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Guest Picks #8: Maike Mia Höhne

La curatrice di Berlinale Shorts ci consiglia 5 corti che l’hanno impressionata e meravigliata

Berlinale Shorts è una finestra aperta su racconti e narrazioni che oltrepassano i canonici formati del cortometraggio. Che siano animazioni, documentari o fiction, i lavori presentati in questa sezione speciale del Festival rispondono sempre ad una specifica linea di programmazione: la sperimentazione è all’ordine del giorno. Dal 1995, la Berlinale premia l’Orso d’Oro e d’Argento per i cortometraggi, mentre dal 2003 ha istituito una giuria internazionale dedicata. Berlinale Shorts 2018 (dal 15 al 25 febbraio) presenta 22 cortometraggi provenienti da 18 Paesi diversi e una vetrina speciale, “1968 – Red Flags for Everyone”, per celebrare l’anniversario dei cinquant’anni dal Sessantotto.

Maike Mia Höhne è la programmer e curatrice di Berlinale Shorts dall’estate del 2007. Nata a Hanover nel 1971, tra il 1994 e il 1999 ha studiato comunicazione visuale alla Hochschule für Bildende Künste di Amburgo, alla Escuela de Bellas Artes dell’Avana e alla Escuela International de Cine y Television di San Antonio de los Baños, Cuba. Dopo aver lavorato a Buenos Aires, Argentina, ha completato il suo percorso di studi cinematografici ad Amburgo. Dal 2001, Höhne lavora come autrice freelance, curatrice, produttrice, fotografa e regista.

In occasione di Berlinale Shorts 2018, ha scelto per Good Short Films 5 cortometraggi che l’hanno particolarmente colpita e meravigliata.

Hopptornet (Ten Meter Tower) di Axel Danielson e Maximilien Van Aertryck
Come può apparire il dubbio? Cosa crea il dubbio? La conseguenza di un pensiero, trasformata in un’azione visualizzata. Un cortometraggio che va dritto al sodo. Saltando o meno dal trampolino, lo spettatore è coinvolto direttamente all’interno del film, reagendo immediatamente al dubbio.

Däwit di David Jansen
L’antica tecnica della xilografia, sviluppata dall’artista belga Frans Masereel e perfezionata durante la Seconda guerra mondiale, viene trasferita da David Jansen in un contemporaneo film d’animazione. Il protagonista di Däwit attraversa uno scenario da incubo e riesce ancora a trovare la sua strada verso il perdono dopo un simile trip. Impressionante.

Blood Below the Skin di Jennifer Reeder
Jennifer Reeder è una delle poche registe femministe contemporanee ad andare sempre avanti per trovare nuovi livelli. Basandosi sulle storie degli adolescenti di oggi, rivela rinnovate strategie di sopravvivenza e un universo pieno di meraviglia! Jennifer apre questa scatola magica e ci permette finalmente di comprendere.

Martin Pleure di Jonathan Vinel
Martin si sveglia ed è da solo. Senza amici. Completamente solo. Senza paura di intense emozioni, senza paura del proprio cuore e senza paura di violenza, Jonathan Vinel racconta una storia d’amore e morte usando vari elementi del videogame Grand Theft Auto V, oltre ogni idea kitsch e con una fisicità davvero molto esplicita. I nuovi uomini sono all’orizzonte… per fortuna!

> Clicca sull’immagine per vedere il film

Better Than Friends di Tuan Andrew Nguyen
Il Vietnam all’inizio degli anni Zero. Better Than Friends è raccontato attraverso una serie di dualità: amore e vita. Famiglia e affari. Tutti insieme. Dentro e fuori. Una coppia sulla trentina parla della propria vita, che potrebbe essere la vita di molti ma non lo è. La semplicità di questo dualismo è la cornice di questo cortometraggio. All’interno della semplicità, la tragedia della vita non viene sepolta, ma osservata.

La foto di Maike Mia Höhne è di Sarah Bernhard.

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Editor-in-Chief @ Good Short Films

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