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Abe

Che succede quando un robot che è stato programmato per amare smette di ricevere affetto dalle persone che gli stanno intorno?

2013 | 5 - 10 | Horror | Robot | Special FX | UK

Abe è stato programmato per amare. Fino a qualche tempo fa aveva una famiglia: viveva con loro,  cucinava, li aiutava in ogni aspetto delle loro vite – era una condizione profondamente servile, ma non gli importava, perché si sentiva amato. Poi, all’improvviso, è cambiato tutto, e i suoi “famigliari” hanno smesso di amarlo. La mancanza di affetto ha mandato in tilt il robot, ha scardinato i suoi meccanismi. Gli dicono che è una macchina, una mera applicazione, ma lui non ci sta: è presente a se stesso, prova delle emozioni, e questa situazione lo spinge a compiere atti orribili. La mancanza di amore nelle persone che lo circondano è inaccettabile per Abe, che inizia ad ‘aggiustare‘ tutti gli umani dal quale vorrebbe ricevere attenzioni.

Questo incessante desiderio, questa inarrestabile necessità sembrano essere dei bug di sistema, ma in realtà sono sentimenti profondamente umani. Lo dice lui stesso all’inizio, uomini e donne vivono ogni giorno spinti dalla volontà di trovare un compagno, un po’ di felicità. Perché lui non dovrebbe fare altrettanto?

Mentre gli esseri umani dotati di coscienza e raziocinio riescono a mantenere un equilibrio davanti al rifiuto altrui, nessuno ha insegnato ad Abe cosa è giusto e sbagliato,  non possiede il senso della morale. Se questa mancanza di senso comune potrebbe sembrare la discriminante che separa l’intelligenza artificiale da quella umana, in realtà non è del tutto vero. Come un qualsiasi serial killer, Abe non controlla i suoi impulsi, e fa di tutto per soddisfarli. E’ questa l’idea alla base del corto: non è la sua parte artificiale, ma i suoi istinti più profondamente umani a renderlo pericoloso. E’ così che la fantascienza e l’horror si fondono in maniera perfetta.

Lo stesso personaggio racchiude in se’ questa dicotomia: da un lato si rende protagonista di un emotivo monologo che non sfigurerebbe in una piece teatrale, dall’altro tutte le sue contrastanti emozioni sono chiuse dentro una corazza inespressiva, accentuata dal design del robot il cui volto non si scompone mai.

La scena unica con la vittima immobilizzata in un ambiente sterile ricorda quelle della serie TV Dexter, e viene spontaneo comparare i due assassini. Sembra quasi che Abe sia a tratti più umano di Dexter, la linea tra naturale e artificiale si fa labile. E’ proprio la percezione di uguale e diverso che si ha guardando ed ascoltando il robot ad aumentare l’effetto inquietante e spaventoso di questo breve horror.

La MGM ha acquisito i diritti di “Abe”  per svilupparne un lungometraggio che verrà diretto e sceneggiato dal regista Rob McLellan, che ha alle spalle ha una brillante carriera come regista di corti.

Flavia Ferrucci

Flavia Ferrucci

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