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Elefante

Un uomo è molto scontento della sua vita, ma quando gli verrà diagnosticata una sindrome rarissima, tutto cambierà.

2012 | 5 - 10 | Drama | Live-Action | Spain | Supernatural

Manuel è un uomo di mezza età profondamente scontento della propria vita. Lavora da 25 anni nella stessa azienda, ma non avanza di posizione. Sua moglie lo ignora, i figli sono come estranei e ha un unico amico – che odia. Le sue giornate scorrono con indolenza, fino al momento in cui, a seguito  di un persistente mal di testa, gli verrà diagnosticata una sindrome rarissima: in pochissimo tempo si trasformerà in un elefante.

Questa sconvolgente rivelazione e la sua rapida metamorfosi nel goffo animale daranno uno scossone alla sua esistenza. Come un moderno e tragicomico Gregor Samsa, vedrà i suoi familiari allontanarsi, le sue attività giornaliere diventare sempre più difficili, per finire in una totale alienazione dalla società e dalla vita. Questa trasformazione, però, potrà forse essere l’unica soluzione catartica e liberatrice per il suo profondo scontento.

Narrata in prima persona dal protagonista, questa surreale storia di alienazione e catarsi oscilla sempre su due toni opposti e compresenti: se da un lato la situazione rischia di scadere nel grottesco, dall’altro l’impatto emotivo e intimo della narrazione è forte (complice anche il leitmotiv di Alexander Desplat, “rubato” dallo score di  Fantastic Mr. Fox).

E’ questa la peculiarità di ‘Elefante‘.  Il continuo passaggio tra commedia e tragedia è gestito molto bene dal regista, che non permette mai che il protagonista diventi uno spauracchio per ricevere risate facili. L’assurdità del fatto che stiamo assistendo alla trasformazione di un uomo in un elefante passa in secondo piano, realizzando che altro non è che l’estremizzazione del profondo disagio esistenziale del protagonista.

Il mix di influenze alte e basse realizzato da Pablo Larcuen è molto interessante.  L’evidente ispirazione kafkiana è il principale cardine della storia, ma il regista ha preso qua e la’ dalla cultura popolare e dalla storia del cinema, unendo tutto in un prodotto originale e moderno. Impossibile non pensare ad Elephant Man di David Lynch, esplicitamente citato in un’ammiccante battuta in cui il protagonista si chiede se diventerà come il triste protagonista del film. Ma no, gli verrà risposto, assomiglierà più all’elefantino Babar. Triste e allegro, cinema d’autore e cartoni animati per bambini, tutto è incredibilmente bilanciato e mantiene una sua coerenza. Forti anche le assonanze con lo stile di Spike Jonze:  difficile non pensare al video di Da Funk dei Daft Punk. Il cane antropomorfo che si aggira per le strade di New York diventa qui un elefante triste e alienato dal mondo, ma le scene in notturna dei due “mostri” solitari rimandano l’una alle altre.

Pabl Larcuen è un giovane talento spagnolo. Il suo primo corto, il folle Mi Amigo Invisibile, debuttò a Sundance 2010 e fu inserito nella shortlist per gli Oscar di quell’anno. Con Elefante ha vinto il premio come miglior corto a SITGES nel 2012. Ha appena realizzato il suo primo cortometraggio, l’horror Hooked Up, primo lungo ad essere stato interamente girato con un i-phone.

I suoi corti sono prodotti dalla Escandalo Films, casa di produzione di cui abbiamo già curato La Huida.

Flavia Ferrucci

Flavia Ferrucci

Flavia Ferrucci

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