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Gaiwan – di Elia Mouatamid

Un cimitero, due uomini: una parabola sulla speranza e la morte che accomuna gli uomini al di là dei pregiudizi

0 – 5 | 2015 | Dramedy | Identity | Italy | Live-Action

Un cimitero. Due uomini. Gaiwan è la tradizionale tazza cinese per l’infusione del tè. È quella che usa uno dei due per il suo insolito (agli occhi dell’altro) rito di fronte alla tomba di famiglia. Come in un western, un gesto che genera (pre)giudizio e riflessione.

In pochi, semplici quadri, il regista Elia Mouatamid costruisce “una parabola sulla speranza e la morte che accomuna gli uomini al di là dei loro pregiudizi”. Una livella. Al centro del suo racconto c’è l’empatia, perché sono le paure becere e primitive nei confronti dell’Altro a generare il disagio.

Lo insegna la storia curiosa e appassionante di Elia. Nato a Fes, in Marocco, nel 1982, quando ha appena un anno si trasferisce con la famiglia nel Nord Italia, a Rovato, in provincia di Brescia. Nel 2001 ottiene il diploma di perito metalmeccanico e inizia a lavorare come responsabile della qualità in un’azienda. Ma la passione per teatro e cinema lo portano all’Accademia della voce di Brescia e alla Scuola di cinema Mohole di Milano.

Nel 2017 ha diretto Talien, il suo primo lungometraggio vincitore del Premio Speciale della Giuria e del premio “Gli occhiali di Gandhi” al 35° Torino Film Festival. Un documentario on the road nel quale si è messo in scena in prima persona per raccontare il ritorno a casa di suo padre Abdelouahab, in Italia dal 1980 e conosciuto da tutti come Aldo. Elia ha uno spiccato senso dell’umorismo, come dimostra la web-serie Arabiscus, “una rubrica ironica e irriverente per capire e sfatare alcuni pregiudizi sugli arabi e la loro lingua”, realizzata con la moglie Valeria Battaini. Davvero importante in un Paese che avrebbe bisogno di più Christian Greco e meno Giorgia Meloni.

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Editor-in-Chief @ Good Short Films

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