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Behind the Biennale: A Short History of the World’s Most Important Art Exhibition

Come sarebbe il mondo senza Biennale? Questo breve documentario dai toni pop tenta di spiegarlo, attraverso interviste, opere d'arte ed immagini d'archivio.

2015 | 5 - 10 | Art | Documentary | Mixed Media | USA

Come sarebbe il mondo senza la Biennale di Venezia? Il regista Oscar Boyson ha posto questa  domanda ad artisti, curatori, critici e abitanti della città, per raccontare questo evento e l’impatto storico-culturale che ha avuto e continua ad avere al giorno d’oggi. Inizia così un excursus nella storia dell’esposizione, segnata da eventi eclatanti che hanno segnato indelebilmente la storia dell’arte.

Nel 1909 Marinetti lanciò il Manifesto del Futurismo dal campanile di San Marco. Nel 1964 la Pop Art sbarca in Europa proprio alla Biennale, con Rauschenberg vincitore del Gran Premio per un artista straniero, un atto che ha sancito definitivamente lo spostamento del centro della ricerca artistica dal vecchio al nuovo continente. Figure come Yayoi Kusama, Modigliani, Klimt, Pollock, Marina Abramovic e molti altri devono la loro iniziale esplosione nel mondo dell’arte a questa istituzione.

Non solo arte, però: la Storia ufficiale si mischia a quella artistica, dalla costruzione dei giardini che ospitano i vari padiglioni nazionali dal 1895 (opera di Napoleone che, a detta di un veneziano, alla città non ha fatto tanto bene) alle contestazioni violente del 1968, passando per il controllo fascista della biennale durante il ventennio alla visita di Hitler che rimodellò il padiglione tedesco adattandolo all’estetica di regime.

Perché l’arte, si sa, non è mai scollegata dal proprio contesto storico, anzi lo riflette, lo interpreta o lo modella. Scegliendo un artista per rappresentarla, infatti, ogni paese decide di raccontare in maniera specifica qualcosa di se’. E in maniera speculare, artisti possono prendere una posizione chiara nei confronti della propria nazione, come Ai Wei Wei che nel 2013 ha rappresentato la Germania, non la Cina. 

È proprio questa la conclusione a cui si arriva. La Biennale ne esce come una conversazione col tempo e un’occasione per ogni nazione di ricrearsi un’identità o dare una forma e un senso al proprio passato.

Il corto è stato prodotto da Artsy, il portale dedicato all’arte creato dal programmatore Carter Cleveland e dal curatore Sebastian Cwilich che dal 2011 a oggi si è imposto come punto di riferimento per l’arte (contemporanea e non) online. La ‘missione’ di Artsy è quella di rendere il mondo dell’arte accessibile a chiunque abbia una connessione internet. Tramite un database di oltre 250,000 immagini e partnership con gallerie e musei di tutto il mondo, report dalle grande fiere internazionali e infiniti contenuti multimediali, Artsy porta avanti una ‘missione’ di familiarizzazione degli utenti con l’universo artistico.

Questo documentario, che lancia una serie di approfondimenti sulla Biennale che andranno avanti per tutta l’estate, è un ottimo esempio della strategia comunicativa del sito. Immediato, dinamico, accattivante, estremamente ‘pop’ nella sua realizzazione visiva (ricorda molto il doc su John Baldessari commissionato dal LACMA, nell’utilizzo di immagini d’archivio, interviste, oggetti di uso comune, opere d’arte e fermi immagini), Behind the Biennale riesce in soli 5 minuti a spiegare sinteticamente più di un secolo di storia, rendendolo accessibile a tutti, anche a chi è totalmente estraneo alla storia dell’arte.

Flavia Ferrucci

Flavia Ferrucci

Flavia Ferrucci

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