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So What Pictures è uno degli studi creativi italiani più innovativi in circolazione. La società romana, fondata da Sara Taigher, Ippolito Simion (Rat Creatives) e Lorenzo Giordano (Plancton Studio), si occupa di produzioni video, dalla progettazione alla postproduzione, mettendo a frutto le esperienze in ambito di motion graphic, ripresa, produzione e video editing dei suoi creatori.

So What Pictures

La nostra intervista ai ragazzi di So What Pictures, uno degli studi creativi italiani più innovativi in ambito di motion graphic e video editing.

So What Pictures è uno degli studi creativi italiani più innovativi in circolazione. La società romana si occupa di produzioni video, dalla progettazione alla postproduzione, mettendo a frutto le esperienze in ambito di motion graphic, ripresa, produzione e video editing dei fondatori Sara Taigher, Ippolito Simion (Rat Creatives) e Lorenzo Giordano (Plancton Studio). So What lavora al fianco di agenzie di comunicazione, network tv e produzioni cinematografiche offrendo risorse creative e conoscenza tecnica e collaborando con professionisti affermati e giovani talenti.

Tra i loro progetti recenti, il documentario Tra Ponente e Levante di Lorenzo Giordano, i pilot del format tv sulle nuove realtà lavorative italiane Work in Progress e della serie Senza perdere mai un giorno, i videoclip ufficiali per Solar Life Raft di DJ Rupture e Matt Shadetek e Valse de Meduse di Le Cardamomò. Nel 2016 vedremo, invece, il cortometraggio animato Black, storia di un giovane produttorie di musica elettronica alle prese con un black out che ne mette in crisi l’esistenza.

Ciao ragazzi, partiamo proprio dalla fine: com’è nato il corto Black? Si tratta di vero e proprio progetto transmediale? Economicamente, quanto si sta rivelando difficile realizzarlo?
Ciao! Black nasce dall’esigenza di produrre qualcosa con cui non ci eravamo misurati prima e naturalmente dalla voglia di raccontare una storia usando il linguaggio dell’animazione tradizionale. All’inizio c’era soltanto il corto in cantiere, ma poi trattandosi della storia di un producer di musica elettronica il personaggio ha «preso vita» mentre lo disegnavamo e componevamo le sue musiche… Così ci è venuto in mente che poteva essere interessante provare a fargli comporre un intero album musicale e a farlo diventare sempre più un personaggio reale.
Come prevedibile, sia dal punto di vista economico che organizzativo, si sta rivelando un’odissea. Purtroppo un film d’animazione costa tanto e ci si mette tanto tempo a realizzarlo. Abbiamo anche ricevuto un finziamento dal MiBACT ma per accedervi abbiamo dovuto anticipare di tasca nostra quasi metà del preventivo presentato, e produrre tanta di quella documentazione da aver fatto arricchire il nostro vicino centro stampa. Infatti la trafila per fare un corto riconosciuto di interesse culturale è pressoché identica a quella da fare per un film di milioni di euro di budget.

Qual è background dei componenti di So What Pictures?
Quando abbiamo fondato So What l’idea era quella di creare una casa di produzione che supportasse i nostri lavori personali mentre svolgevamo quelli commerciali ed ora stiamo lavorando esattamente in questa direzione. Il nostro background è abbastanza variegato tanto da coprire tutti gli aspetti della produzione e della post. Sara ha studiato moving image a Londra, quindi ha un approccio molto creativo a tutto ciò che concerne motion graphics e animazione; Ippolito ha iniziato a lavorare nel mondo del montaggio e della post-produzione molto presto per dedicarsi in seguito all’arte della ripresa e della regia, mentre Lorenzo ha un’esperienza molto lunga come fotografo e come direttore di produzione lavorando anni all’estero per alcuni grandi brand e da poco So What ha prodotto il suo primo documentario, Tra Ponente e Levante.

