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The Arab Series #2: The Curse

Fatine è con il suo amante, un uomo che potrebbe essere suo padre. Un gruppo di bambini la scopre: ora tutto ciò che desidera è tornare a casa.

15 – 20 | 2012 | Drama | Live-Action | Morocco | Teenager | 2012

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Fatine è una ragazza marocchina, tutta orgoglio e forza di volontà. Il sole picchia forte nel deserto: si è avventurata lontano dal villaggio per un incontro clandestino con il suo amante, un uomo che potrebbe essere suo padre. Promette l’Europa, una famiglia, una casa, una vita normale. Un sogno. Ma subito i due sono sorpresi da un gruppo di bambini. Se Fatine non li paga per tenere la bocca chiusa, diranno ai genitori e a tutto il paese che è una puttana. Intorno c’è solo la polvere e ormai non sembra esserci più nulla da nascondere. Fatine inizia a camminare: è disposta a tutto per tornare a casa.

Prodotto da Gavin Humphries (Quark Films) e Karim Debbagh (Kasbah Films), supportato da Film4 e BFI, The Curse è il quarto cortometraggio scritto e diretto da Fyzal Boulifa, filmaker nato a Leicester nel 1985 da genitori marocchini. È proprio da un aneddoto dell’adolescenza di sua madre che si ispira la storia della ribelle Fatine (l’intensa e androgina Ibtissam Azara). Una outsider che vuole lasciarsi alle spalle il merdaio in cui vive, che scopre il sesso (il suo potere, la sua condanna), che diventa vittima ma non è mai tale (il Curse dello slang Brit è il ciclo mestruale, il corrispettivo arabo Al-Laana è la miseria dell’individuo dinanzi al Tutto). La mdp tallona gambe e piedi, segue il corteo dei bambini, animali cattivi che la ricattano perché pateticamente umani.

La fotografia di Taina Galis e i movimenti dell’operatrice Annette Remler rendono Chichaoua (zona di passaggio tra Marrekech e Essauoira) un non-luogo astratto, infinito e irrale. All’instant-karma che la punisce, Fatine reagisce andando oltre il fatalismo e la miseria. Una concretezza spietata che rende possibile fuggire a un destino già tracciato. Mettendo in campo realismo (giovani attori non professionisti scelti con rispetto pasoliniano dei volti) e genere (l’andamento è quello di una minacciosa fiaba arsa dal sole), The Curse è l’espressione dell’identità multipla del suo autore, che come nel cinema di Nabil Ayouch e Rabah Ameur-Zaïmeche, si riconcilia con le radici trovando passato, presente e (assenza di?) futuro nel racconto di una ribellione.

Fyzal Boulifa ha debuttato nel 2008 con Afternoon. Whore (2009) e Burn My Body (2010) sono stati prodotti da B3 e UK Film Council. The Curse è stato selezionato nel 2012 alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes, al BFI, al Sundance e al Dubai Film Festival. Nel 2015 ha diretto Rate Me (ritratto di una escort adolescente, presentato ancora alla Quinzaine) e sta sviluppando l’esordio nel lungometraggio, Pagan Magic, favola dark ambientata nel Marocco degli anni ’60 e ispirata alle storie di fantasmi giapponesi (!). Il progetto è stato selezionato all’Open Doors 2015 (il laboratorio di coproduzione del Festival di Locarno), dedicato quest’anno a quattro paesi del Maghreb: Algeria, Libia, Marocco e Tunisia.

Alessandro Zoppo

Tommaso Fagioli

Tommaso Fagioli

Founder, creative director, curator @ Good Short Films. Fond of great stories, great thinkers, great booze. My motto is, your motto.

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