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Charlie Hebdo, prima del massacro.

Il documentario del New York Times ci porta all'interno della redazione di Charlie Hebdo. Un testamento che fa riflettere.

0 – 5 | 2006 | Documentary | France | Observational | Politics

“Per la prima volta, una sequenza mondiale di eventi è stata innescata da un disegno.” dice all’inizio di questo documentario Jean “Cabu” Cabut, uno dei vignettisti morti durante l’assalto terrorista alla redazione dell’ormai tristemente noto settimanale satirco francese Charlie Hebdo. Ed è probabilmente la sintesi migliore per descrivere la complessità del mondo i cui viviamo, in cui tutto è interconnesso (non solo tecnicamente). Cabut si riferiva alle 12 vignette satiriche pubblicate dal quotidiano danese Jyllands-Posten – con cui Charlie Hebdo solidarizzava – considerate blasfeme da molti seguaci dell’Islam e che scatenarono diversi scontri, proteste e manifestazioni in tutto il mondo, portando, secondo il New York Times, a più di 200 morti.

Ieri come oggi, l’ondata di sdegno, reazioni, analisi e commenti, hanno in questi gironi occupato le prime pagine di tutti i giornali del mondo, coinvolgendo l’opinione pubblica incessantemente e oscurando in parte anche eventi più sanguinosi, e di stessa matric, in regioni meno “in vista” come la Nigeria, segno che conferma una nuova strategia terroristica sempre più imprevedibile e sempre più efferata, in grado di colpire bersagli più o meno ovunque e in maniera improvvisa.

Questo documentario del New York Times è stato girato nel 2006 e ripubblicato in questi giorni. Si rivela essere una specie di terribile premonizione di quello che sarebbe accaduto 9 anni dopo. Fa male al cuore vederlo, ma è anche opportuno farlo perché aiuta a ricondurre questi fatti terribili alla misura umana che li ha prodotti e riconsegna, attraverso i volti, un po’ di concretezza all’astrazione mediatica in cui gli eventi, le persone e le azioni, sono necessariamente relegate. Astrazione che può facilmente diventare “ideologica”, fanatica, faziosa, sia nella condanna di chi è stato offeso sia nel plauso estremista, e rischia di rendere parziale, e quindi sterile, l’analisi dei fatti in tutta la loro complessità.

Il documentario, realizzato dai giornalisti-autori Jérôme lambert e Philippe Picard, ruota appunto attorno alla figura di Jean Cabut, uno dei più dei più popolari fumettisti in Francia, e ci mostra i redattori della rivista francese intenti a discutere su di una questione che avrà purtroppo conseguenze mortali: che immagine satirica di Maometto avrebbero dovuto pubblicare in copertina? L’immagine che venne fuori da questa riunione, che titolava “Maometto stressato dai fondamentalisti”, è una vignetta del profeta che pronuncia in lacrime le parole: “È difficile essere amato dai pazzi.” La vignetta divenne una delle più popolari nella storia della rivista, e in qualche modo ne riassumeva lo spirito satirico, provocatorio, irriverente, ma anche ironico e intelligente.

Un documento che invita a riflettere su cosa ci sia davvero in gioco, su chi siano le “vittime” e chi i “carnefici”, sulle ragioni degli eventi, sulle responsabilità dirette o indirette, nascoste o manifeste, su quali valori meritino davvero di prevalere nel mondo contemporaneo per restituire una forma armonica alla complessità crescente e all’intreccio delle culture. Infine, sul rispetto della vita umana.

Tommaso Fagioli

Tommaso Fagioli

Tommaso Fagioli

Founder, creative director, curator @ Good Short Films. Fond of great stories, great thinkers, great booze. My motto is, your motto.

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