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Killing Klaus Kinski – di Spiros Stathoulopoulos

La vertiginosa rivisitazione di un capitolo leggendario di storia del cinema: la lavorazione di Fitzcarraldo, capolavoro del 1982 di Werner Herzog

20 – 25 | 2016 | Art | Colombia | Drama | Experimental

Killing Klaus Kinski di Spiros Stathoulopoulos, regista greco-colombiano autore di PVC-1 (2007) e Metéora (2012), rivisita un capitolo leggendario di storia del cinema: la lavorazione di Fitzcarraldo, capolavoro del 1982 di Werner Herzog. Un film da tre anni di riprese, miliardi investiti di tasca propria dal regista tedesco e una lavorazione a dir poco problematica. Un’opera epica, quella sul folle e visionario Brian Sweeney Fitzgerald che sognava di costruire il più grande teatro lirico del mondo in mezzo alla giungla amazzonica. Nessuno morì durante la lavorazione, ma il direttore della fotografia Thomas Mauch si ferì una mano sulle rapide, un membro della troupe venne morso da un cobra e gli fu amputato il piede, un altro rimase ferito nell’atterraggio del suo aereo. Soprattutto, come raccontato in Kinski – Il mio nemico più caro, la tribù di indios che recitava nel film si offrì volontaria per uccidere Klaus Kinski e liberare tutta la troupe dalla sua nefasta presenza.

Killing Klaus Kinski

Kinski è stato uno degli attori più eccentrici e controversi del Novecento. La collaborazione con Herzog è durata cinque film (Aguirre, furore di Dio, Nosferatu, Woyzeck, Fitzcarraldo, Cobra Verde) tra stima, complicità, esplosioni d’ira e conflitti. Senza montaggio, girando one shot con uno strepitoso sound design, Stathoulopoulos usa il vero racconto di Herzog come punto di partenza per reimmaginare cosa accadde tra il regista e i nativi amazzonici che volevano uccidere il maniacale ed odioso attore tedesco. Anche se la voce fuori campo è quella di Herzog, la prospettiva visiva (e narrativa) è quella della tribù le cui terre sono invase da una troupe occidentale.

Il corto circuito è tutto qui: non è più una battaglia tra due bianchi caparbi e ostinati, un racconto sul rapporto tra uomo e natura e sull’ossessione che diventa mostruosità, ma un conflitto in cui un progetto artistico europeo turba l’ecosistema spirituale che vuole usare come set. Se gli indios credono nella propria capacità di raggiungere il necessario equilibrio di convivenza per rispettare la natura, Stathoulopoulos solleva affascinanti interrogativi sul senso della responsabilità artistica. Killing Klaus Kinski è parte del progetto Amazonas, composto da sei cortometraggi sulla foresta pluviale amazzonica, i suoi abitanti e le sfide che devono affrontare.

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Editor-in-Chief @ Good Short Films

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