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Guest Picks #9: Simon Intihar

Continua la nostra incursione nel cinema sloveno: il giovane regista di 'You Didn't Forget' ci consiglia 7 corti che non dimenticherete facilmente

Simon Intihar è un regista pieno di passione. Il circuito dei festival è stato spesso più accogliente nei confronti dei suoi cortometraggi all’estero che in patria: i suoi film, caratterizzati da una scrittura intensa ed emozionale, sono filtrati da una vivace sensibilità letteraria e da uno stile visivo preciso ed elegante. Laureato all’Accademia UL AGRFT di Lubiana, Simon ha diretto numerosi corti come Diving In (2014) e You Didn’t Forget (2016).

I suoi lavori sono stati presentati e premiati in oltre 50 festival internazionali, tra cui Cucalorus, Motovun, ZOOM-Zblizenia, CinEast Film Festival, SEE Film Festival di Los Angeles, Tirana e Jagran. Nel 2017 Intihar ha frequentato il Talents Sarajevo Program e attualmente lavora per progetti cinematografici, video e televisivi. Inoltre, suona la batteria in diversi gruppi sperimentali. Il suo ultimo corto è il videoclip di Fruitile dei Kukushai, band avant-pop di Rotterdam che flirta con jazz, rock e punk.

Kopanje (Diving-In), il suo corto di diploma, racconta la storia di un uomo che ha provocato una tragedia che ha procurato tanta sofferenza a lui e alla sua famiglia. Ora ha un unico, grande desiderio: che le persone a cui vuole bene gli diano un’ultima chance. Un toccante family drama che fa il paio con il successivo Nisi Pozabil (You Didn’t Forget), interpretato da una strepitosa Marijana Brecelj e incentrato sul doloroso tema dell’Alzheimer.

Simon ci segnala in questo speciale i 7 cortometraggi che hanno maggiormente influenzato il suo cinema.

Soft (2006) di Simon Ellis
Uno dei primissimi cortometraggi che ho visto e che mi ha accompagnato fino ad oggi. Soft è un lavoro magistrale, che ci mostra come anche la periferia più tranquilla non possa proteggerci dall’inevitabilità di una certa situazione – in questo caso un uomo che viene terrorizzato da un gruppo di adolescenti, che ATTENZIONE SPOILER si rivelano essere gli stessi teenager che bullizzano anche suo figlio FINE SPOILER. Il film mescola abilmente i vari footage girati con i cellulari, che ci fanno entrare nella mente degli aguzzini, aggiungendo un’estetica Brit giovane, cruda e realistica alla quale siamo tutti scioccamente affezionati. Affrontando un complesso rapporto padre-figlio, il corto controbilancia anche l’idea di fare la cosa giusta e difendere le proprie idee contro il suo avvincente punto di vista sulla violenza e la giovinezza travagliata, rendendolo un thriller coinvolgente che non si dimentica facilmente.

Two Birds (Smáfuglar) (2008) di Rúnar Rúnarsson
Dal regista islandese Rúnar Rúnarsson, il cui corto precedente The Last Farm ha fatto il giro dei festival come un uragano, e Two Birds non ha fatto eccezione. Il film racconta la tragica esperienza di un ragazzo e di una ragazza di paese dopo aver preso alcune droghe una notte ad una festa. È un racconto di formazione e innocenza indifesa, raccontato attraverso lo sguardo dello spettatore che finisce per essere il loro salvatore. Gestendo un’atmosfera cupa che ci dà la sensazione di poter accadere ovunque, il film stilisticamente è abbastanza semplice nell’arco di tutta la sua narrazione, poggiando sui suoi personaggi complessi che si rivelano essere la sua forza trainante.È una delle più belle, fragili e intime opere d’arte mai impresse su celluloide, che ci mostra cosa significhi essere umani.

