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Limbus – di Michael Philipp

In guerra, oltre la vita, si perde prima di tutto se stessi

20 – 25 | 2016 | Drama | Live-Action | Switzerland | War

1918, la Prima guerra mondiale è finita e due soldati possono finalmente incamminarsi verso casa. Sono sopravvissuti, ma il loro animo è appesantito da quattro anni di vita al fronte, lontani da casa e dagli affetti. Una foto, un ricordo, una lettera sono stati per anni l’unica promessa di un futura normalità.

In Limbus, il cortometraggio scritto e diretto da Michael Phlipp (regista tedesco nato a Gerusalemme nel 1968, un passato da graphic designer e dal 2008  filmmaker e motion designer indipendente), a essere messo in evidenza è lo stato di “limbo” in cui piomba l’esistenza di uno dei due reduci. La normalità non esiste più, ne restano solo i frammenti. A sottolinearlo sono le inquadrature e i gesti dell’uomo, oramai anziano, che ha smesso di cercare una ragione e tenta di riappacificarsi con il proprio vissuto.

L’essere sopravvissuti alla guerra non si è rivelato il preambolo di una vita felice. Tutto ha preso il contorno dell’incertezza e quello spazio tra l’inferno, la guerra, e la normalità, diventa una trappola da cui è difficile uscire. Solo con gli anni si può pareggiare il conto con il passato.

Di Limbus colpisce una bellissima fotografia e i tagli netti delle inquadrature che, nella parte dedicata al soldato oramai anziano, non includono mai il soggetto per intero. Le mani che riordinano delle vecchie foto, le labbra che raccontano, un occhio e un orecchio. Tagli, ferite, di un uomo che come tanti, in guerra ha perso prima di tutto se stesso.

Chiara Pascali

Chiara Pascali

Digital Strategist. Particolare inclinazione verso la continua ricerca del nuovo e del bello. Cinema, letteratura e musica i linguaggi che preferisco per sondare la realtà che mi circonda.

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