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The Landing – di Josh Tanner

Estate del 1960, una fattoria del Midwest: dov'è il nemico?

15 – 20 | Australia | Live-Action | Mistery | Sci-Fi

Tutto inizia (o finisce?) in una camera d’ospedale, dove un uomo maturo veglia gli ultimi sprazzi di vita di qualcuno che non vediamo. Una voce fuori campo parla concitatamente con il 911 implorando un intervento d’urgenza. Potrebbe essere lo stesso uomo, che dopo poco ritroviamo ben vestito, con una pala in mano, intento a vagare in un campo arato vicino ad una fattoria, poco prima del flashback che ci riporta indietro di 50 anni circa, in un’imprecisata località dell’America rurale: è il 1961 e la Guerra Fredda è lungi dall’essersi conclusa. Di sicuro non si sono esauriti i suoi effetti sulle persone comuni.

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The Landing è un corto australiano che finge di essere statunitense e gli va riconosciuta una certa cura nella ricostruzione delle ambientazioni e nell’utilizzo dei VFX. Nota di colore: il fienile in cui si svolge l’azione è lo stesso costruito per Superman Returns di Bryan Singer.

The Landing è un viaggio nel passato, uno scavo non solo metaforico che deve far emergere un trauma rimasto sepolto troppo a lungo. Non è perfetto, ma presenta una forza che risiede nell’alchimia di riferimenti incrociati che vi sono stati inseriti e che accendono lentamente la fantasia dello spettatore, per poi demolire, uno dopo l’altro come tessere del domino, i luoghi comuni che ha saputo evocare fino a quel momento.

Thriller, sci-fi, dramma. Tutto e niente: è questione di linguaggio, di attesa e di dosaggio degli ingredienti. Il regista Josh Tanner utilizza abilmente uno dei generi maggiormente abusati nel corso degli anni 50 per parlare della paura dell’altro, dell’invasore rosso: la fantascienza. L’oggetto che cade dal cielo, i soldatini, il robot giocattolo rosso, immagini stilizzate di un genere atomizzato. Tante molliche di pane che portano lo spettatore dove vuole il regista.

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Leggendo alcune interviste al giovane regista scopriamo che The Landing, costato circa 75 mila dollari, è un prodotto ambizioso perché punta direttamente al grande schermo e non lo fa per snobismo, ma per un sincero amore per il cinema. L’enorme numero di premi e riconoscimenti che si è visto attribuire nei festival in giro per il mondo, in qualche modo consacra questo amore.

Luca Luisa

Luca Luisa

Amo il brutto perchè stimola la creatività. Mi piace scavare e scoprire tesori nascosti. Quando posso, provo a passare dall’altra parte dello schermo e con i miei compagni di Visceravisions creo incubi. Mangio carta stampata e non mi piace il pop.

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