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Traces – di Puru Agarwal

La disabilità è uno stato mentale, come dimostrano una danzatrice di Bharatanatyam e l'autore del suo romanzo

0 – 5 | 2017 | Disease | Drama | India | Live-Action

La galassia del cortometraggio indiano è sconfinata, piena di orrori e meraviglie. Molti recenti cortometraggi hanno schierato nel cast nomi famosi dell’industry Hindi, Marathi, Tamil, Kannada e Bengali, aprendo al pubblico la scoperta della forma breve, efficace ed accattivante. Traces del giovanissimo regista Puru Agarwal, da Pune, ha tutte le carte in regola per diventare una hit da web.

Lanciato online in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, il corto racchiude tantissime realtà nei suoi due minuti e 14 secondi. L’intento è chiaro: promuovere la vita dignitosa di persone disabili in tutte le sfere della società e dello sviluppo. Citando una celebre frase di Mark Ingliss, l’alpinista neozelandese che pur avendo perso le gambe durante una scalata (a soli 23 anni rimase intrappolato per 14 giorni in una caverna ghiacciata) è arrivato sul tetto dell’Everest con le sue protesi, Traces racconta la disabilità come stato mentale.

È giunto il momento di ridefinire il nostro stesso concetto di handicap. “In fondo, quali sono i nostri limiti? È tutto nella nostra mente”, ci dice Ingliss. Come i personaggi creati da Agarwal, una danzatrice di Bharatanatyam e lo scrittore del suo romanzo. Sta a noi rompere queste barriere.

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Editor-in-Chief @ Good Short Films

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