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MYBOSSWAS è lo studio in cui una rete di registi, fotografi, musicisti, grafici, artisti si uniscono nell’idea che l’unico Boss sia l’idea ispiratrice del progetto, con l’intento di proporre una visione alternativa al concetto di creatività digitale. L’importante non è chi sia il Boss, ma che la sua presenza impalpabile serva da guida alla finalizzazione del progetto. Federico Biasin e Giorgio Ferrero hanno fondato MYBOSSWAS nel 2011, coinvolgendo professionisti di diversa estrazione. MYBOSSWAS è consulente creativo di importanti marchi, editori, istituzioni internazionali (come Nike, Condè Nast, Alfa Romeo) per i quali produce contenuti crossmediali. In soli due anni MYBOSSWAS ha preso parte alla realizzazione di importanti opere esposte alla Biennale Eventò di Bordeaux, al MAXXI di Roma, al Museo del Novecento di Milano. MYBOSSWAS ha preso parte alla realizzazione di importanti lungometraggi e documentari proiettati in numerosi Festival internazionali (Festival del film di Locarno, Mostra del Cinema di Venezia, Annecy Festival du Film Italien). MYBOSSWAS collabora assiduamente con lo scrittore Paolo Giordano, affiancandolo nella regia degli spettacoli di presentazione del nuovo romanzo ‘Il corpo umano’ per cui sono state composte musiche originali eseguite dal vivo.

MYBOSSWAS

La nostra intervista ai ragazzi di MYBOSSWAS, creatori dello shortdoc sperimentale "Riverbero" in esclusiva su Good Short Films.

MYBOSSWAS è uno degli studi creativi italiani più innovativi. Lo studio torinese ha una maniera molto contemporanea di trattare il medium visivo e la sua realizzazione. Ogni “prodotto” si basa su tre presupposti: la decostruzione del concetto di “boss” (il “boss” è il progetto); l’utilizzo di linguaggi crossmediali o comunque sperimentali; la partecipazione dei migliori professionisti in circolazione. Li abbiamo voluti conoscere meglio.

Siete uno studio che agisce però come singola entità. Perché l’esigenza di ripensare il concetto / figura di “boss”?
MYBOSSWAS: Ci piace pensare che il nostro lavoro possa vivere autonomamente e indipendentemente dalle identità dei singoli componenti del gruppo. Ci piace pensare che si possa riportare in primo piano il risultato di una ricerca e di un’urgenza espressiva indipendentemente da una certa brama da curriculum. Abbiamo creato il nostro studio per riuscire a realizzare progetti di una certa complessità, come Riverbero per esempio, non per aggiornare il nostro stato su Linkedin. Ci scontriamo ogni giorno nel nostro lavoro con questa distorsione sociale, per cui innanzitutto è bene chiarire quale è il mio, il tuo, il vostro ruolo, che posto occuperete in un lungo elenco e in quale modo potrete diffonderlo sui vostri canali, quali saranno i tag accettati, quali i link obbligatori. Pensiamo che questa deriva del credito digitale porti a una fame di orgoglio e non di intelletto. Non ci piace nemmeno paragonarci o immaginarci come certi collettivi sperimentali degli anni’70 che hanno fatto il loro tempo, abbiamo ruoli e gerarchie interne, ma questo è un problema di metodo e non di merito. Ci piace semplicemente pensare che il risultato del nostro lavoro possa essere sufficientemente appagante e bastevole da mettere in gioco senza compromessi e secondi fini il talento e l’entusiasmo di tutte le parti coinvolte.

Qual è background dei componenti di MYBOSSWAS?
MBW: La multidisciplinarietà e l’interesse per la creatività digitale a 360° sono nel dna di ogni componente, di ogni collaboratore. Ovviamente abbiamo competenze singole relative a singoli software o discipline, un po’ per formazione, un po’ per interesse, ma questa la vediamo come una pura questione tecnica. Ci piace pensare che una certa visione, un certo metodo autoriale possa essere applicato a diverse forme espressive in una unica totalità di esperienze. Abbiamo studiato in diverse Facoltà, da Architettura a Scienze della Comunicazione o il Dams, abbiamo frequentato scuole più o meno tecniche, dallo Ied alla Apm, ma soprattutto abbiamo lavorato tanto negli anni in ambiti diversi, dall’editoria alla pubblicità, dal cinema alla falegnameria, collezionando esperienze e professionalità.

