Loading. Please Wait...
Scroll down

Guest Picks #3: Giuseppe Sansonna

Il talentuso regista e autore ci segnala quattro cortometraggi che lo hanno colpito ed emozionato

Per il Guest Picks #3 è Giuseppe Sansonna a segnalarci quattro cortometraggi che rispecchiano il suo stile ironico e sognante, non privo di humor nero e grottesco. Classe 1977, Sansonna è attualmente autore e regista per Rai Italia. Ha realizzato Zemanlandia (2009) e Due o tre cose che so di lui (2011), documentari dedicati all’allenatore Zdenek Zeman, e The Cuban Hamlet (2014), ritratto biografico di Tomas Milian. Dal 2001 al 2005 ha collaborato con la redazione di Fuori orario, Rai Tre. Dal 2009 anima un laboratorio cinematografico presso il centro di salute mentale Mazzacurati di Roma. Collabora con il programma Melog, in onda su Radio 24. Ha realizzato diversi cortometraggi, tra i quali La quiete (2003), Memorie di Adriano (2013) e Ultimo giro (2014), selezionati al Festival di Torino.

Ecco la sua selezione di corti.

Ich bin’s Helmut di Nicolas Steiner (Svizzera / Germania, 2009, 11′)

Clicca qui per vedere il corto.

Giuseppe Sansonna: Nel 2011 ero in giuria a un bel festival piacentino, Concorto. Ebbi l’occasione di vedere e premiare due piccoli gioielli. Ich bin’s Helmut di Nicolas Steiner rimane uno dei frammenti di cinema più folgoranti che abbia visto. Il cortometraggio si apre con questo Helmut, un omarino occhialuto in un tinello triste, con moglie nerboruta, decisa a festeggiare i sessant’anni del coniuge. In realtà Helmut ha ancora cinquantasette anni: l’equivoco temporale lacera il cielo di carta del protagonista. Gli eventi precipitano, anche visivamente: tutto si sfalda. Raramente ho visto un equilibrio così perfetto tra slapstick metafisico alla Buster Keaton, l’inevitabilità del lutto e l’essenza assurda della vita, colta con rigorosa leggerezza.

Thermes di Banu Akseki (Belgio / Francia, 2010, 23′)

Giuseppe Sansonna: Una coppia sghemba, un quindicenne tacitamente oppresso dal peso di una madre alcolizzata, si ritrova in mano i biglietti omaggio di un centro benessere. Dal buio del loro coltivato rancore, si ritrovano sperduti nella luce smeraldina di piscine e jacuzzi. La loro reazione, la violenta crescita dei personaggi è resa attraverso le immagini, senza didascalie retoriche. Dare vita a sintesi potenti, ecco qual è forse l’essenza ultima dei cortometraggi più riusciti.

Terra di Piero Messina (Italia, 2012, 23′). Leggi la recensione completa, qui

Giuseppe Sansonna: Piero Messina è capace di cogliere quanto ci sia di automaticamente metaforico in certi traghetti notturni, con il loro rollio ipnotico, infinito. Sospesi su quel mare nero pece, che ti inchioda a specchiartici dentro, in quel nulla inquieto, storditi dalla nausea, dalla salsedine e dalla nafta. Come accade a un Giorgio Colangeli ai ferri corti con il proprio passato, con il suo sguardo obliquo da belva invecchiata, sempre sospeso tra un’umanità dolente e una ferocia non del tutto sopita.

La caccia di Manoel de Oliveira (Portogallo, 1963, 21′)

Giuseppe Sansonna: Una scheggia di cinema breve che amo è La caccia di Manoel de Oliveira, un frammento del genio portoghese datato 1963 e incastonato al centro di una carriera smisurata come la sua vita, dagli ultimi bagliori del muto fino all’inizio del 2015. Il suo è un apologo stringato, ma definitivo, sulla pittoresca ferocia umana. Girato in un’acquitrinosa campagna portoghese, che mi ricorda molto il mio Sud. Nella palude si affonda tutti, zavorrati da ottusità, brutalità e assenza di pietas. C’è persino un doppio finale, con un ottimismo in extremis imposto dalla censura.

A cura di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Editor-in-Chief @ Good Short Films

comments powered by Disqus
scroll up