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Atropa

Nello spazio più remoto, un detective é alla ricerca di una misteriosa nave scomparsa.

2015 | 5 - 10 | Live-Action | Outer Space | Sci-Fi | USA

Dal regista di HENRi (Hybrid Electronic/ Neuron Responsive Intelligence), cortometraggio fantascientifico selezionato dai più importanti festival internazionali, ci viene proposto un altro cortometraggio di genere: Atropa. Questa volta, al contrario di HENRi (girato per lo più con modelli animati), Eli Sasich fa largo uso di molti effetti speciali digitali con una resa che eguaglia pellicole americane ad altissimo budget.

La storia, scritta da Clay Tolbert, é ambientata nell’outer space, dove il personaggio principale, un detective intergalattico, é alla ricerca di una navicella scomparsa e del suo equipaggio. Il film é ben strutturato dal punto di vista narrativo. Nei primi 90 secondi il set up é molto chiaro e ci fa capire che l’ufficiale Cole Freeman é a caccia di un equipaggio disperso. Una caccia abbastanza noiosa, sembrerebbe. Così tanto che Freeman si prende il proprio tempo giocando una partita a scacchi virtuali con l’A.I. della nave.

Ma tutto sta per cambiare. Eli Sasich é bravo a portarci immediatamente dentro l’incantesimo. Mentre l’ufficiale si specchia in bagno (la doppia faccia é un piccolo seme lanciato allo spettatore), l’A.I. fa partire l’allarme segnalando un “unidentified vessel” presente nel radar. Proprio il vascello che l’ufficiale Freeman stava cercando. Ma quando Freeman entra nella nave spaziale data per dispersa, qualcosa di strano si aggira nell’aria. L’equipaggio é ancora ibernato nelle loro celle, e i loro calendari segnano date diverse. L’apice di questa inspiegabile vicenda viene raggiunto quando la navicella si trova in rotta di collisione con un oggetto non identificato…

Il film possiede un grandissimo “production value”. Il disegno e le animazioni delle astronavi, realizzate dalla società di effetti tedesca The Light Works, sono mozzafiato. Tutto molto in stile Sci-Fi anni ’70-’80, dal look alle emozioni. Questo valore aggiunto, però, non toglie niente alla storia. Il fine ultimo é quello di lasciarci pieni di domande, proprio perché il film punta ad essere un concept su cui sviluppare poi un lungometraggio o addirittura una serie TV.

Eli Sasich e Clay Tolbert giocano con le variabili dello spazio a noi ancora sconosciute: il tempo e lo spazio e la loro alterazione. Ma anche su come noi esseri umani potremmo reagire all’imprevedibilità dell’universo. Lo fanno, inoltre, in modo molto intelligente, senza banalità.

Un lungometraggio che si prenda il tempo per parlare di tutte queste questioni ormai da noi interiorizzate, mi sembra doveroso.

Lorenzo Ganugi Spagli

Tommaso Fagioli

Tommaso Fagioli

Founder, creative director, curator @ Good Short Films. Fond of great stories, great thinkers, great booze. My motto is, your motto.

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