Siete attivi da soli 3 anni ma vantate un gran numero di collaborazioni con brand importanti. Come fatte a “procacciarvi” il lavoro? 
MBW: La nostra storia professionale in realtà è ben più lunga. Lavoriamo da ormai più di dieci anni in queste discipline, collaborando e partecipando a progetti complessi per clienti importanti. Sono cinque, sei anni che alcuni di noi collaborano assiduamente tra loro. In un certo senso MYBOSSWAS è il risultato di un lento e complesso processo di autoselezione e presa di coscienza. Non abbiamo commerciali, account, manager all’interno del nostro studio e siamo orgogliosi del fatto che siano principalmente i nostri lavori a portare nuovi clienti. Normalmente quando veniamo in contatto con autori, marchi, istituzioni con i quali potremmo o vorremmo collaborare, inviamo un link al nostro sito; a volte questo si traduce in una cena, a volte in un scambio epistolare tra professionisti e a volte, come nel caso di alcune collaborazioni illustri come quella con Paolo Giordano per fare un esempio, in un proficuo rapporto di collaborazione, di progettualità, di idee, di visione comune e ovviamente di critiche tanto feroci quanto amorevoli.

Il concetto di “film di confine” è molto interessante. Potete dirci qualcosa in più?
MBW: Abbiamo uno studio in un’area centrale da un punto di vista geografico ma periferica da un punto di vista sociale e culturale. Molti di noi provengono da zone di confine, urbane o territoriali, amiamo fare esperienze insolite, conoscere personaggi spiazzanti, immaginare sempre uno stretto legame tra la cosiddetta cultura alta e l’ipnosi da intrattenimento puro. In questo senso l’idea di film di confine è venuta naturalmente. Vorremmo sviluppare un progetto ponte tra le diverse discipline (Riverbero è un cortometraggio ma anche un carattere tipografico, un progetto fotografico, un disco, …) che possa avere come oggetto di indagine proprio esperienze di vita sotterranee, forse sottintese, ma fondamentali nella nostra quotidianità.

Cosa ne pensate della “forma breve” – il cortometraggio – e delle sue attuali potenzialità?
MBW: Purtroppo è una forma poco considerata e difficile da veicolare. Potenzialmente l’affermarsi della cultura digitale, dell’esperienza intensa ma veloce, della fruizione shock dei contenuti dovrebbero favorire la fruizione e la diffusione di contenuto come questo ma la strada è ancora tutta la costruire. Il nostro è stato un lavoro di sottrazione, abbiamo raccolto moltissimo materiale, scritto e disegnato innumerevoli pagine e scattato migliaia di fotografie, e questa ci sembrava la via più calzante da percorrere.

Due corti che avete molto amato recentemente…
37°4 S di Adriano Valerio è in un certo senso un film di confine, è estremamente poetico ma anche terribilmente concreto. Questo sicuramente è uno dei progetti più interessanti prodotti di recente. Di recente abbiamo avuto il piacere di aiutare Alessandro Baltera e Matteo Tortone nella postproduzione del suono di ‘Swahili tales‘, 3 cortometraggi veramente intensi girati in Tanzania e presentati al Festival dei Popoli.

Quali sono i vostri prossimi progetti e quali i prossimi “film di confine”?
Abbiamo in cantiere un paio di idee molto interessanti, stiamo iniziando adesso a ragionare più nel dettaglio il prossimo capitolo. Avremo presto modo di parlarne, speriamo.

Qual è il vostro sogno nel cassetto?
Bè, considerando che un Suv con i vetri oscurati, i cerchi in lega total black, il lettore dvd e il frigo bar già ce lo abbiamo, potrebbe rimanere una notte con due donne ma qualcuno ha già dato questa risposta  (Stephan Sagmeister ‘Things to do before I die, ndr) e la parte femminile dello studio ne uscirebbe penalizzata.

Tommaso Fagioli

Tommaso Fagioli

Tommaso Fagioli

Founder @ Good Short Films. Fond of great stories, great thinkers, great food. My motto is: your motto.

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