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Happiness – di Steve Cutts

La felicità si può comprare? Siamo davvero in trappola? Ce lo racconta il nuovo corto di Steve Cutts

0 – 5 | 2017 | Animation | City Life | Human Nature | UK

Provate a digitare Happiness su Google, il primo risultato (sponsorizzato) della ricerca è shophappiness.com. La felicità dunque si può comprare. E questo è un punto a favore della visione dell’animatore britannico Steve Cutts, illustratore e cartoonist regista del cortometraggio Happiness.

Cutts immagina l’umanità come un’orda di ratti, adoranti del dio marketing, ammaliati dal Black Friday o dal Cyber Monday. Schegge impazzite alla ricerca dell’ultima offerta, come se la felicità fosse quel centesimo, quello o,o1€, che manca sempre ai prezzi dei prodotti in super sconto, la geniale trovata del capitalismo moderno.

La felicità, per definizione, è quel momento in cui si ritiene soddisfatti tutti i propri desideri, ma il compiacimento dura poco e il desiderio di volere di più è insito nella natura umana. Così come tanti topi cerchiamo in modo compulsivo briciole di felicità, che i produttori di consumo seminano sui manifesti pubblicitari, on e off line.

Ci sono prodotti che rispondono a qualunque tipo di domanda, anche all’incapacità di reggere la frustrazione di essere perennemente insoddisfatti.

L’affanno di questa corsa senza limiti è resa in modo eccellente dalle immagini che affollano Happiness, cariche di dettagli e sovradimensionate nelle informazioni che contengono. Il caos. Steve Cutts descrive con il susseguirsi delle scene la frenesia incontenibile della società moderna, la ricerca compulsiva e spesso illogica dell’individuo di nuovi oggetti da possedere, l’avidità e infine il denaro, il motore che muove il mondo.

Happiness è un breve trattato di economia, oltre a rappresentare un’esplicita critica della società contemporanea. L’interrogativo finale non risparmia nessuno: siamo in trappola?

Chiara Pascali

Chiara Pascali

Digital Strategist. Particolare inclinazione verso la continua ricerca del nuovo e del bello. Cinema, letteratura e musica i linguaggi che preferisco per sondare la realtà che mi circonda.

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