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In Dreams

Un documentario sperimentale sui sogni delle persone dal toni surrealisti.

0 – 5 | 2011 | Documentary | Dreams | Experimental | UK

Per realizzare il suo film di fine corso alla Northumbria University, l’animatore inglese Samuel Blain ha deciso di realizzare un documentario sui sogni ricorrenti della gente. Ha intervistato molte persone, raccogliendo testimonianze audio sui loro sogni o incubi più incredibili. Ha poi scelto quelli che reputava più adatti al corto che aveva in mente e ha deciso di concretizzare gli interi sogni in un oggetto, un’immagine rappresentativa.

Così è nato questo incredibile documentario sperimentale. I personaggi che vediamo nel film sono le persone stesse che raccontano in prima persona i propri sogni. L’idea di avere attori non professionisti stuzzicava il regista, particolarmente interessato a quel disagio che si prova nel raccontare dettagli intimi della propria persona.

Da qui la particolarità del corto: se da un lato queste persone si sono messe a nudo davanti alla camera da presa, dall’altro sono protette dall’ anonimato, data dalla scelta dell’animatore di sostituire le loro teste con degli oggetti. Segretezza e totale esposizione convivono, e funziona.

C’è il ragazzo che da bambino sognava sempre di essere rincorso da giganteschi lupi ricoperti di occhi la cui testa si riempie di bulbi oculari, la signora che sogna spesso di perdere i denti che si trasforma in una dentiera, e così via. E’ un idea molto semplice, ma spesso la creatività si sposa con la semplicità in maniere fortunate, specialmente quando c’è anche un ottima bravura tecnica a supportare le idee. L’animazione è curatissima e credibile, sembra quasi di vedere dei veri mostri che raccontano i propri sogni.

Il lavoro del regista potrebbe essere considerato come un’approccio moderno al surrealismo. Trasporre figurativamente stralci di subconscio è un’operazione non nuova al mondo dell’arte, ma la maniera così letterale in cui Blain lo realizza è molto interessante. Non si scava nei meandri della psiche, non si cercano associazioni di immagini. What you see is what you get. L’operazione è sicuramente meno colta, ma ha un effetto straniante molto simile a quello di alcuni quadri surrealisti.

Il corto ha vinto molti premi nel circuito di festival internazionali, tra cui il prestigioso D&AD award.

Flavia Ferrucci

Flavia Ferrucci

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