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Deer Boy di Katarzyna Gondek

La fiaba dark del ragazzo nato cervo in una famiglia di cacciatori

10 – 15 | 2017 | Experimental | Fantasy | Poland | Surreal

Il cervo è il guardiano della foresta e il legame con gli antenati, Cernunnos è il signore dei boschi e il protettore degli animali. Ma cosa succede quando il principio paterno si scontra con la civiltà della madre? Ognuno di noi è davvero costretto ad uccidere ciò che più ama al mondo? In questa terra di confine tra il buio e la luce, il giorno e la notte, la realtà e il sogno, risiede la forza di Deer Boy di Katarzyna Gondek, cortometraggio presentato e premiato in un centinaio di festival in tutto il mondo dopo l’anteprima al Sundance.

Deer Boy è il terzo cortometraggio della regista e scrittrice polacca classe 1982, divisa tra Bruxelles e Poznań. Il lavoro arriva dopo Najwyższy (The Supreme) del 2013 e Figura del 2015, due documentari brevi (e ironici) sulla costruzione di gigantesche statue (una in plastica e l’altra in vetroresina) dedicate a Giovanni Paolo II nella sua Polonia. Nei 13 minuti di Deer Boy, una fiaba horror dark prodotta da Centrala con i croati di Motion e i belgi di The Fridge, il ragazzo nato cervo in una famiglia di cacciatori mette alla prova la propria virilità contro il mito materno della fecondità.

Deer Boy di Katarzyna Gondek

Il cervus elaphus del giovane protagonista (interpretato adolescente da Janusz Chabior e bambino da Eryk Maj) cresce con un palco di rami e biforcazioni, risentimento e disgusto, legami di sangue e richiami all’istinto. Gondek asciuga il racconto: non ci sono dialoghi (fanno tutto le scelte di regia, il design del suono di Katarzyna Szczerba e le musiche di DJ Lenar e Ivan Zelić), soltanto riprese accurate e chirurgiche dai colori lividi, esaltati dalla splendida fotografia di Maciej Twardowski.

Alla base di Deer Boy ci sono l’espansione di un precedente lavoro di Gondek sui rituali di caccia (i cacciatori studiano il linguaggio delle prede per ucciderle più facilmente) e la lettura di Farba znaczy krew (La pittura significa sangue), libro di memorie (e dell’ossessione per il controllo e il senso di potere e autorità che si nasconde dietro il mondo della caccia) dell’ex cacciatore Zenon Kruczynski.

“Mi piace raccontare storie tese tra la bellezza e l’orrore – racconta la regista a Criterion –. Le considero favole per adulti, e sento fortemente che oggi più che mai ne abbiamo bisogno, anche se tendiamo a dimenticare quanto siano reali, forse anche più reali delle notizie. Viviamo tra fantasmi, miti, simboli e metafore, ma tendiamo a perderli di vista perché siamo accecati dalla politica, dalle opinioni e dalle pubblicità della Coca-Cola. Voglio portare i miei spettatori in una prospettiva in cui possano osservare con calma le stranezze del mondo. Voglio metterli in una strada vuota dove si fanno domande sui coccodrilli”.

Gondek sta per debuttare alla regia di un lungometraggio con The Root Crown (un racconto tra mystery e family drama, finanziato dal Torino Film Lab) e ha in cantiere pure Heart of a Tower, film d’animazione per ragazzi realizzato con Peter Budinský. Non la perdete d’occhio.

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Editor-in-Chief @ Good Short Films

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