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Feminist Porn, una guida in 15 cortometraggi

Se siete curiosi di sapere come e cosa sia il porno femminista ma non avete idea di dove cominciare, ecco una piccola guida in 15 cortometraggi

“La risposta al porno cattivo non è niente porno: è semplicemente cercare di fare un miglior porno”, diceva Annie Sprinkle. Meglio ancora se porno femminista, ovvero trovare la bellezza, il realismo e la sex positivity nel cinema pornografico, oltre che la salute e la dignità dei performers.

Molte donne combattono l’idea del porno e del feminist porn. La ragione è nelle fantasie costruite dalla pornografia tradizionale, che crea una rappresentazione femminile come puro oggetto passivo nel sesso e nel desiderio e idee tossiche su mascolinità e misoginia.

Le registe del feminist porn sovvertono l’archetipo prestabilito e preconfezionato di ciò che la sessualità dovrebbe essere e spingono il cinema erotico oltre i confini consueti. Promuovono una sfera sex-positive per le donne, affinché reclamino e costruiscano una propria narrativa del desiderio. Nei loro film, le donne prendono il controllo del piacere e lottano apertamente contro il racconto dominante del sesso.

Il desiderio deve prendere molteplici forme e bisogna godere della libertà di rappresentarle. Come ha spiegato Madison Young al Telegraph, il feminist porn “assume una forma culturale che storicamente è stata vista come ambito di competenza maschile e rielabora immagini e convenzioni sessuali per esplorare nuovi e più diversi tipi di desiderio. Essere in grado di parlare di ciò che si desidera e della propria vita reale: è questo ciò che conta. Allo stesso modo in cui alcuni film danno una visione negativa del sesso, il porno ha anche il potere di farci sentire bene e di insegnare il consenso e la comunicazione”.

Madison Young

Un punto di vista programmatico è quello dei Dirty Diaries di Mia Engberg, un progetto collettivo di 13 cortometraggi finanziato dallo Svenska Filminstituten e lanciato con un vero e proprio manifesto. “Odiando profondamente se stesse – si legge nel manifesto –, le donne consumano molta della loro energia e sviliscono la propria creatività. L’energia che potrebbe essere diretta all’esplorazione della nostra sessualità e del potere che abbiamo, viene prosciugata da diete e cosmetici. Non lasciate che i poteri commerciali controllino i vostri bisogni e desideri”.

“La sessualità maschile – prosegue il manifesto dei Dirty Diaries – è considerata una forza della natura che va soddisfatta a tutti i costi. Quella delle donne viene accettata solo se si adatta ai bisogni dell’uomo. L’industria del porno è sessista perché viviamo in una società patriarcale e capitalista. Ricava profitto dai bisogni della gente per il sesso e l’erotismo e le donne vengono sfruttate in questo processo. Per combattere il porno sessista dobbiamo distruggere il capitalismo e il patriarcato”.

Su queste basi poggia il feminist porn. Se ne cercate online, non ne troverete perché non esistono siti gratuiti. Anche questa è un’altra grande rivoluzione: il lavoro sessuale è da professionisti del settore e come tale va pagato. Se siete curiosi di sapere come sia il porno femminista ma non avete idea di dove cominciare, vi diamo una mano noi con questa piccola guida in 15 cortometraggi.

Erika Lust
La regista tedesca Elisabeth Rupp ha dedicato questo short-doc (prodotto per il programma Der Marker di ZDFkultur) alla regista e produttrice sex-positive che scardina i cliché del cinema porno tradizionale per modellarlo su una visione post-femminista. Per approfondire, basta visitare XConfessions (collezioni di corti in cui Erika mette in scena i sogni hard dei suoi follower) e Lust Cinema, uno spazio web per “coloro che cercano un’alternativa al porno tradizionale, dove il punto di vista femminile è vitale, l’estetica è un piacere per tutti i sensi, e si celebrano l’erotismo e l’innovazione”. Maike Mia Höhne, la curatrice di Berlinale Shorts, le ha dedicato nel 2018 il talk “Reinventing Porn: Erika’s Ethics”, per analizzare “lo spazio androcentrico del porno e dei mass media e la sua rappresentazione del sesso, della sessualità e delle donne costruita dallo sguardo maschile e dai suoi ideali”.

Aftermath
La migliore terapia anti-hangover? Il sesso! Un corto semplice e gioioso diretto da Meow Meow, collettivo berlinese di erotismo psichedelico, BDSM e femminismo sex-positive. Le protagoniste sono Gray e Sage.

Since You Asked So Nicely
Ms Naughty è una delle registe di riferimento del feminist porn. Sul suo sito Bright Desire, realizza quello che definisce “smart porn”, ovvero un cinema che si pone l’obiettivo di “superare i vecchi cliché, i confini e la negatività della pornografia standard e vecchio stile, per offrire qualcosa di fresco, inclusivo ed intelligente”.

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The Crucible (One of the Ways We Get By)
Un videoclip per la band indie rock Rogue Pharmacist si trasforma in uno splendido e strambo inno al sesso. Il corto è diretto da Four Chambers , collettivo che esplora “il potenziale estetico e concettuale della pornografia come mezzo per le idee”.

