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It’s No Game – di Oscar Sharp

Al giorno d'oggi, sono ancora utili gli sceneggiatori?

2017 | 5 - 10 | CGI | Dystopia | Sci-Fi | UK

It’s No Game è il nuovo cortometraggio del regista Oscar Sharp, seguito ideale del virale Sunspring, il primo corto scritto interamente da un algoritmo (per la precisione, la rete neurale Long Short-Term Memory chiamata “Benjamin”). Ora Sharp e il ricercatore Ross Goodwin, specializzato in Intelligenza Artificiale, tornato a far coppia con Benjamin per questo distopico e ironico racconto che gioca con un paradosso quanto mai attuale: i robot alla conquista di Hollywood.

Proprio in questi giorni, infatti, l’industria di Los Angeles è ancora una volta alle prese con lo sciopero minacciato dalla Writers Guild of America. Al centro della contesa l’assistenza sanitaria e la retribuzione, calata decisamente negli ultimi anni. Ricordate cosa accadde con gli scioperi del 1988 e del 2007-08? Il primo fu un autentico flop, il secondo – durato 100 giorni – costò il blocco o la cancellazione di numerosi film e serie tv, ma soprattutto un buco che gli analisti hanno quantificato tra i 380 milioni e i circa 2,5 miliardi di dollari.

Cosa succederebbe se l’IA si mescolasse con lo sciopero degli sceneggiatori? Realizzato all’interno del 48 Hour Film Challenge al Sci-Fi London Film Festival, It’s No Game racconta proprio questo. Due sceneggiatori, interpretati da Tim Guinee e Tom Payne (Paul “Jesus” Rovia in The Walking Dead) vengono convocati da una produttrice (Sarah Hay, già vista in Flesh and Bone). La donna è chiara e diretta: poco importa se entreranno in sciopero o meno, il futuro è un’Intelligenza Artificiale che scriverà film per altre IA. Divertente, vero? Soprattutto se questa Intelligenza è l’“Hoffbot” e costringe i malcapitati sceneggiatori a recitare battute raffazzonate alla bell’e meglio da altri algoritmi che si sono allenati su Shakespeare, i film di Aaron Sorkin e gli scripts dell’età d’oro di Hollywood.

“La possibilità che gli sceneggiatori entrino in sciopero incombe sinistra sulla mia vita”, ha raccontato Sharp con la consueta ironia a Ars Technica, spiegando la genesi del progetto. “Non so chi diavolo sono. Voglio essere un uomo, voglio solo andare al cinema!”, sono le ultime, strazianti battute pronunciate da Hoffbot. Inutile aggiungere altro sulla performance di David Hasselhoff, che dopo l’esilarante Kung Fury, Guardiani della Galassia Vol. 2 e il reboot di Baywatch, sta vivendo una seconda giovinezza.

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Editor-in-Chief @ Good Short Films

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