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The External World (2010) di David O’Reilly
La prima animazione che ho scelto è del veterano David O’Reilly. Vedere The External World dà proprio la sensazione di un grande autore all’apice della creatività, mentre crea il suo magnum opus, ovvero agli inizi della sua carriera. È un corto dark ed esistenzialista, che somiglia ad una satira che colpisce tutte le note giuste di assurdità, bizzarria, surrealismo e alienazione. Di sicuro è politicamente scorretto perché aggiunge alla sua profonda intelligenza un senso dell’umorismo molto nero. E mentre non cerca mai di fornire risposte, si inoltra piuttosto in una dimensione più profonda, provocando alcuni dilemmi interiori: ciò vorrà farvi rivedere The Externeal World più volte per ottenerne una comprensione più completa.

Natural Glasses (Naturlige briller) (2001) di Jens Lien
In poco più di un minuto, Natural Glasses è un ottimo esempio di come, anche se è una pratica molto rara, un gag significativo (o forse dovrei dire un aneddoto) possa diventare un corto significativo. Tutto quello che bisogna fare è farla semplice, il che diventa anche un grande esempio di come realizzare un cortometraggio senza budget in appena un paio di giorni con una crew di due persone e un’idea grandiosa.

Who’s Afraid of the Big Black Wolf? (Kdo se boji črnega moža?) (2012) di Janez Lapajne
Con una fotografia superba e una stellare performance del giovane protagonista, il cortometraggio di Janez Lapajne è un’ode poetica all’empatia, alla fiducia e all’appartenenza. La storia è quella di un pastorello rimasto solo in un piccolo cottage sulle montagne slovene durante la Seconda guerra mondiale. A fargli visita arriva un pilota afro-americano ferito, che si sta nascondendo dalle forze armate tedesche. Affrontando tematiche come il razzismo, la guerra, la politica, l’umanità, così come la ricerca della famiglia e la figura paterna, Who’s Afraid of the Big Black Wolf? non si tira mai indietro di fronte alla brutalità dell’uomo, rimanendo intelligente e fedele a ciò che è davvero importante. Evolvendo a ritmo costante, la tensione del film non si basa del tutto su ciò che vediamo direttamente sullo schermo, ma su ciò che deve venire: la sensazione di paura non sparisce mai completamente, nemmeno durante le scene più commoventi. È una storia senza tempo raccontata con eleganza, e che oggi risuona più forte che mai.

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Rubber Johnny (2005) di Chris Cunningham
Il penultimo titolo di questo guest picks ci riporta a quando Chris ci ha sorpreso con tutto ciò che ha fatto (e vorrei che ci sorprendesse ancora con qualcosa di nuovo). Molti di voi probabilmente hanno già visto questo cortometraggio. A quelli che non l’hanno ancora fatto, dico soltanto una cosa: preparatevi a uscire fuori di testa! L’intera faccenda è tecnicamente impeccabile, visivamente viscerale eppure spaventosa, con una colonna sonora di pura tensione garantita da nientepopodimeno che Aphex Twin. Rubber Johnny è una gemma che riesce a stupire e disturbare allo stesso tempo. Assicuratevi di guardare anche i lavori precedenti di Chris.

Carne (1991) di Gaspar Noé
Concludiamo con Mr. Provocateur in persona, Gaspar Noé, e il suo primo vero esordio professionale, che ha anche vinto un premio a Cannes nel 1991. Sebbene sia stato pesantemente ispirato da Angst (1983) e 2001: Odissea nello spazio (1968), Carne riesce a possedere un linguaggio visuale davvero unico, preso in prestito anche dal cinema sperimentale per portare avanti un modo ancora più coinvolgente di narrare, anche se l’argomento raccontato è difficile da mandare giù. È un film tosto e intransigente, sconcertante e senza compromessi, col quale si combatte per rimanere seduti a vederlo, ma che alla fine vale la pena assaporare. Questo corto (o forse sarebbe più corretto dire mediometraggio) è la base di quello che in futuro sarebbe diventato Seul contre tous (1998), ma mentre il film garantisce un’esperienza più appagante, Carne – proprio per la sua forma breve – offre un’esperienza cinematografica molto giocosa, anche se descrive una materia DECISAMENTE ESPLICITA.

(Good Short Films ha curato la playlist Power, Pleasure & Pain: 12 cortometraggi che mostrano stile e temi-chiave del controverso regista franco-argentino)

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Editor-in-Chief @ Good Short Films

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