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N U M B – di Anders Weberg

La morte di un figlio e l'unico modo possibile per raccontarla

0 – 5 | 2014 | Experimental | Loss | Sweden | Visual Poem

Filmare una mancanza può apparire come un ossimoro insolvibile. Così come usare la macchina da presa come fosse uno strumento capace di incapsulare ciò che non può essere più percepito fisicamente. Eppure il videoartista Anders Weberg con N U M B ci riesce.

In apparente antitesi rispetto al suo nuovo lavoro Ambiancé che si sviluppa lungo (è il caso di dirlo) 720 ore, N U M B condensa la sua visione dell’assente e dell’invisibile in pochi secondi. Come un’apparizione mistica la sovrapposizione delle immagini di campi lunghi di un faro e di una casa si mischiano e si confondono in un’abbagliante luce sovraesposta. Non ci sono parole, la morte di un figlio (a cui è dedicata l’opera) rimane afasica senza possibilità di dare voce e significato alla perdita. In questo senso solo l’atto visivo sembra nella sua metafisica riempire il vuoto che esiste nella realtà, ma che sembra prendere una forma sensibile attraverso la mediazione filmica. Si fa suono stridente e luce abbagliante.

Weberg non mostra la ricerca di dare un senso al proprio “torpore” emotivo e sensoriale a cui fa riferimento il titolo. Non esiste la possibilità di colmare, nel senso letterale del termine, attraverso una storia o una trama la voragine che si spalanca in un’esistenza al contatto con il vuoto della morte. L’unica speranza di materializzare e quindi toccare questo vuoto è veicolata dalla possibilità di rappresentare il valore metafisico dell’esperienza in una forma codificata e comunicabile come la pellicola o gli stessi bit digitali che non sia semplicemente il ricordo evanescente e derivato di qualcosa, ma sia reale. Come i quadri suprematisti N U M B riduce il mondo oggettivo a una patina informe, senza significato dove assumono invece  sostanza e primarietà le esperienza emotive. Citando le parole del pittore Kazmir Malevich: “Un senso di liberatoria non-oggettività mi ha attirato in un “deserto” dove niente è reale a parte l’emozione”.

Francesco Bozzi

Francesco Bozzi

Nato nel 1989, mi sono laureato in Letterature comparate alla Utrecht University nel 2015 ma, fuggendo l’accademia, cerco di scrivere del cinema che guardo, dello sport che seguo, e della muscia che sento.

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