Le penetrazioni impossibili
Uno short-doc dietro le quinte (del facesitting) di Queen Kong di Monica Stambrini, horror-porn con Valentina Nappi, Luca Lionello e Janina Rudenska su libido castrata e piacere negato. Parte del progetto Le ragazze del porno, una collezione di cortometraggi porno d’autore girati da registe, scrittrici, attrice e artiste italiane come Stambrini, Lidia Ravviso, Regina Orioli, Titta Cosetta Raccagni, Slavina, Tiziana Lo Porto e altre. Per il cinema italiano, una liberazione.

Campos de Castilla
Elena Urko e Karmen Tep affrontano post-porno e transfemminismo con “un omaggio a tutte le identità e sessualità non-normative che hanno vissuto e continuano a resistere nel profondo della campagna”. Un corto geni(t)ale che combatte contro ogni rappresentazione del sesso eteronormativa in cui, come ha detto il filosofo e scrittore spagnolo Paul B. Preciado, “i segni e i corpi sono stati violentemente marcati in termini di classe, razza, gender, sesso e sessualità”.

Juice Porn: Women Redefine Sexy
La regista Julia Patey e l’attrice Lucie Aron realizzano un porno senza porno né esplicite scene di nudo. Soltanto close-up estremi di lingue, denti, pelle e tanta frutta. Julia Patey è una regista canadese di stanza a Berlino. Con il suo lavoro mira a “creare un’esperienza sensuale per lo spettatore amplificando gli stati d’animo e concentrandosi sui sentimenti”.

Hand Jobs
Ancora Ms Naughty, stavolta con un cortometraggio che “esplora il modo in cui usiamo le nostre mani per connetterci sessualmente con gli altri – e per dare e avere piacere”. Parte del progetto Indigo Lush , una collezione di “brevi film erotici femministi ed eleganti per le donne, per gli uomini, per tutti. Per rappresentare il sesso e la sessualità in modo più olistico e senza cliché pornografici”.

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Dawn
La filmmaker catalana Lucie Blush dirige la performer Magena Yama in una “esperienza video e audio psichedelica e delicatamente erotica su una donna che esplora la propria psiche e sessualità”. Parte del progetto Common Sensual , una collezione di corti in cui Lucie “vuole esplorare il sesso, senza stronzate. Sperimentiamo, ridiamo, ci ricolleghiamo. Ci immergiamo in profondità nella nostra stessa oscurità, solo per raggiungere ancora di più il culmine”.

Intercourse
Qui il feminist porn non c’entra. Ma il cortometraggio di Jonatan Etzler solleva questioni davvero interessanti. Una coppia si sveglia insieme a letto. Lui vuole fare sesso, lei no perché ha le mestruazioni. Quando lui le offre dei soldi per farlo lo stesso, quello che all’inizio sembra un gioco apparentemente scherzoso si trasforma in una situazione molto imbarazzante e decisamente più complessa. Chi ha ragione? Chi ha torto? Uno sguardo intelligente e provocatorio sulle dinamiche di potere all’interno di una relazione. “Con questo corto – ha spiegato Etzler – ho voluto mostrare che persino l’intimità può diventare una merce”.

Primavera
Ancora Four Chambers, stavolta con le botticelliane Kiff, Blath e Vex Ashley. Da vedere insieme a Persephone , dedicato alla dea della fertilità e dell’oltretomba e interpretato da Cam Damage e Owen Gray. Due corti di intenso e sensuale dark porn.

Le Clitoris
La regista canadese Lori Malépart-Traversy ha realizzato questo divertente ed istruttivo documentario animato per raccontare l’orgasmo femminile e la sua storia. Un’analisi lucida e appassionata degli aspetti scientifici, sociali e psicologici che hanno inquinato le verità su orgasmo clitorideo e vaginale.

Pix
La pornografia e il comportamento online aiutano a migliorare la comunicazione o isolano gli omosessuali dalla “normalità” che gli uomini gay stanno cercando di raggiungere ormai da anni? Il filmmaker sperimentale Antonio Da Silva ha messo insieme “una serie di immagini senza volto e selfie di 2500 gay, costruendo un corto di 3 minuti che ritrae cosa succede nel ‘mercato del desiderio’. Centinaia di corpi maschili in tipiche pose da uomini creano così un mosaico di un unico corpo”.

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1st Orgasm
Come ricordate il vostro primo orgasmo? Probabilmente non è stato così piacevole o tremendo com’è rimasto impresso nella vostra memoria. La filmmaker, scrittrice e artista digitale Missy Jubilee ha usato se stessa come oggetto di un film-saggio in 250 cortometraggi, che riflettono e analizzano la sua vita sessuale nel corso di 12 anni, usando soltanto il corpo nudo, parole, musica e vignette pop. Nel caso di 1st Orgasm, “ho voluto ricreare – ha spiegato la regista – il grado zero della mia sgualdrinaggine”.

Three in the Morning
Diretto dal misterioso regista newyorkese Westland Armitage, un corto sognante su “sesso, aeroplani, e un inesplicabile flusso di elettricità”. I lavori di Armitage sono raccolti sul canale Vimeo privato Cataleptic Canvas .

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Editor-in-Chief @ Good Short Films

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