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Bora Bora – di Bogdan Mirică

L'assurdità della vita in una delle zone della Romania più colpite dalla siccità

2010 | 30 - 35 | Dramedy | Experimental | Life & Society | Romania

Il titolo del cortometraggio d’esordio del regista rumeno Bogdan Mirică può trarre in inganno. Lo spettatore, guardando i primi fotogrammi di Bora Bora, non avrebbe tutti i torti a pensare che il setting sia proprio l’originale isola del Pacifico. Insomma, almeno per i primi 5 secondi questa confusione può anche essere giustificata. Poi, andando avanti con la visione si capisce che siamo nell’Europa dell’Est, in Romania per la precisione. In una calda e arida Romania, con diversi problemi di liquidità, non solo a causa della pioggia che non arriva, ma anche a causa delle finanze molto ristrette del protagonista: il pescatore Ion Ion (nome e cognome. Esatto. Come Bora Bora).

Ion è un giovane uomo molto depresso perché non può lavorare; la sua unica fonte di guadagno, una piccola barca di legno, è rotta e lui non ha i fondi per aggiustarla. L’unica soluzione è vendere parte del suo terreno e coltivare ciò che il nuovo proprietario gli richiede. Dopo qualche tempo si scopre che il nuovo raccolto altro non è che cannabis.

La prima parte di Bora Bora rappresenta il dramma: Ion, niente lavoro, niente soldi, niente relazione appagante con la moglie. La seconda, invece, pulsa di una vena comica. Il capitano della polizia preleva l’ignaro Ion e lo porta dal commissario, che gli comunica il suo stato d’accusa e la decisione di bruciare l’intero campo di raccolto illegale. Mentre il fuoco divampa, il regista ci presenta tre situazioni contemporaneamente: la giornalista alle prese con un cameraman distratto, mentre cerca di fare un servizio in diretta per il telegiornale; il commissario sotto effetto che si lascia andare a discorsi politici poco dettagliati, in cui accusa lo sfacelo progressivo della società a partire dalla Conferenza di Jalta del 1945; il capitano che vuole dimostrare di essere un vero duro davanti ai suoi sottoposti.

Ciò che si apprezza di questo cortometraggio è il senso del ridicolo che si infiltra poco a poco, restando in bilico: né tragedia, né commedia. Sicuramente è una storia che ha un tocco di paradossale, utile a conferirgli un certo spessore. Lo stesso regista in un’intervista a Rapporto Confidenziale ha dichiarato che la risata è un grande motore per il cervello.

Dopo gli studi in giornalismo e successivamente in sceneggiatura, Bogdan Mirică ha debuttato dietro la cinepresa con dramma ed ironia sapientemente miscelati, dimostrando subito un grande talento. Dal 2010, anno di uscita di Bora Bora (selezionato in concorso al Festival di Locarno), ad oggi sono passati 6 anni e Mirică ora è a Cannes (Un Certain Regard) con il suo primo lungometraggio, Câini (Dogs). Sentiremo ancora parlare di lui.

Marta Zannoner

Marta Zannoner

Aspirante scrittrice, osservo la realtà spesso distrattamente. Per questo ricorro ai film, per prestare attenzione.

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