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Guest Picks #5: Federico Bernocchi

Il popolare conduttore di "Canicola" ci consiglia 5 corti che lo hanno sorpreso, divertito e terrorizzato.

Federico Bernocchi scrive e parla di cinema sui giornali, alla Radio, in Televisione e sul WEB. Sacrifica felicemente la sua vita sociale e le sue ore di sonno guardando ogni film e serie televisiva si cui riesce a mettere le mani. Una vera e propria passione al limite della ossessione, che ha però sapientemente trasformato in lavoro. Conduce ogni giorno Canicola su Radio2, ha fatto Cloud su Coming Soon Television, Orto e Mezzo su LaEffe e collabora da tempo con Rivista Studio. È inoltre tra i padri fondatori de I 400 calci, la rivista di “cinema da combattimento”. Federico ci ha ospitati in radio quest’estate per parlare della nostra piattoforma e del mondo del cortometraggio, e noi gli abbiamo chiesto di scegliere e commentare i suoi corti preferiti. Eravamo molto curiosi, eccoci accontentati!

Dotty – di Mick Andrews e Brett O’Gorman (Canada, 2012)

Questo corto l’hanno segnalato degli amici su Facebook. È strano perché ha come protagonista una testarda anziana signora in una casa di riposo, che cerca di mandare un sms a sua figlia. Non proprio un soggetto usuale o – sulla carta – particolarmente accattivante. Eppure, proprio perché decide di avere un ritmo lentissimo e di concentrarsi su una storia più che marginale, diventa assoluto. Ed estremamente emozionante.

The Walrus – di Luke Randall (USA, 2015). Leggi la nostra recensione, qui 

Mi immagino una signora che dice alle sue amiche: “sai che il mio vicino di casa è un tricheco? Mi fa un’impressione, guarda. Con quei baffoni e quelle specie di zanne…”. L’intolleranza dei vicini di casa. Tutti pronti a giudicare dalle apparenze. E invece lui è un po’ depresso, poverino. Non si sa come mai ha abbandonato il suo habitat naturale, ma non è importante. The Walrus è un cortometraggio intrigante. Non spreca tempo a spiegare cose che sarebbero assolutamente inutili, tipo come mai un tricheco antropomorfo vive in una casa. Il finale che mi ricorda I 400 Colpi. Con un tricheco al posto di Antoine Doinel.

Memorize – di Eric Ramberg and Jimmy Eriksson (SWE, 2012). Leggi la nostra recensione, qui.

Memorize è un cortometraggio a dire il vero piuttosto zarro, con alcuni errori di montaggio piuttosto evidenti, ma che riesce al tempo stesso a divertire. Se escludiamo una didascalia iniziale, giusto di contesto, è essenzialmente un piccolo film muto che gioca con alcuni degli stilemi e dei luoghi comuni della sci-fi classica. Una società del futuro in cui la polizia riesce a controllare le nostre vita avendo accesso al nostro cervello, un hard disc che registra in formato video tutto quello che facciamo, crimini compresi. C’è un poliziotto integerrimo ed inarrestabile e un criminale che forse ha trovato una falla nel sistema. Il tutto è condito da un utilizzo degli effetti speciali piuttosto rozzo ma estremamente funzionale e la volontà di rendere “grande” ciò che è evidentemente girato in economia.

The Great Game Of Mankind – di Luca Lumaca (Italia, 2014)

C’è una famosa tavola di Andrea Pazienza in cui racconta tutta la storia d’Italia in maniera velocissima con ellissi impensabili in solo una dozzina di vignette. Luca Lumaca ha fatto lo stesso raccontando l’intera storia dell’umanità in 15 secondi usando l’estetica 8 bit in modo assolutamente geniale e distante dal semplice recupero estetico nostalgico. Un piccolo esercizio estremamente divertente e stimolante con cui ha partecipato ad un concorso di minicorti indetto da Wired in concomitanza dell’ultima Festival del Cinema di Roma.

Tuck me in – di  Ignacio F. Rodo (Spagna, 2014)

Trovo che questo corto sia pazzesco perché è un’idea semplicissima ma molto efficace in un ambito come quello horror che, tolti rari casi, è un genere che da tempo non dimostra proprio molta fantasia. Dura solo un minuto,  e il titolo, che in italiano significa qualcosa come “Rimboccami le coperte”, già ti inquieta. Non è girato particolarmente bene e non ha nessun picco recitativo. Ma la sua forza sta nell’immediatezza di quello che suggerisce, nel ribaltamento di una paura che ognuno di noi ha provato almeno una volta nella vita. Da quando l’ho visto non smetto di pensarci.
Tommaso Fagioli

Tommaso Fagioli

Founder, creative director, curator @ Good Short Films. Fond of great stories, great thinkers, great booze. My motto is, your motto.

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