nella sezione Orizzonti alla 67° edizione della Mostre d’Arte Cinematografica di Venezia. 34 minuti che si svolgono in tre sole scene: la forza e l’impatto di questo lavoro sul pubblico non risiedono certo nella scenografia o nei tecnicismi.

Tse trascina lentamente lo spettatore nell’intimità delle sue protagoniste, Yoana, 32 anni, femminista e pacifista, ed Ela, 25 anni, militante di destra cresciuta in una famiglia razzista. La parte centrale di Tse presenta l’immagine di un pestaggio sadomasochista in un salotto mondano. La scena non è recitata: le preferenze sessuali di Yoana e Ela nella vita reale includono infatti elementi BDSM (Bondage-Domination-Sadism-Masochism).

Lo scopriamo nell’antefatto, un’intervista alle due partecipanti, che sembra dapprima un normale documentario sulle loro esperienze nella scena sado-masochista israeliana, ma ben presto si trasforma nell’esposizione della premessa narrativa dell’opera, secondo la quale una delle donne è posseduta dal Demonio e l’altra un’esorcista. In questa sessione BDSM i dolorosi colpi assestati dalla Dominatrice (Yoana) portano la vittima (Ela) a sputare citazioni del ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman, famoso per essere uno dei politici più estremisti della destra israeliana.

La capacità di Rosen è quella di metterci nella posizione di poter ingrandire la prospettiva del nostro giudizio su quello che vediamo nella scena riconoscendolo come più universale. Una rappresentazione del luogo dove i demoni portano l’essere umano. E i demoni, si sa, li abbiamo tutti. Mettendoci nella posizione di voyeur, Rosen non può e non vuole di certo impedirci di giudicare. Non potendoci pensare come puri e purificati dall’odio possiamo dare un giudizio più maturo e consapevole.

Tse ci lascia spiazzati. La scena finale – una canzone sulle parole di Letter to Mother del poeta russo Esenin – eleva e complica l’eco emozionale di quanto precede (oltre che essere un omaggio diretto alla scena finale di un altro film che esplora l’ibridismo, la sessualità estrema e la politica: W.R.: Mysteries of the Organism di Dušan Makavejev). Quanto visto è stato strano e a tratti spiacevole, quasi fastidioso. Inizialmente spiazza, non piace ed è difficile da dimenticare. Forse proprio per questo, non riuscendo a smettere di pensarci, ci porta alla consapevolezza di una certa capacità negativa nell’esercizio del giudizio: alla fine siamo noi a esserne esorcizzati.

Anita Vicenzi

Anita Vicenzi

Vivo tra piante grasse, fumetti e Polaroid. L’unica cosa che mi divide da Alex Turner è il piatto di tortellini in brodo che mangio a letto mentre guardo The Walking Dead. Faccio la speaker a Radio M**Bun.

 

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