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The Shaman

In un 2204 oscuro e minaccioso, Joshua è uno Sciamano mandato in missione per convertire l’anima di una colossale macchina da guerra

15 – 20 | 2015 | Austria | Dystopia | Sci-Fi | Special FX

The Shaman è il nuovo cortometraggio di fantascienza scritto, diretto, montato e prodotto dal regista austriaco Marco Kalantari. Ambientata in un 2204 oscuro e minaccioso, quest’epica avventura con allure da blockbuster ci trasporta nel pieno di una guerra che infuria da 73 anni e vede contrapposti la Federazione Bianca e l’Alleanza Atlantica. Negli ultimi tempi, tuttavia, il volto del conflitto è cambiato. Nonostante il mondo sia in fiamme e gli uomini continuino ad ammazzarsi, l’umanità ha riscoperto le arti magiche e lo Sciamanesimo. Ogni essere e ogni oggetto hanno un’anima. Persino le gigantesche ed intelligenti macchine da guerra. Quando uno Sciamano attraversa il confine dell’Altromondo, nel limbo tra la vita e la morte, può affrontarle e distruggerle.

È per questo che gli Sciamani sono diventati delle autentiche armi letali, capaci di stanare e convertire i colossi di ferro e soggiogarli in una spietata battaglia psicologica. L’ayahuasca si è trasformata in eroina e le note del violino sono diventate magici icaros per il Netherworld. Lo Sciamano Joshua (Danny Shayler) ed il suo scudiero Lene (David Sayers) sono chiamati ad un’ultima, disperata lotta per sconfiggere l’Anima di un Colosso (Susanne Wuest, la madre in Goodnight Mommy di Severin Fiala e Veronika Franz) e riuscire lì dove gli eserciti e i generali hanno fallito.

“Dio dorme nella pietra, respira nelle piante, sogna negli animali, e si risveglia nell’uomo”. È questa massima Hindu che ha ispirato il filmmaker nella realizzazione di The Shaman. Cresciuto a pane, George Lucas, Ridley Scott e James Cameron, Kalantari proietta il presente in una science fiction distopica e senza speranza, mettendo continuamente in dialogo passato e futuro. Il suo è un confronto visionario tra ciò che siamo oggi, una metafora del nostro potenziale umano e un monito sull’orrore dei nostri enormi difetti. Con stile magniloquente, complici la fotografia di Thomas Kiennast e lo score di Taq Sakakibara, tenta di non perdere di vista l’umanità e gioca le sue carte migliori nel serrato e asfittico confronto tra Josh e l’Anima del Colosso (lo aiuta il volto dalle fattezze aliene della Wuest).

Ma più che per le sue qualità visive e narrative o per la sua (scarsa) originalità, The Shaman si dimostra un modello produttivo per tre motivi: la capacità dell’autore di raggiungere il pubblico mettendo insieme un budget sostanzioso (100 mila dollari) e un team di alto livello (100 persone provenienti da 11 paesi diversi: Giappone, Singapore, Taiwan, Ucraina, Francia, Serbia, Malesia, Inghilterra, Islanda, Germania e Austria); uno sfruttamento della CGI capace di aprire le porte di Hollywood; la costanza di un piano di comunicazione che mette al centro web e social (il trailer del corto è diventato subito virale dopo il lancio online: oltre 4 milioni di visualizzazioni su YouTube).

Austriaco che ha vissuto prima in Islanda, poi in Giappone, Cina, Hong Kong e sud-est asiatico, Marco Kalantari è nato nel 1974. “Professional dreamer” attivo su più fronti, nel 2003 ha vinto il Leone d’Argento al Cannes Lions grazie allo spot pubblicitario realizzato per Medici senza frontiere. Diventato uno dei più apprezzati e richiesti registi di commercial in India (il suo portfolio comprende brand come Nokia, Pepsi, Chevrolet, BMW, HSBC e Panasonic), nel 2005 è tornato in Austria per girare il lungometraggio Ainoa, love story in salsa sci-fi tra una androide e un giovane rivoluzionario. Presentato in anteprima al Tribeca, The Shaman è passato anche al Sci-Fi London Film Festival e in Italia al Trieste Science+Fiction.

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Editor-in-Chief @ Good Short Films

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