Siete attivi da pochi anni ma vantate già un buon numero di collaborazioni con brand importanti. Come trovate i vostri clienti?
È spesso capitato per caso. Si fa un lavoro per qualcuno, nel nostro caso spesso per le agenzie pubblicitarie oppure per case di produzione televisiva, e poi se quel qualcuno rimane soddisfatto parla di te a qualun’altro. L’importante è alimentare la catena e se ci sono periodi di magra, produrre qualcosa di proprio che oltre ad alimentare il lato artistico serve anche a promuovere ciò che si fa.

Per filmmaker e video artisti, spesso le influenze sono consapevoli ed inconsce. Quali sono i film o i registi che hanno influenzato maggiormente il vostro lavoro?
Essendo il nostro lavoro un multiplo di 3, è sicuramente influenzato da una moltitudine di suggestioni. Inoltre probabilmente il film perfetto firmato So What sarebbe un film di fantascienza in tecnica mista, metà girato e metà animato essendo noi tre così diversi dal punto di vista artistico. A me, Sara, viene in mente Ari Folman perché ha fatto un film così di recente, The Congress, qualche anno dopo aver realizzato Valzer con Bashir, che a mio avviso rimane uno degli esempi più riusciti nel panorama dei film/documentari in animazione 2D e a cui ho fatto varie volte riferimento mentre lavoravo alla preparazione di Black.

Cosa ne pensate della forma breve del cortometraggio e delle sue attuali potenzialità?
Quando fai un cortometraggio ti rendi subito conto della grande opportunità che hai di raccontare una storia e un pensiero in poco tempo e, a volte e non nel caso di Black, con poche risorse e mezzi. Quindi penso che se hai un concept semplice e di impatto sia veramente la forma di espressione perfetta da scegliere. È anche un modo per confrontarsi con le dinamiche della produzione cinematografica e per costruire una squadra che possa affrontare tante avventure sempre più grandi insieme.

Tre corti che avete molto amato recentemente?
La Jetée di Chris Marker, Vincent di Tim Burton, MUTO di Blu.

Come avete lavorato con DJ Rupture e Matt Shadetek per il video (davvero spettacolare, complimenti!) di Solar Life Raft? Saranno coinvolti anche in Black?
Per Solar Life Raft Sara ha lavorato con l’illustratrice Maria Chiara Di Giorgio che ha creato le illustrazioni della NY acquatica post-apocalisse. Il concept è stato preso da uno scritto che ci mandò Jace Clayton aka DJ Rupture e da lì siamo partiti con Maria Chiara ad immaginare questo mondo parallelo. Purtroppo lei ora è molto impegnata in una cospicua produzione di libri per bambini per cui non ha potuto prendere parte a Black, però speriamo che sia dei nostri in futuro.

Valse de Meduse è stato realizzato interamente con la tecnica delle ombre cinesi, poi animato su una piattaforma in 2D. Ci raccontate il processo realizzativo?
In Valse de Meduse abbiamo deciso di riprendere alcuni ogetti particolari e i quattro musicisti de Le Cardamomò che suonavano e recitavano dietro al telo delle ombre cinesi. Poi in fase di postproduzione abbiamo mascherato gli oggetti e le sagome dei musicisti e li abbiamo inseriti in una serie di scenari disegnati in digitale come se fossero dei collage. Una volta creati i mondi, abbiamo poi animato i movimenti di camera in After FX.

Cosa tocca aspettarci nell’immediato futuro da So What Pictures?
Per finanziare Black, faremo un crowdfunding internazionale. Ci sembra un fantastico mezzo che consente per la prima volta nella storia al pubblico di essere parte attiva della produzione contribuendo all’esistenza del film. Rimanete sintonizzati sui nostri canali per saperne di più!

Ciao!

www.facebook.com/blackanimatedshort
www.tumblr.com/blog/blackiesh
www.sowhatpictures.com
www.sarataigher.com

Intervista a cura di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Editor-in-Chief @ Good Short Films

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