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Combattere l’epidemia di Ebola, strada per strada.

Uno shortdoc del New York Times sull'epidemia di Ebola in Liberia, ridefinisce i confini tra cronaca giornalistica e narrazione.

2014 | 5 - 10 | Commentaire | Disease | Documentary | USA | 2014

Un’autoambulanza corre a sirene spiegate per le affollate vie di Monrovia, capitale della Liberia, una delle regioni più affette dall’epidemia di Ebola. Dallo scoppio dell’epidemia nel marzo del 2014, sono stati registrati nello Stato africano più di 4000 casi, 2300 i morti. C’è un nuovo caso sospetto. Gordon e la sua squadra stanno raggiungendo il luogo. Un cadavere è riverso sul suolo, ricoperto di panni e cosparso di disinfettante, la folla è isterica e arrabbiata perché i soccorsi sono arrivati in ritardo. L’uomo è stato gettato in mezzo alla strada dalla comunità di quartiere che teme di essere contaminata. Situazioni come queste sono all’ordine del giorno, la città è ovunque ricoperta di cadaveri e si vive nella paura.

È questo l’incipit documentale e narrativo dello “shortdoc” realizzato da Ben C. Salomon, video-giornalista del New York Times, da due mesi nella capitale liberiana per raccontare da vicino l’espandersi dell’epidemia e come la gente convive con questa sciagura. Gordon Kamara è il protagonista di questo racconto-documento. Ex medico di guerra, oggi infermiere, Gordon è l’eroe anonimo di una città di oltre 1.500.000 di abitanti che dispone di sole 15 unità di soccorso. Una follia, che già dice tanto sulle responsabilità locali, politiche ed economiche, ma anche delle organizzazioni internazionali preposte al monitoraggio e al controllo delle aree a rischio.

Gordon è a capo di una di queste unità, e la sua giornata non conosce sosta. È già operativo alle 5 del mattino quando il telefono inizia a squillare incessantemente: amici, amici di amici, parenti, segnalazioni, casi urgenti. Gordon passa tutta la giornata a prestare soccorso e spesso è costretto a fare scelte difficilissime, perché mancano le strutture, i posti letto, e i pochi presidi medici sono sempre pieni, a corto di medicinali e attrezzature. Gordon non lavora per il governo. Sì è organizzato da solo, non ha nemmeno un centralino che gli indichi dove andare, quali urgenze rispettare, che gerarchia dare ai singoli casi. Decide tutto al momento. La sua squadra è finanziata da un membro dell’opposizione del Parlamento, Saah H. Joseph, che ha fatto importare due vecchie ambulanze americane che ancora hanno la targa californiana. Alcuni dicono per motivi elettorali, per sottolineare le inefficienze del governo attualmente in carica, ma tant’è.

Un lavoro ad alto rischio, duro e solitario, un servizio che Gordon offre alla propria comunità, per il quale sacrifica anche il rapporto con la propria famiglia. Con la sua costante esposizione al virus, dorme in una casa separata dai suoi sei figli per impedire loro di ammalarsi. Negli ultimi cinque mesi, li ha visti solo un paio di volte, ma non si risparmia e va avanti. Anche se è difficile rimanere ottimisti.

La cosa interessante di questo shortdoc – che fa parte del ben nutrito palinsesto della sezione di video-giornalismo del New Yor Times – è che ridefinisce i confini tra cronaca giornalistica e narrazione. Colpisce anche l’etichetta “Staff Pick”, che il team di Vimeo attribuisce in genere a lungometraggi, short film narrativi, animazioni, video musicali o opere di ingegno particolarmente significative.

È un “report” che va oltre la dicotomia “realtà fattuale” / “realtà rappresentata”, nel quale la cronaca si mescola al racconto individuale, al punto di vista soggettivo, ma dichiaratamente, senza ambiguità, ed entra nel circolo dell’informazione, nelle opinioni e negli sguardi anche distratti di chi è abituato a informarsi senza interessarsi. Nella narrazione di questo shortdoc, il video-giornalista ha utilizzato anche alcuni “espedienti” cinematici: certi tagli di montaggio, il focus sul protagonista, alcuni effetti sonori, in un mescolamento di codici che indica una nuova via del giornalismo digitale in grado di offrire sinossi di eventi in tempo reale sparsi per tutto il pianeta. Le immagini dei pazienti sospetti che vengono accompagnati dagli spray decontaminati degli operatori sanitari, ricordano certe scene di film come “Distric 9”, e rompono sia i codici della narrazione filmica sia quelli del report giornalistico tipico. Rischia di snaturarli entrambi? È possibile, ma apre una maniera diversa di entrare nella notizia, che unisce l’enfasi di una narrazione soggettiva  con un certo grado di obbiettività , e che proprio per questo diventa pervasiva, verace, attendibile, appassionante. E soprattutto non statica, perché interattiva, commentabile, condivisibile, e inserita in una struttura in grado di offrire ulteriori servizi di approfondimento e informazione al lettore, spettatore, utente.

I canali video YouTube e Vimeo del New York Times sono seguitissimi e realizzano migliaia di visualizzazioni ogni giorno. Il solo canale YouTube conta ben oltre 400mila iscritti per un totale di oltre 180 milioni di visualizzazioni dal suo lancio: come la popolazione di un continente. Significa che si rivolge a una platea transnazionale ampia e differenziata, parte di una comunità virtuale che trova cittadinanza online, e rappresenta uno degli effetti più evidenti e penetranti della globalizzazione della conoscenza e delle nuove tecnologie comunicazione.

L’Italia è ancora in ritardo su questo, anche perché i limiti infrastrutturali non consentono alle testate online di offrire un servizio efficiente. Ma il futuro va in quella direzione.

Segui Ben C. Solomon su Twitter https://twitter.com/bcsolomon

Tommaso Fagioli

Tommaso Fagioli

Tommaso Fagioli

Founder, creative director, curator @ Good Short Films. Fond of great stories, great thinkers, great booze. My motto is, your motto.

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